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Esercizio di coerenza cardiaca

Se desideri approfondire la conoscenza delle tecniche per aumentare la coerenza cardiaca, prenota un colloquio a Torino in cui potrai provare lo strumento di biofeedback creato dall’Heartmath Institute.

Le tecniche di coerenza cardiaca vengono insegnate anche nel corso di Training Autogeno e Rilassamento Muscolare Progressivo ideato da Psicologia Benessere.

Per maggiori informazioni contattaci al 3914386860 o info@psicologiabenessere.it.

 

Estratto dal libro: GUARIRE Una nuova strada per curare lo stress, l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi autore David Servan Schreiber (medico psichiatra) Sperling & Kupfer Editori.

Le diverse tappe di questo metodo sono state sviluppate e verificate dall’HearthMath Institute della California, un centro interamente consacrato allo studio e all’applicazione della coerenza cardiaca. Come nella tradizione dello yoga, della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento, la prima tappa dell’ esercizio consiste nel concentrare l’attenzione sull’ interiorità. Bisogna innanzi tutto astrarsi dal mondo circostante e accantonare per qualche minuto le preoccupazioni, facendole aspettare un poco, quanto basta al cuore e al cervello per ritrovare il loro equilibrio e la loro intimità.

Il modo migliore per riuscire in questa astrazione è cominciare con due respirazioni lente e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico e fanno pendere la bilancia verso il «freno» psicologico. Perché l’effetto di queste respirazioni sia massimo, si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al termine della fase di espirazione, poi fare una pausa di qualche secondo, finché l’inspirazione successiva si avvierà spontaneamente. In effetti, occorre lasciarsi portare dall’espirazione fino al punto in cui questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce leggerezza. Gli esercizi orientali di meditazione suggeriscono di continuare questa pratica centrata sul respiro il più a lungo possibile, mantenendo lo spirito libero. Per massimizzare la coerenza cardiaca, invece, è opportuno soffermarsi su questa stabilizzazione solo dodici-quindici secondi, per poi riportare coscientemente l’attenzione sulla regione cardiaca. Per questa seconda tappa, vi aiuterà immaginare di respirare attraverso il cuore (o, se non riuscite ancora a sentire il vostro cuore, attraverso la regione centrale del petto). Sempre continuando a respirare lentamente e in profondità (ovviamente senza forzare), dovete visualizzare e sentire ogni inspirazione e ogni espirazione mentre attraversano quest’organo così importante. Immaginate che l’inspirazione, nel suo passaggio, apporti l’ossigeno di cui quella parte del corpo ha tanto bisogno e che l’espirazione le permetta di liberarsi di tutte le scorie superflue, immaginate i movimenti lenti e dolci dell’inspirazione e dell’espirazione che permettono al cuore di lavarsi in questo bagno di aria pura, illuminante e calmante. Potete provare a vedere il vostro cuore come un bambino che fluttua e si muove a piacere nell’acqua tiepida, con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi; come a quel bimbo che amate e che sta giocando, voi al cuore non chiedete altro che di essere se stesso, nel suo elemento naturale, e vi limitate a osservarlo mentre si espande nel modo che gli è più congeniale, senza smettere di apportargli aria dolce e tenera. La terza tappa consiste nel collegarvi alla sensazione di calore o di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola e incoraggiandola con il pensiero e con il respiro. All’inizio questa sensazione è timida e si manifesta in modo molto discreto. Dopo anni di maltrattamento emotivo, talvolta il cuore è come un animale da lungo tempo in letargo alle prese con i primi raggi del sole primaverile.

Intorpidito e confuso, apre un occhio, poi l’altro, e si muove solo quando è certo che il clima tiepido non è solo un fatto transitorio. Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste nell’evocare direttamente un sentimento di gratitudine e lasciare che invada il petto. Il cuore è particolarmente sensibile alla gratitudine e a ogni sentimento d’amore, che sia rivolto a un essere, a un oggetto o anche all’idea di un universo benevolo. A molte persone basta visualizzare il volto di un bambino che ama e che le ama, oppure l’immagine di un animale che è loro caro. Altri, invece, trovano più facile ricordare una scena di pace in un ambiente naturale, altri ancora evocano un’azione gioiosa, come una discesa sugli sci, un tiro perfetto a golf, una virata a vela. Spesso durante questo esercizio un sorriso sale alle labbra, come se fosse nato nel petto e andasse a schiudersi sul viso: è un chiaro segnale che la coerenza è stata raggiunta. In uno studio pubblicato nell’American Journal of Cardiology, i ricercatori dell’HearthMath lnstitute hanno dimostrato che il semplice fatto di evocare un’emozione positiva, grazie a un ricordo o anche a una situazione immaginata, induce molto rapidamente la transizione della variabilità cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo, al quale segnala che nella fisiologia va tutto bene, portandogli così stabilità. A sua volta, il cervello emotivo risponde rafforzando la coerenza del battito. Questo va e vieni produce un circolo virtuale che con un po’ di allenamento permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz’ora o anche più a lungo, stabilizzando il sistema nervoso autonomo, l’equilibrio simpatico-parasimpatico. Una volta raggiunto questo stato, ci troviamo in una situazione ottimale per fronteggiare tutte le eventualità, e possiamo accedere simultaneamente alla saggezza del cervello emotivo – l’intuizione» – e alle funzioni di riflessione, di ragionamento astratto e di pianificazione del cervello cognitivo. Più ci si esercita a utilizzare questa tecnica, più diventa facile entrare in coerenza. Una volta familiarizzati con questa condizione interiore, si è per così dire capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore. Come Celeste, che parlava alla fatina dentro il suo cuore, noi possiamo farci domande tipo: «Nel fondo del mio cuore, amo davvero questa persona?» e prestare attenzione alla reazione del cuore. Se si prova un’altra ondata di calore interiore e di benessere, ciò significa quanto meno che il cuore desidera quella persona e vuole mantenere il contatto.

