Psicologia Benessere Torino

Orari : Lun-Ven 09.00-20.00
  Telefono : 3914386860

Tutti i messaggi taggati: psicologia

Aperitivo per separati a Torino

PsicologiaBenessere ha organizzato il primo aperitivo per separati a Torino!

Spargete la voce e veniteci a trovare sabato 8 novembre dalle 17.00 alle 19.00 presso il Circolo Vizioso Arci in via San Bernardino 34/c (vicino a piazza Robillant).

Noi di PsicologiaBenessere (psicologi e avvocati) saremo presenti per rispondere ai vostri dubbi e per discutere sul tema della separazione dal punto di vista degli adulti e dei bambini/ragazzi in un clima conviviale e di amicizia.

E’ gradita la prenotazione sia telefonica che online.

Aperitivo  4€.

Per qualsiasi dubbio o domanda non esitate a contattarci al 3934100770.

Vi aspettiamo!

Aperitivo separati Torino

Leggi di più
Immagine uomo che mente

5 consigli per donne che vogliono scoprire se il partner sta mentendo

Quante volte vi siete chieste “mi starà dicendo la verità?” quando il vostro partner, tornato da una serata tra amici, vi racconta che non si è divertito senza di voi e che non è successo nulla di speciale.

Con questi piccoli accorgimenti potrete capire se vi sta mentendo o se non è stato del tutto sincero, ma fate attenzione prima di scaraventargli un piatto addosso perché il nostro corpo non mente mai, ma dobbiamo essere davvero brave a coglierne i messaggi!

Immagine uomo che mente

linguaggio corpo menzogna

1) Lo sguardo è lo specchio dell’anima

I movimenti oculari possono aiutarci a capire se il nostro partner ci sta mentendo.

Se, in risposta a una vostra domanda, il vostro compagno sposterà rapidamente lo sguardo in alto a sinistra (alla vostra sinistra), probabilmente starà cercando di inventare una storia plausibile; mentre se il suo sguardo si sposterà in alto a destra starà ricordando qualcosa che è realmente avvenuto.

Ma fate attenzione! Prima di accusare il partner di tradimento, cercate maggiori indizi!

 2) Caro, raccontami cosa hai fatto oggi

Chiedete al partner di raccontarvi la sua giornata/serata più e più volte in momenti differenti.

Una storia inventata risulterà sempre uguale, con gli stessi aneddoti e gli stessi particolari; mentre un racconto reale cambierà ogni volta perché, col passare del tempo, potranno venire in mente nuovi dettagli.

Un altro modo per smascherare il fedifrago è quello di fargli raccontare la sua giornata/serata invertendone la cronologia, cioè partendo dal momento attuale e tornando indietro: chi mente ha più difficoltà a ricordare al contrario gli eventi inventati.

Facciamo attenzione ai dettagli inseriti “a rate” perché potrebbero significare che il nostro caro partner sta costruendo una bella storiella farcita di particolari che gli sono venuti in mente in momenti successivi.

 3) Attenzione alla gola!

Se il vostro uomo, nel rispondere al terzo grado che gli state facendo, tossicchia spesso, ha raschiamenti di gola e sembra che stia boccheggiando come un pesce fuor d’acqua, probabilmente vi sta raccontando una bella bugia!

Queste reazioni sono dovute ad un irrigidimento del corpo causato dalla tensione muscolare e dall’ansia di dover raccontare una menzogna che potrebbe essere scoperta.

4) L’inconscio ci viene in aiuto

L’inconscio non è in grado di mentire e cerca di smascherare la nostra parte conscia utilizzando il corpo con il risultato che si avranno alcune incongruenze tra ciò che si dice e ciò che si fa.

Per esempio, se il nostro uomo tira indietro il busto o frappone oggetti tra noi e lui, può significare che sta cercando di “prendere le distanze” da un’affermazione che l’inconscio non condivide. Il toccarsi il viso, in particolare coprendosi la bocca, significa che non vorrebbe dire certe cose.

Se, invece, vedete che dirige i piedi verso l’uscita più prossima, sta cercando di fuggire il più lontano possibile!

