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Salvadanaio maialino

Scopri quali sono le assicurazioni che rimborsano la psicoterapia

Alcune polizze assicurative coprono una buona parte delle spese (se non addirittura tutte) relative ad un percorso di psicoterapia; questo permette al beneficiario di poter affrontare anche le difficoltà legate alla sfera emotiva, e non solo quelle più prettamente mediche, risparmiando molto.

Vediamo alcune categorie professionali che beneficiano di una polizza che copre le spese relative alla psicoterapia:

GIORNALISTI iscritti alla cassa previdenziale INPGI, che abbiano stipulato la polizza integrativa CASAGIT: la polizza sanitaria integrativa dei giornalisti prevede un rimborso per le spese di psicoterapia di 30 Euro per seduta, per 30 sedute l’anno. Un rimborso globale di 900 Euro, erogabile anche per psicoterapia svolte da uno psicoterapeuta libero professionista.

Dipendenti della BANCA D’ITALIA attraverso la CASPIE (Cassa di Assistenza Sanitaria tra il Personale dell’Istituto di Emissione).

Dipendenti del GRUPPO ENEL, attraverso il  FISDE (fondi integrativo sanitario gruppo Enel): rimborsa varie prestazioni psicologiche (non solo psicoterapia) per un totale di 520 Euro annui, al valore massimo di 40 Euro a prestazione.

Dipendenti TELECOM, attraverso ASSILT (assistenza sanitaria lavoratori Telecom): rimborsa 80 sedute l’anno per un costo non precisato, per due anni consecutivi. Poi occorre attendere tre anni per accedere nuovamente al rimborso per la medesima prestazione. La psicoterapia può essere rimborsata soltanto se prescritta da una struttura pubblica di Neurologia o Neuropsichiatria, ma poi può essere svolta da qualunque psicoterapeuta iscritto ad albo. Allo scadere del primo anno è prevista una relazione da parte del terapeuta.

FASDAC (fondo assistenza sanitaria dirigenti aziende commerciali): da nomenclatore 2012 la polizza rimborsa un massimo di 50 sedute di psicoterapia l’anno, per 35 Euro ciascuna.

Altre polizze che coprono i costi della psicoterapia:

UNISALUTE di UNIPOLUna delle più grandi compagnie assicurative operanti in Italia offre prestazioni psicologiche di buon livello, ma solo nella Polizza Kasko e solo in seguito ad incidente stradale grave, che abbia provocato la morte di una persona oppure gravi lesioni fisiche dell’assicurato o dei familiari. In questi due casi, dopo una prima valutazione a domicilio da parte di uno degli psicoterapeuti convenzionati con UNIPOL, potranno essere offerte prestazione per 6 o 12 mesi, mirate alla risoluzione del disturbo post-traumatico. Le prestazioni sono assicurate presso lo studio professionale dello psicoterapeuta per un massimo di 15 sedute se l’incidente ha provocato gravi lesioni a persona diversa dall’assicurato o dai suoi familiari.

WORLD WIDE CARE di ALLIANZSi tratta di una polizza pensata soprattutto per chi vive all’estero o si sposta spesso per lavoro, e quindi necessita di una copertura sanitaria anche per le spese sanitarie in paesi diversi dall’Italia.
La polizza ha 4 piani di base. Tutti coprono i costi per la psicoterapia e le spese psichiatriche solo in regime di ricovero o day hospital, ma basta aggiungere un piano integrativo per ottenere la copertura di 30 sedute di psicoterapia all’anno.

 

Vi consiglio, in ogni caso, di controllare la vostra assicurazione sanitaria per vedere se copre le sedute di psicoterapia.

 

Fonte: Federico Zanon: http://www.federicozanon.eu

 

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mente-corpo

Il modello biosistemico

La Biosistemica è un modello  ad orientamento psicocorporeo  che utilizza un approccio  globale-olistico alla persona con tecniche incentrate sulla relazione,  sull’ascolto profondo, sul contatto emotivo,  sull’approfondimento dei livelli emozionale-cognitivo, sull’attivazione e sul rilassamento.