Se invece il cuore sembra ritrarsi un po’, se la coerenza diminuisce, vuol dire che il cuore preferisce evitarla e consacrare la sua energia ad altro. Non necessariamente quella è la soluzione migliore: dopo tutto, molte coppie attraversano momenti di crisi durante i quali il cuore vorrebbe essere altrove, almeno per un poco, prima di riconciliarsi e trovare una felicità duratura. In ogni caso, è estremamente importante essere consapevoli della preferenza del cuore a ogni passaggio della vita, perché influenza molto il presente. In questo autentico dialogo interiore, immagino il cuore come un ponte verso il nostro «io viscerale», un interprete per il cervello emotivo, improvvisamente aperto a una comunicazione diretta. Sapere se il cervello emotivo spinge in una direzione diversa da quella che si è scelta razionalmente è essenziale. Se è il caso, bisogna sforzarsi di rassicurare il cervello emotivo su altri piani, perché non si arrivi a un conflitto con il cervello cognitivo, al sabotaggio delle nostre capacità di riflessione e, infine, al caos fisiologico e alla sua conseguenza estrema, la dispersione cronica di energia.

David Servan Schreiber

 

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mente-corpo

Il modello biosistemico

La Biosistemica è un modello  ad orientamento psicocorporeo  che utilizza un approccio  globale-olistico alla persona con tecniche incentrate sulla relazione,  sull’ascolto profondo, sul contatto emotivo,  sull’approfondimento dei livelli emozionale-cognitivo, sull’attivazione e sul rilassamento.

Questo modello si chiama “Bio” (corpo) “sistemico” (sitema), in quanto combina teorie neurofisiologiche (Laborit, Gellhorn, ecc) e modelli psicologici (Kohut, Stern, ecc) in un’ottica sistemica ed ha come principio fondamentale l’unità mente-corpo.

Avremo così due modalità di accesso alla persona:

  • il canale corporeo
  • il canale mentale

Il modello Biosistemico può essere, quindi, compreso attraverso le sue due componenti  “biologica” e “sistemica” e si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Nello specifico, la tecnica Biosistemica, vede ogni individuo come un sistema in equilibrio dato dall’interazione di sottosistemi organizzati dal più semplice al più complesso (dalle molecole alle funzioni mentali superiori) ed è proprio per questo motivo che nel lavoro clinico è fondamentale il recupero dell’integrazione dei vari sistemi per ritrovare un equilibrio funzionale.

L’emozione riflette lo squilibrio funzionale quando la persona ha difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare i propri stati emotivi e vive sentimenti di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc. L’emozione è il prodotto di pensieri, azioni e sensazioni: una disconnessione tra questi tre livelli rappresenta un nodo emozionale.

Il contributo della teoria sistemica favorisce l’integrazione tra sistemi e sottosistemi implicati nei processi fisici, fisiologici e cognitivi: in questo modo è possibile riflettere ed intervenire, non solo sui processi individuali, ma anche su livelli più complessi come le relazioni familiari o professionali fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.

Questo è un aspetto originale del modello: l’approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

Principali teorie di riferimento

 

Teoria dell’inibizione dell’azione di Henri Laborit

Laborit sostiene che il benessere derivi da un equilibrio omeostatico tra la persona è l’ambiente; quando questo equilibrio viene a mancare, si attiva il sistema di attacco/fuga per eliminare l’elemento disturbante. Accanto a queste due modalità, abbiamo il “sistema di inibizione dell’azione” (SIA) che è un antagonista del “sistema dell’azione” (SAA) che abbiamo appena descritto. L’impossibilità di agire seguendo l’emozione, attraverso una reazione di attacco o fuga, se diventa cronica, genera una serie di squilibri psicologici e ormonali che rimangono attivati anche dopo la fine dell’episodio generando problemi al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo, al Sistema Endocrino e a quello Immunitario.