 5) Il corpo non mente

Come abbiamo visto precedentemente, la mente “mente”, ma il corpo no!

Se osserviamo attentamente il fisico di un bugiardo occasionale, posiamo notare che è caratterizzato da irrigidimento, soprattutto delle mani, per evitare che la gestualità possa tradirlo. Noteremo anche che non riesce a stare fermo nello stesso punto per più di pochi istanti spostandosi da un posto all’altro nel tentativo di contenere le emozioni che scalpitano dentro di lui.

Quando si mente, il tono di voce diventa più basso e “rauco” e il linguaggio appare rallentato rispetto alla norma di quella particolare persona.

Sospettate, infine, di un improvviso e persistente prurito al naso: la tensione provocata dal mentire produce un aumento della pressione sanguigna che fa prudere il naso dei bugiardi!

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
Leggi di più
immagine colazione con caffè e cuore

7 piccole cose da fare per vivere meglio

Da sempre cerchiamo di comprendere il segreto per essere felici senza renderci conto che la felicità è una condizione mentale che dipende da noi e non dalle circostanze esterne.

Non è possibile pensare di essere sempre allegri, così come non è possibile essere sempre tristi, in quanto la vita è soggetta a ciclicità ed è, quindi, un continuo fluire di energie che vanno a determinare un’alternanza di momenti “positivi” e di momenti “negativi”.

Ma cosa possiamo fare per vivere meglio? immagine colazione con caffè e cuore

Ecco alcuni semplici consigli.

1) Amare e amarsi

Aprirsi all’amore è la fonte di gioia più grande.

La prima persona che dovremmo guardare con gli occhi del cuore siamo noi, con i nostri pregi e i nostri difetti che ci distinguono dagli altri. Quando impariamo ad amare noi stessi non potremo fare a meno di amare anche gli altri, vedendoli come esseri unici e speciali.

Teniamo a mente che, quando giudichiamo un’altra persona, c’è sempre sotto un’emozione figlia della paura come l’invidia, la gelosia, l’insicurezza, la rabbia.. che sono l’antitesi dell’amore.

2) Prendersi cura del proprio corpo

E’ un altro modo di amarsi.

Cerchiamo di occuparci del nostro benessere anche a livello fisico, come declamavano gli antichi, mens sana in corpore sano: un corpo malato rende infelici e un corpo sano ci fa sentire energici e vitali, è molto semplice!

Dedichiamo un po’ di tempo all’esercizio fisico facendo, per esempio, una camminata in mezzo alla natura o andando a correre: durante l’attività fisica, il nostro organismo produce endorfine che sono gli ormoni del benessere.

Dedichiamo tempo al rilassamento per diminuire lo stress ed evitare di ammalarci in futuro.

Mangiamo in modo sano ed equilibrato evitando gli eccessi, ma concedendoci delle piccole gratificazioni ogni tanto 😉

3) Fare progetti

Avere obiettivi e fare progetti crea un’aspettativa piacevole e mette un po’ di pepe alla vita.

Quando raggiungiamo un obiettivo aumenta, tra le altre cose, la nostra autostima e ci sentiamo appagati e felici.

Allo stesso modo è importante desiderare: avere la mente focalizzata su ciò che si desidera o su un obiettivo importante, attiva le nostre capacità e le nostre risorse interiori evitandoci di cadere nelle trappole della routine e nella noia.

Immagine relazioni

4) Socializzare

Avere buoni amici e una rete sociale solida, oltre a farci sentire “meno soli”, aumenta la qualità della vita e, di conseguenza, anche la sua durata.

Parlare con una persona che ci vuole bene ci permette di togliere la maschera ed essere noi stessi senza paura del giudizio.

Gli amici ci alleggeriscono dal carico emotivo che ci portiamo dietro attraverso la condivisione di esperienze, paure e gioie e senza volere niente in cambio se non il ricevere lo stesso tipo di amore.

5) Modificare il linguaggio

Spesso non ce ne accorgiamo, ma utilizziamo un linguaggio “negativo”, mettiamo in risalto le cose che “non vogliamo” o che “non ci piacciono”.

Il nostro inconscio, macchina potentissima ma schematica, non riconosce il “non” e ritiene importanti tutte le cose su cui focalizziamo la nostra attenzione.