Questo modello si chiama “Bio” (corpo) “sistemico” (sitema), in quanto combina teorie neurofisiologiche (Laborit, Gellhorn, ecc) e modelli psicologici (Kohut, Stern, ecc) in un’ottica sistemica ed ha come principio fondamentale l’unità mente-corpo.

Avremo così due modalità di accesso alla persona:

  • il canale corporeo
  • il canale mentale

Il modello Biosistemico può essere, quindi, compreso attraverso le sue due componenti  “biologica” e “sistemica” e si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Nello specifico, la tecnica Biosistemica, vede ogni individuo come un sistema in equilibrio dato dall’interazione di sottosistemi organizzati dal più semplice al più complesso (dalle molecole alle funzioni mentali superiori) ed è proprio per questo motivo che nel lavoro clinico è fondamentale il recupero dell’integrazione dei vari sistemi per ritrovare un equilibrio funzionale.

L’emozione riflette lo squilibrio funzionale quando la persona ha difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare i propri stati emotivi e vive sentimenti di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc. L’emozione è il prodotto di pensieri, azioni e sensazioni: una disconnessione tra questi tre livelli rappresenta un nodo emozionale.

Il contributo della teoria sistemica favorisce l’integrazione tra sistemi e sottosistemi implicati nei processi fisici, fisiologici e cognitivi: in questo modo è possibile riflettere ed intervenire, non solo sui processi individuali, ma anche su livelli più complessi come le relazioni familiari o professionali fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.

Questo è un aspetto originale del modello: l’approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

Principali teorie di riferimento

 

Teoria dell’inibizione dell’azione di Henri Laborit

Laborit sostiene che il benessere derivi da un equilibrio omeostatico tra la persona è l’ambiente; quando questo equilibrio viene a mancare, si attiva il sistema di attacco/fuga per eliminare l’elemento disturbante. Accanto a queste due modalità, abbiamo il “sistema di inibizione dell’azione” (SIA) che è un antagonista del “sistema dell’azione” (SAA) che abbiamo appena descritto. L’impossibilità di agire seguendo l’emozione, attraverso una reazione di attacco o fuga, se diventa cronica, genera una serie di squilibri psicologici e ormonali che rimangono attivati anche dopo la fine dell’episodio generando problemi al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo, al Sistema Endocrino e a quello Immunitario.

Sistema simpatico e parasimpatico di Ernst Gellhorn

ciclo simpatico/parasimpatico

Ciclo sistema simpatico/parasimpatico

Gellhorn sostiene che il Sistema Nervoso Autonomo debba funzionare alternando le sue due componenti, Sistema Simpatico e Parasimpatico, per garantire la salute fisica e mentale dell’individuo. Il Sistema Simpatico consente l’attivazione dell’azione generando energia, quello Parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico: se i due sistemi non lavorano in alternanza tra loro, avremo una scarica simultanea che creerà un nodo simpatico/parasimpatico (mancanza di coordinazione a livello psicologico) e un nodo emotivo (malessere e disagio).

Da qui possiamo capire l’importanza della curva energetica della biosistemica e l’importanza del rimbalzo da un sistema all’altro per ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona.

La Biosistemica sostiene che l’inibizione dell’azione emotiva, genera irrimediabilmente una sovrapposizione dei due sistemi, Simpatico e Parasimpatico, che si attiveranno contemporaneamente: uno produrrà energia da utilizzare per combattere o fuggire e, contemporaneamente, l’altro tenderà a portare l’organismo in uno stato di tranquillità rigenerativa.