Sistema simpatico e parasimpatico di Ernst Gellhorn

ciclo simpatico/parasimpatico

Ciclo sistema simpatico/parasimpatico

Gellhorn sostiene che il Sistema Nervoso Autonomo debba funzionare alternando le sue due componenti, Sistema Simpatico e Parasimpatico, per garantire la salute fisica e mentale dell’individuo. Il Sistema Simpatico consente l’attivazione dell’azione generando energia, quello Parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico: se i due sistemi non lavorano in alternanza tra loro, avremo una scarica simultanea che creerà un nodo simpatico/parasimpatico (mancanza di coordinazione a livello psicologico) e un nodo emotivo (malessere e disagio).

Da qui possiamo capire l’importanza della curva energetica della biosistemica e l’importanza del rimbalzo da un sistema all’altro per ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona.

La Biosistemica sostiene che l’inibizione dell’azione emotiva, genera irrimediabilmente una sovrapposizione dei due sistemi, Simpatico e Parasimpatico, che si attiveranno contemporaneamente: uno produrrà energia da utilizzare per combattere o fuggire e, contemporaneamente, l’altro tenderà a portare l’organismo in uno stato di tranquillità rigenerativa.

Regolazione top-down e bottom-up: Paul D. MacLean

La regolazione “top-down” e la regolazione “bottom-up”, hanno come base il concetto di regolazione verticale dei processi di elaborazione dell’esperienza di Paul Mac Lean che divide il cervello in tre livelli: senso-motorio (parte bassa del cervello), affettivo/valutativo (sistema limbico) e cognitivo (cortecce superiori). Questi tre livelli sono interdipendenti l’uno dall’altro e agiscono come una cosa sola. In quest’ottica, avremo due modalità di funzionamento: top-down e bottom-up. La prima inizia nella corteccia e scende fino al livello senso-motorio; la seconda, molto più antica, ha inizio nella parte bassa del cervello e risale fino alla corteccia.

La biosistemica affianca alla modalità top-down, utilizzata nelle terapie classiche, la modalità bottom-up: questo permette di aiutare le persone ad alleviare i sintomi e il dolore del passato riorganizzando il proprio Sé.

Le tecniche di intervento

 

Empatia corporea e sintonizzazione

Tecnica elaborata da M. Stupiggia sulle basi delle ricerche di Stern sulla relazione madre-bambino, consiste nel rispecchiare l’altra persona attraverso i gesti, la postura, l’espressione non verbale, il tono e ritmo della voce, ecc. Questo permette di creare una profondissima sintonizzazione, tra le due persone, che favorisce empatia e fiducia nella relazione.

Ascolto profondo

Con l’espressione “ascolto profondo”, definiamo la capacità di saper ascoltare l’altro senza giudicare e accogliendo il suo disagio senza timore e di far sentire al nostro interlocutore che siamo pronti a condividere la sua sofferenza. Ascoltare profondamente non significa avere sempre la risposta giusta, ma saper accogliere le emozioni dolorose senza sentirci in obbligo di fornire una soluzione o un’interpretazione. Il senso di sollievo generato da una relazione di ascolto profondo, consente di esplorare la sofferenza e di scoprire che al suo interno ci sono delle anche potenzialità positive, cioè possibili soluzioni.

Parole-chiave

Le parole-chiave (che possono essere anche “frasi-chiave”) sono parole speciali e cariche di emotività che le persone inseriscono nelle frasi; per esempio, nella frase “Quando mi hanno detto che avrei perso il lavoro, mi è crollato il mondo addosso!”, la frase-chiave è “crollato il mondo addosso”. Il terapeuta biosistemico, ripetendo la parola-chiave, crea una camera di risonanza in cui dà eco alla carica emotiva.

Gesti-chiave

Sono le parole-chiave del corpo. Sono quei gesti che la persona fa senza rendersene conto, ma che sono carichi di significato emotivo. In questo caso, il terapeuta può rispecchiarli oppure utilizzarli per far emergere l’emozione sottostante.

Frase direzionale

E’ una frase che utilizza il terapeuta per dare una direzione da esplorare: può andare verso una direzione descrittiva, immaginativa o espressiva.

Di solito, questa tecnica, viene utilizzata dopo aver identificato la parola-chiave per esplorare meglio la componente emotiva.

Identificazione verbale

Si utilizza per superare la barriera della vergogna dell’interlocutore quando deve esprimere i propri sentimenti. Il terapeuta compie un’inversione linguistica ed espone le sue idee come se fossero espresse dal cliente. Questa tecnica aumenta l’empatia tra le due persone.