Cerchiamo, dunque, di cambiare il nostro modo di parlare mettendo in risalto ciò che di piacevole accade nella nostra vita: possiamo farlo concentrandoci sulle cose che ci piacciono e che notiamo durante la giornata oppure desiderando cose piacevoli o giocando, come sanno fare benissimo i bambini, al “come se” (mi comporto “come se fossi felice”, “come se avessi già raggiunto il mio obiettivo”, ecc).

Infine, riempiamoci di complimenti e poniamo maggiore attenzione ai nostri pregi e a ciò che di buono sicuramente abbiamo!

6) Gratitudine

Il sentimento di gratitudine è un alleato potentissimo del nostro benessere.

Quante volte ci fermiamo a pensare alle cose o alle persone che rendono la nostra esistenza migliore? Al contrario, quante volte ci lamentiamo perché le cose non vanno come vorremmo?

Ogni sera, proviamo a compilare una lista di cose o persone a cui siamo grati cercando di entrare in uno stato di profonda gratitudine, utilizzando tutti i nostri sensi, e poi… osserviamo semplicemente cosa accade!

7) Presenza Mentale

L’unico tempo che esiste è il momento presente.

Se non avessimo la memoria, non potremmo ricordare il passato e il futuro possiamo solo ipotizzarlo in quanto non esiste ancora.

In Oriente, il concetto di “presenza” è al centro di tutte le discipline volte al benessere e alla felicità.

Proviamo a concentrarci, per qualche minuto al giorno, su ciò che sta accadendo, su quello che stiamo facendo, sul nostro respiro e su quello che succede dentro di noi.

I benefici sono assicurati!

A cura di:

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
Leggi di più
immagine donna

Il trauma nella violenza sessuale

“Immaginiamo un grande meteorite che colpisca la Terra. Farebbe un buco enorme. Ecco come il trauma colpisce l’identità della persona. E se questo trauma si ripetesse come un rituale notturno, possiamo comprendere come lo spavento e il danno continuerebbe negli anni.”

(Prof. Jerome Liss)

immagine donna

Il trauma derivante dalla violenza sessuale è un evento catastrofico che colpisce direttamente l’identità della persona, si insidia nella sua intimità e la riempie di umiliazione e vergogna, ledendo il senso profondo di sé e delle proprie fondamenta.

Quando una donna viene stuprata continua a rivivere quel momento, giorno e notte, per anni; nel suo corpo si crea uno spazio riservato al vuoto e alla disperazione che non le permette più di sentirsi se stessa e di percepire il proprio corpo e i propri pensieri in maniera familiare generando una perdita del proprio potere personale e della possibilità di decidere della propria vita.

Disturbi associati al trauma da abuso sessuale 

Le donne vittime di stupro presentano, nel 90% dei casi, un Disturbo Acuto da Stress (ASD) e più di due terzi dei soggetti a cui viene diagnosticato un ASD finiscono per sviluppare, nell’arco di 2 anni dal trauma, un Disturbo Post-traumatico da Stress (Kring, Davison, Neale & Johnson, 2008).

Molte donne possono sviluppare anche i sintomi che soddisfano i criteri per un Episodio Depressivo Maggiore che, in casi estremi, può portare anche al suicidio come atto estremo di liberazione da un dolore divenuto ormai insopportabile. Inoltre, come conseguenza del trauma subito, possono emergere disturbi psicosomatici, della sfera sessuale e amorosa e alimentari.

Emozioni fondamentali del vissuto traumatico

  • Dolore per le perdite o i gravi cambiamenti indotti dall’evento nella propria vita e nelle relazioni interpersonali.
  • Distruzione del senso di sicurezza e di protezione che porta a diventare sensibili ai minimi cambiamenti come uno sguardo, il tono della voce, ecc.
  • Rabbia verso l’aggressore e i responsabili dell’evento che genera un profondo senso di sfiducia.
  • Vergogna per la condizione di disagio e impotenza in cui ci si trova che può portare all’idea che gli altri ci guardino con gli occhi della commiserazione o che ci ritengano responsabili di ciò che è accaduto (errata percezione dell’etero-stima).
  • Colpa per non essere riuscite ad evitare l’inevitabile che può compromettere seriamente l’autostima.