Regolazione top-down e bottom-up: Paul D. MacLean

La regolazione “top-down” e la regolazione “bottom-up”, hanno come base il concetto di regolazione verticale dei processi di elaborazione dell’esperienza di Paul Mac Lean che divide il cervello in tre livelli: senso-motorio (parte bassa del cervello), affettivo/valutativo (sistema limbico) e cognitivo (cortecce superiori). Questi tre livelli sono interdipendenti l’uno dall’altro e agiscono come una cosa sola. In quest’ottica, avremo due modalità di funzionamento: top-down e bottom-up. La prima inizia nella corteccia e scende fino al livello senso-motorio; la seconda, molto più antica, ha inizio nella parte bassa del cervello e risale fino alla corteccia.

La biosistemica affianca alla modalità top-down, utilizzata nelle terapie classiche, la modalità bottom-up: questo permette di aiutare le persone ad alleviare i sintomi e il dolore del passato riorganizzando il proprio Sé.

Le tecniche di intervento

 

Empatia corporea e sintonizzazione

Tecnica elaborata da M. Stupiggia sulle basi delle ricerche di Stern sulla relazione madre-bambino, consiste nel rispecchiare l’altra persona attraverso i gesti, la postura, l’espressione non verbale, il tono e ritmo della voce, ecc. Questo permette di creare una profondissima sintonizzazione, tra le due persone, che favorisce empatia e fiducia nella relazione.

Ascolto profondo

Con l’espressione “ascolto profondo”, definiamo la capacità di saper ascoltare l’altro senza giudicare e accogliendo il suo disagio senza timore e di far sentire al nostro interlocutore che siamo pronti a condividere la sua sofferenza. Ascoltare profondamente non significa avere sempre la risposta giusta, ma saper accogliere le emozioni dolorose senza sentirci in obbligo di fornire una soluzione o un’interpretazione. Il senso di sollievo generato da una relazione di ascolto profondo, consente di esplorare la sofferenza e di scoprire che al suo interno ci sono delle anche potenzialità positive, cioè possibili soluzioni.

Parole-chiave

Le parole-chiave (che possono essere anche “frasi-chiave”) sono parole speciali e cariche di emotività che le persone inseriscono nelle frasi; per esempio, nella frase “Quando mi hanno detto che avrei perso il lavoro, mi è crollato il mondo addosso!”, la frase-chiave è “crollato il mondo addosso”. Il terapeuta biosistemico, ripetendo la parola-chiave, crea una camera di risonanza in cui dà eco alla carica emotiva.

Gesti-chiave

Sono le parole-chiave del corpo. Sono quei gesti che la persona fa senza rendersene conto, ma che sono carichi di significato emotivo. In questo caso, il terapeuta può rispecchiarli oppure utilizzarli per far emergere l’emozione sottostante.

Frase direzionale

E’ una frase che utilizza il terapeuta per dare una direzione da esplorare: può andare verso una direzione descrittiva, immaginativa o espressiva.

Di solito, questa tecnica, viene utilizzata dopo aver identificato la parola-chiave per esplorare meglio la componente emotiva.

Identificazione verbale

Si utilizza per superare la barriera della vergogna dell’interlocutore quando deve esprimere i propri sentimenti. Il terapeuta compie un’inversione linguistica ed espone le sue idee come se fossero espresse dal cliente. Questa tecnica aumenta l’empatia tra le due persone.

Metacomunicazione

E’ una comunicazione sull’atto di comunicare. Il terapeuta non pone domande dirette, ma chiede chiarimenti sulla frase utilizzata dal cliente. Per esempio, il cliente dice: “Mi sento molto triste”; il terapeuta evita la domanda diretta “Cosa ti ha intristito?”, ponendo invece la domanda: “Vuoi parlarmi di cosa ti ha reso molto triste?”.

Respirazione

Una profonda e corretta respirazione è il punto di partenza per poter entrare in contatto con le emozioni profonde. Il terapeuta ha il compito di “insegnare a respirare” attraverso tecniche che, se utilizzate regolarmente, modificano radicalmente il proprio rapporto con la respirazione e con il vivere l’emotività.

Messa in atto

E’ un metodo di esplorazione nello sviluppo personale che integra approcci come lo psicodramma, la gestalt, la terapia familiare, ecc. La rappresentazione in terapia di scene di vita realmente accadute, è un elemento centrale del progresso personale.