Metacomunicazione

E’ una comunicazione sull’atto di comunicare. Il terapeuta non pone domande dirette, ma chiede chiarimenti sulla frase utilizzata dal cliente. Per esempio, il cliente dice: “Mi sento molto triste”; il terapeuta evita la domanda diretta “Cosa ti ha intristito?”, ponendo invece la domanda: “Vuoi parlarmi di cosa ti ha reso molto triste?”.

Respirazione

Una profonda e corretta respirazione è il punto di partenza per poter entrare in contatto con le emozioni profonde. Il terapeuta ha il compito di “insegnare a respirare” attraverso tecniche che, se utilizzate regolarmente, modificano radicalmente il proprio rapporto con la respirazione e con il vivere l’emotività.

Messa in atto

E’ un metodo di esplorazione nello sviluppo personale che integra approcci come lo psicodramma, la gestalt, la terapia familiare, ecc. La rappresentazione in terapia di scene di vita realmente accadute, è un elemento centrale del progresso personale.

 

Il processo terapeutico: la curva biosistemica

 

Secondo J. Liss, fondatore del modello, per superare la sofferenza, è necessario arrivare a toccarne il fondo in modo tale da poter poi risalire verso uno stato di sollievo che determina l’inizio del cambiamento degli schemi disadattivi: questo processo è chiamato “curva Biosistemica”.

La curva Biosistemica coinvolge e integra diversi livelli corticali e sottocorticali attraverso il corpo e la parola favorendo benessere nella persona.

curva bioenergetica

La curva Biosistemica

L’evoluzione energetica della curva si può dividere in due fasi.

La prima fase si basa sull’approfondimento del problema, sull’esplorazione del vissuto personale e sull’espressione delle emozioni bloccate ed è composta da 5 stadi:

  • Concentrazione: è la fase in cui si crea il rapporto di fiducia tra cliente e terapeuta; il cliente si deve sentire ascoltato, non giudicato e sostenuto mentre il terapeuta deve accettare il vissuto del cliente, i suoi pensieri, le credenze, le emozioni, ecc. E’ la fase in cui il cliente focalizza il centro del problema e ne entra in contatto.
  • Intensificazione: delle emozioni espresse dal cliente durante la seduta, nel qui e ora, fino ad arrivare alla liberazione catartica attraverso particolari tecniche. Accompagnare il cliente nell’intensificazione, lo aiuta a tollerare anche il superamento dei limiti della finestra di tolleranza[1].
  • Approfondimento: è contemporaneo all’intensificazione e consiste nell’approfondimento delle emozioni attraverso vari livelli come immaginazione, sensazione, movimento, emozione, cognitivo, Sè-Altro.
  • Fondo: è il contatto con la parte più intima e dolorosa dell’esperienza emotiva; richiede la capacità di lasciarsi andare che si può raggiungere solo con una relazione di fiducia col terapeuta. L’esperienza di “toccare il fondo”, di solito, è accompagnata da sintomi fisici come tremore, senso di svenimento, movimenti involontari del corpo, cambiamento di respirazione, ecc.
  • Sollievo: rappresenta un’esperienza di transizione tra il dolore appena vissuto e una nuova visione del problema; si manifesta come una sensazione di benessere psico-fisico ed emotivo.

La seconda fase serve a ricostruire e a trovare nuove soluzioni ed è composta da 3 stadi:

  • Nuova iniziativa: è la fase della pianificazione di nuovi obiettivi, vengono attivate le risorse interne per risolvere il problema e si attuano nuovi comportamenti che servono ad apprendere, in modo attivo, nuovi schemi.
  • Nuovo vissuto positivo: è la conseguenza dell’azione data dalla creazione di nuove iniziative; creare un nuovo vissuto positivo serve a costruire dentro di sé significati esistenziali più positivi e funzionali.
  • Benessere e nuove capacità: è la parte finale della curva biosistemica e consiste nell’apprendere la capacità di autoregolare le proprie emozioni e nello sviluppare nuove abilità pratiche per gestire i problemi. A questo punto, il cliente, potrà accedere ad uno stato di benessere globale: benessere corporeo, pensieri positivi, nuovi modi di vedere il rapporto con le altre persone, ecc.

 


[1]   La regolazione emotiva avviene in base alla nostra personale finestra di tolleranza che delimita i confini entro i quali possiamo tollerare una determinata emozione senza compromettere il sistema. Il superamento di questi limiti porta alla disorganizzazione. Oltrepassando il limite superiore, si avrà un’iperattivazione e, al contrario, oltrepassando il limite inferiore si cadrà in uno stato di torpore; in queste zone “esterne” la corteccia viene disattivata e prevalgono reazioni automatiche e riflesse.

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Per iniziare un percorso di psicoterapia corporea:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
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logo biosistemica
Per maggiori informazioni sul modello e sui corsi di psicoterapia:
S.I.B. Società Italiana di Biosistemica

 

 

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