Il corpo violato

Come spiega M. Stupiggia: “Caratteristica comune a questi disturbi derivanti dall’abuso sessuale è, pur declinata in varie forme, quella di un attacco diretto alla corporeità, nelle sue funzioni di ricezione del piacere, di capacità di creare intimità, di procreare e accudire, di portare cioè a compimento il proprio ed altrui destino biologico e di creare relazioni significative basate sull’intimità corporea.” (“Il corpo violato”, M. Stupiggia, 2007).

Le donne che subiscono tale violenza riferiscono di non sentirsi più padrone del proprio corpo e di provare una sensazione di perdita del sé: vi è una labilità dei propri confini protettivi che le fa sentire costantemente a rischio di invasione e perennemente esposta allo sguardo e al giudizio altrui.

Nei casi di trauma si verifica una scissione mente-corpo che si manifesta, usando le parole di Peter Goldberg, con un “ritiro della mente dal corpo”, una disconnessione tra le sensazioni corporee e gli stati cognitivi che si esprime a livello fisico con tensione muscolare, senso di mancanza d’aria e sensazioni viscerali che rievocano la paura senza, però, avere una corrispondente rappresentazione mentale.

“L’abuso è da intendersi come un trauma relazionale, con la complicazione aggiuntiva del fatto che esso è un trauma particolare: accade all’interno di una relazione, anche se unica ed occasionale, e porta quindi con sé tutte quelle conseguenze presenti nelle relazioni altamente distruttive”.

“Vi sono eventi che spezzano per sempre la continuità di una vita, che diventano spartiacque di cicli di vita o che addirittura ricacciano indietro anni luce ciò che era fino a quel momento parte integrante della usuale quotidianità. Questi eventi, che sono appunto traumatici, non solo creano una voragine nella geografia esistenziale di una persona, ma producono, di riflesso, anche una lacerazione nella trama logica della percezione che il soggetto ha della sua propria vita. Detto in altre parole, questi traumi spezzano in due la vita e la rappresentazione che ne abbiamo di essa. Questi eventi ci costringono ad un grande lavoro di riaggiustamento della nostra “mappa di coscienza”, ci costringono cioè a ricomporre in altro modo tutti gli elementi del nostro Sé: pensieri, sensazioni, movimenti e tutto il resto. Dobbiamo cioè “far tornare i conti”, fare in modo che le terribili esperienze vissute vengano in qualche modo rese inoffensive, arginate o confinate da qualche parte.”

(M. Stupiggia, “Il corpo violato”, 2007).

A cura di:

 
Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812

Libri consigliati

 

Il Corpo Violato
€ 18

Leggi di più

[Approfondimento] Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post-traumatico da Stress

Il Disturbo Acuto da Stress e il Disturbo Post-traumatico da Stress differiscono sostanzialmente per la durata: il primo dura da due giorni a un mese mentre il secondo dura da un mese fino a parecchi anni.

Il disturbo si sviluppa in seguito alla partecipazione ad un evento traumatico caratterizzato da morte, minaccia di morte, gravi lesioni, minaccia all’integrità fisica propria o altrui che ha comportato sentimenti di intensa paura, impotenza o orrore.

Durante o dopo l’esperienza dell’evento stressante, l’individuo può presentare alcuni dei seguenti sintomi dissociativi:

1) sensazione soggettiva di insensibilità, distacco o assenza di reattività emozionale;

2) riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (per es., rimanere storditi);

3) derealizzazione;

4) depersonalizzazione;