 

Il processo terapeutico: la curva biosistemica

 

Secondo J. Liss, fondatore del modello, per superare la sofferenza, è necessario arrivare a toccarne il fondo in modo tale da poter poi risalire verso uno stato di sollievo che determina l’inizio del cambiamento degli schemi disadattivi: questo processo è chiamato “curva Biosistemica”.

La curva Biosistemica coinvolge e integra diversi livelli corticali e sottocorticali attraverso il corpo e la parola favorendo benessere nella persona.

curva bioenergetica

La curva Biosistemica

L’evoluzione energetica della curva si può dividere in due fasi.

La prima fase si basa sull’approfondimento del problema, sull’esplorazione del vissuto personale e sull’espressione delle emozioni bloccate ed è composta da 5 stadi:

  • Concentrazione: è la fase in cui si crea il rapporto di fiducia tra cliente e terapeuta; il cliente si deve sentire ascoltato, non giudicato e sostenuto mentre il terapeuta deve accettare il vissuto del cliente, i suoi pensieri, le credenze, le emozioni, ecc. E’ la fase in cui il cliente focalizza il centro del problema e ne entra in contatto.
  • Intensificazione: delle emozioni espresse dal cliente durante la seduta, nel qui e ora, fino ad arrivare alla liberazione catartica attraverso particolari tecniche. Accompagnare il cliente nell’intensificazione, lo aiuta a tollerare anche il superamento dei limiti della finestra di tolleranza[1].
  • Approfondimento: è contemporaneo all’intensificazione e consiste nell’approfondimento delle emozioni attraverso vari livelli come immaginazione, sensazione, movimento, emozione, cognitivo, Sè-Altro.
  • Fondo: è il contatto con la parte più intima e dolorosa dell’esperienza emotiva; richiede la capacità di lasciarsi andare che si può raggiungere solo con una relazione di fiducia col terapeuta. L’esperienza di “toccare il fondo”, di solito, è accompagnata da sintomi fisici come tremore, senso di svenimento, movimenti involontari del corpo, cambiamento di respirazione, ecc.
  • Sollievo: rappresenta un’esperienza di transizione tra il dolore appena vissuto e una nuova visione del problema; si manifesta come una sensazione di benessere psico-fisico ed emotivo.

La seconda fase serve a ricostruire e a trovare nuove soluzioni ed è composta da 3 stadi:

  • Nuova iniziativa: è la fase della pianificazione di nuovi obiettivi, vengono attivate le risorse interne per risolvere il problema e si attuano nuovi comportamenti che servono ad apprendere, in modo attivo, nuovi schemi.
  • Nuovo vissuto positivo: è la conseguenza dell’azione data dalla creazione di nuove iniziative; creare un nuovo vissuto positivo serve a costruire dentro di sé significati esistenziali più positivi e funzionali.
  • Benessere e nuove capacità: è la parte finale della curva biosistemica e consiste nell’apprendere la capacità di autoregolare le proprie emozioni e nello sviluppare nuove abilità pratiche per gestire i problemi. A questo punto, il cliente, potrà accedere ad uno stato di benessere globale: benessere corporeo, pensieri positivi, nuovi modi di vedere il rapporto con le altre persone, ecc.

 


[1]   La regolazione emotiva avviene in base alla nostra personale finestra di tolleranza che delimita i confini entro i quali possiamo tollerare una determinata emozione senza compromettere il sistema. Il superamento di questi limiti porta alla disorganizzazione. Oltrepassando il limite superiore, si avrà un’iperattivazione e, al contrario, oltrepassando il limite inferiore si cadrà in uno stato di torpore; in queste zone “esterne” la corteccia viene disattivata e prevalgono reazioni automatiche e riflesse.

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Per iniziare un percorso di psicoterapia corporea:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
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logo biosistemica
Per maggiori informazioni sul modello e sui corsi di psicoterapia:
S.I.B. Società Italiana di Biosistemica

 

 

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