L’evento viene continuamente rivissuto in maniera intrusiva e imprevedibile attraverso immagini, pensieri, percezioni, incubi, allucinazioni, episodi dissociativi di flashback che compromettono seriamente la vita della persona a livello sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Sia per quanto riguarda il disturbo acuto che il disturbo post-traumatico da stress, l’esposizione a fattori, interni o esterni, che ricordano l’esperienza traumatica possono scatenare un intenso disagio psicologico e un’elevata reattività fisiologica in quanto la peculiarità degli eventi traumatici è quella di non venire elaborati ed integrati nell’esperienza, ma incapsulati e messi da parte in una “memoria corporea” che, però, si attiva anche attraverso semplici stimoli sensoriali. Di conseguenza, la persona traumatizzata tende ad evitare gli stimoli associati al trauma (pensieri, luoghi, persone, ecc.) e può presentare una sorta di amnesia dissociativa riguardante qualche aspetto importante del trauma. Tra le altre conseguenze, spesso si possono notare una perdita di interesse per le attività che si svolgevano con piacere prima dell’evento, sensazione di non avere prospettive nel proprio futuro, sentimenti di distacco e di estraneità verso gli altri unita all’incapacità di provare sentimenti d’amore verso un’altra persona.

A livello fisico, vi è un aumento dell’arousal che porta a disturbi del sonno, irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza e risposte d’allarme esagerate.

 

Approfondimenti

 

Trauma e Psicopatologia
€ 35

Leggi di più
Volantino corso relazioni

Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

Scarica il volantino del corso: Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

Prenota il corso: Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

Le relazioni interpersonali sono al tempo stesso risorsa indispensabile per una vita armoniosa e una “palestra”, spesso molto faticosa, per allenare la consapevolezza, la gestione delle emozioni, la comunicazione  e l’autonomia.

In questo corso cercheremo di capire  come “guarire” le relazioni più difficili e dolorose e come imparare a  svilupparne  di nuove, più solide, equilibrate e felici.

Programma

• Le relazioni personali (amicizia, famiglia e coppia) e le più comuni problematiche di proiezioni, dipendenza e giochi di potere.

• La relazione con l’altro come specchio dell’ego: riconoscere e guarire le trappole della mente e della “separazione”, lasciare il diritto di esistere a sé stessi e agli altri, imparare a difendersi e sviluppare autonomia.

• La famiglia e l’autostima, le relazioni con bambini, adolescenti e ragazzi, imparare a cambiare le regole e ad essere creativi.

• La coppia e le più comuni trappole culturali. La sessualità e le aspettative. Diventare persone autonome per realizzare relazioni integre.

• L’amicizia e le relazioni sociali, timidezza e autovalutazione personale.

• La comunicazione di relazione, il linguaggio del corpo, rispettare la percezione e lo “spazio sacro” dell’altro.

Date del corso

Il prossimo corso si terrà presso l’Associazione Terradiluce di Torino il venerdì sera in orario 17,30 -19 a partire da venerdì 21 Marzo per otto incontri consecutivi.

Iscrizioni

Il corso, parte integrante della Formazione OEP3, è indicato a chi vuole imparare a gestire meglio le potenzialità personali specificamente per migliorare il benessere nell’ambito relazionale.

Il corso è a numero chiuso, i posti sono limitati.

Il contributo per i soci è di € 130, Per iscriversi è sufficente una mail e versare un acconto di € 40 in segreteria o a mezzo bonifico entro tale data, verificando la disponibilità.

Prenota il corso online: Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

I docenti

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
Luca Cattaneo
Naturopata, Master Trainer PNL
 
Il corso si svolgerà presso:
Associazione Terradiluce 
Via Luserna di Rorà, 3
10139 Torino 011/5824679 – 348/3882932
www.terradiluce.it – info@terradiluce.it
 
Leggi di più

Coerenza cardiaca: guarire lo stress con il potere del cuore

 La coerenza cardiaca è uno stato di completa armonia tra mente e cuore.

Il nostro cuore è un organo meraviglioso, sottoposto sin dalla nascita a continui stimoli da parte del sistema nervoso autonomo che è gestito, nelle sue attività, dal cervello limbico o “cervello emotivo”, la parte di cervello che regola le funzioni biologiche indipendenti dalla nostra volontà e che è più intimamente legata alla regolazione delle emozioni.

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due componenti:

  • il sistema simpatico, deputato all’azione, si comporta come un “acceleratore” attraverso la sua funzione eccitante (produzione di adrenalina e noradrenalina) tipica delle situazioni di emergenza;
  • il sistema parasimpatico funziona, al contrario, come un “freno” inducendo stati di rilassamento e di recupero di energia.

L’attivazione simpatica determina una risposta “lotta o fuggi” che fa consumare molta energia all’organismo bloccando le reazioni digestive e di nutrimento che sono, invece, favorite dall’attività parasimpatica; in un organismo sano, i due sistemi sono perfettamente in equilibrio tra loro e si alternano armoniosamente.

Variabilità cardiaca e coerenza

La risposta del cuore a questa “ginnastica” continua nel corso della vita si definisce “variabilità cardiaca”.

Una sana variabilità cardiaca (definita coerenza) favorisce il benessere psicofisico e la buona gestione delle emozioni, migliora la concentrazione e la risposta alle frustrazioni, aumenta il tasso di DEHA (l’”ormone della giovinezza”). Al contrario, una scarsa variabilità cardiaca (tipica dello stress) è indice di confusione, aumentata reattività, scarsa concentrazione e aumento dei processi di invecchiamento e avvelenamento dell’organismo.

Il concetto di coerenza cardiaca, sposta il focus del “problema” dall’esterno all’interno: imparando a regolare la fisiologia “da dentro” possiamo rendere migliore quello che c’è fuori in termini di migliori rapporti con gli altri e di aumentata qualità della vita perché vedremo ciò che accade con occhi diversi. Quando siamo in coerenza, riusciamo a trovare rapidamente le parole più appropriate ad esprimere il nostro pensiero, ci adattiamo agli imprevisti e troviamo velocemente le soluzioni nei momenti di difficoltà; inoltre aumenta la percezione del piacere e della gratificazione, le performances, anche sessuali, migliorano così come la capacità di provare compassione.

Lo stress

L’aumento vertiginoso dello stress nella società occidentale è testimoniato dal fatto che il 75% delle consultazioni mediche quotidiane siano ormai collegate alle drammatiche conseguenze di questa ginnastica cardiaca e ormonale che contribuisce a far perdere la capacità naturale dell’organismo di azionare il “freno” del sistema parasimpatico portandolo a diventare sempre meno elastico a favore del sistema simpatico che prende il sopravvento: questa situazione fa si che il cuore inizi un processo di scarsa risposta alle emozioni favorendo la comparsa di disturbi come ipertensione, aritmie, infarti e anche malattie più gravi.

Gli ormoni prodotti nelle situazioni di stress, diventano, con il tempo, delle vere e proprie “droghe” che entrano in circolo quando si producono pensieri e sentimenti negativi, di frustrazione, preoccupazione o insoddisfazione: imparando ad armonizzare il cuore, andremo a diminuire anche tutti i disturbi (vedi approfondimento) provocati dallo stress.

Per maggiori informazioni guarda il video.

Praticare la coerenza

Più si perde coerenza, più si perde energia vitale.

Per questo motivo è molto importante imparare ad “entrare in coerenza” e per farlo basta un allenamento di 5 minuti al giorno!

In questo approfondimento puoi trovare un estratto del libro “Guarire” di David Servan-Schreiber in cui l’autore spiega come svolgere un esercizio di coerenza cardiaca.

N.B. La coerenza non è un metodo di rilassamento, ma di azione e non richiede un ambiente calmo per essere praticata!

Emozioni che aumentano la coerenza      Emozioni che diminuiscono la coerenza
  • compassione;
  • gratitudine;
  • gioia;
  • amore;
  • rabbia, collera, ira;
  • ansia, angoscia;
  • depressione, tristezza, disperazione;
  • senso di colpa;

 

Recenti studi, inoltre, hanno dimostrato che il campo energetico ed elettromagnetico del cuore si estende per  3-5 metri intorno al nostro corpo e, pertanto, migliorare la qualità della nostra variabilità cardiaca  fa bene anche a chi ci circonda!

Biofeedback

Grazie a nuovi strumenti di biofeedback che permettono di misurare e verificare la qualità della variabilità cardiaca e con l’aiuto di antiche e recenti tecniche  di rilassamento, respirazione e concentrazione è oggi possibile migliorare la qualità della propria vita e il livello di benessere, lucidità  e gestione delle emozioni.

Come funziona?

Il programma di biofeedback “EmWave Pro”, creato dall’Istituto Heartmath di Boulder Creek (California), è uno strumento in grado di fornire un grafico sul quale è possibile monitorare l’attività cardiaca e calcolarne la percentuale di coerenza; un tracciato irregolare significa che ci si trova in uno stato di ansia, stress o depressione, mentre un tracciato armonioso, ovvero quando l’alternanza tra accelerazioni e decelerazioni del ritmo cardiaco è regolare, vuol dire che siamo entrati in uno stato di coerenza cardiaca.

coerenza negativa

Mancanza di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Imparare la coerenza

1162404_90413812

Attualmente puoi imparare le tecniche di coerenza cardiaca all’interno del corso di Training Autogeno e di Rilassamento Muscolare Progressivo di Torino.

Per maggiori dettagli iscriviti alla newsletter per rimanere informato.

 

Libri consigliati

 

Guarire - Libro

Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere

€ 9.9

La Soluzione Heartmath per Trasformare lo Stress
€ 14.5

La Soluzione Heartmath per Trasformare l'Ansia

Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

€ 14.5

Usare il Cervello del Cuore

Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

€ 20

Leggi di più
mente-corpo

Il modello biosistemico

La Biosistemica è un modello  ad orientamento psicocorporeo  che utilizza un approccio  globale-olistico alla persona con tecniche incentrate sulla relazione,  sull’ascolto profondo, sul contatto emotivo,  sull’approfondimento dei livelli emozionale-cognitivo, sull’attivazione e sul rilassamento.

Questo modello si chiama “Bio” (corpo) “sistemico” (sitema), in quanto combina teorie neurofisiologiche (Laborit, Gellhorn, ecc) e modelli psicologici (Kohut, Stern, ecc) in un’ottica sistemica ed ha come principio fondamentale l’unità mente-corpo.

Avremo così due modalità di accesso alla persona:

  • il canale corporeo
  • il canale mentale

Il modello Biosistemico può essere, quindi, compreso attraverso le sue due componenti  “biologica” e “sistemica” e si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Nello specifico, la tecnica Biosistemica, vede ogni individuo come un sistema in equilibrio dato dall’interazione di sottosistemi organizzati dal più semplice al più complesso (dalle molecole alle funzioni mentali superiori) ed è proprio per questo motivo che nel lavoro clinico è fondamentale il recupero dell’integrazione dei vari sistemi per ritrovare un equilibrio funzionale.

L’emozione riflette lo squilibrio funzionale quando la persona ha difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare i propri stati emotivi e vive sentimenti di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc. L’emozione è il prodotto di pensieri, azioni e sensazioni: una disconnessione tra questi tre livelli rappresenta un nodo emozionale.

Il contributo della teoria sistemica favorisce l’integrazione tra sistemi e sottosistemi implicati nei processi fisici, fisiologici e cognitivi: in questo modo è possibile riflettere ed intervenire, non solo sui processi individuali, ma anche su livelli più complessi come le relazioni familiari o professionali fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.

Questo è un aspetto originale del modello: l’approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

Principali teorie di riferimento

 

Teoria dell’inibizione dell’azione di Henri Laborit

Laborit sostiene che il benessere derivi da un equilibrio omeostatico tra la persona è l’ambiente; quando questo equilibrio viene a mancare, si attiva il sistema di attacco/fuga per eliminare l’elemento disturbante. Accanto a queste due modalità, abbiamo il “sistema di inibizione dell’azione” (SIA) che è un antagonista del “sistema dell’azione” (SAA) che abbiamo appena descritto. L’impossibilità di agire seguendo l’emozione, attraverso una reazione di attacco o fuga, se diventa cronica, genera una serie di squilibri psicologici e ormonali che rimangono attivati anche dopo la fine dell’episodio generando problemi al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo, al Sistema Endocrino e a quello Immunitario.

Sistema simpatico e parasimpatico di Ernst Gellhorn

ciclo simpatico/parasimpatico

Ciclo sistema simpatico/parasimpatico

Gellhorn sostiene che il Sistema Nervoso Autonomo debba funzionare alternando le sue due componenti, Sistema Simpatico e Parasimpatico, per garantire la salute fisica e mentale dell’individuo. Il Sistema Simpatico consente l’attivazione dell’azione generando energia, quello Parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico: se i due sistemi non lavorano in alternanza tra loro, avremo una scarica simultanea che creerà un nodo simpatico/parasimpatico (mancanza di coordinazione a livello psicologico) e un nodo emotivo (malessere e disagio).

Da qui possiamo capire l’importanza della curva energetica della biosistemica e l’importanza del rimbalzo da un sistema all’altro per ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona.

La Biosistemica sostiene che l’inibizione dell’azione emotiva, genera irrimediabilmente una sovrapposizione dei due sistemi, Simpatico e Parasimpatico, che si attiveranno contemporaneamente: uno produrrà energia da utilizzare per combattere o fuggire e, contemporaneamente, l’altro tenderà a portare l’organismo in uno stato di tranquillità rigenerativa.

Regolazione top-down e bottom-up: Paul D. MacLean

La regolazione “top-down” e la regolazione “bottom-up”, hanno come base il concetto di regolazione verticale dei processi di elaborazione dell’esperienza di Paul Mac Lean che divide il cervello in tre livelli: senso-motorio (parte bassa del cervello), affettivo/valutativo (sistema limbico) e cognitivo (cortecce superiori). Questi tre livelli sono interdipendenti l’uno dall’altro e agiscono come una cosa sola. In quest’ottica, avremo due modalità di funzionamento: top-down e bottom-up. La prima inizia nella corteccia e scende fino al livello senso-motorio; la seconda, molto più antica, ha inizio nella parte bassa del cervello e risale fino alla corteccia.

La biosistemica affianca alla modalità top-down, utilizzata nelle terapie classiche, la modalità bottom-up: questo permette di aiutare le persone ad alleviare i sintomi e il dolore del passato riorganizzando il proprio Sé.

Le tecniche di intervento

 

Empatia corporea e sintonizzazione

Tecnica elaborata da M. Stupiggia sulle basi delle ricerche di Stern sulla relazione madre-bambino, consiste nel rispecchiare l’altra persona attraverso i gesti, la postura, l’espressione non verbale, il tono e ritmo della voce, ecc. Questo permette di creare una profondissima sintonizzazione, tra le due persone, che favorisce empatia e fiducia nella relazione.

Ascolto profondo

Con l’espressione “ascolto profondo”, definiamo la capacità di saper ascoltare l’altro senza giudicare e accogliendo il suo disagio senza timore e di far sentire al nostro interlocutore che siamo pronti a condividere la sua sofferenza. Ascoltare profondamente non significa avere sempre la risposta giusta, ma saper accogliere le emozioni dolorose senza sentirci in obbligo di fornire una soluzione o un’interpretazione. Il senso di sollievo generato da una relazione di ascolto profondo, consente di esplorare la sofferenza e di scoprire che al suo interno ci sono delle anche potenzialità positive, cioè possibili soluzioni.

Parole-chiave

Le parole-chiave (che possono essere anche “frasi-chiave”) sono parole speciali e cariche di emotività che le persone inseriscono nelle frasi; per esempio, nella frase “Quando mi hanno detto che avrei perso il lavoro, mi è crollato il mondo addosso!”, la frase-chiave è “crollato il mondo addosso”. Il terapeuta biosistemico, ripetendo la parola-chiave, crea una camera di risonanza in cui dà eco alla carica emotiva.

Gesti-chiave

Sono le parole-chiave del corpo. Sono quei gesti che la persona fa senza rendersene conto, ma che sono carichi di significato emotivo. In questo caso, il terapeuta può rispecchiarli oppure utilizzarli per far emergere l’emozione sottostante.

Frase direzionale

E’ una frase che utilizza il terapeuta per dare una direzione da esplorare: può andare verso una direzione descrittiva, immaginativa o espressiva.

Di solito, questa tecnica, viene utilizzata dopo aver identificato la parola-chiave per esplorare meglio la componente emotiva.

Identificazione verbale

Si utilizza per superare la barriera della vergogna dell’interlocutore quando deve esprimere i propri sentimenti. Il terapeuta compie un’inversione linguistica ed espone le sue idee come se fossero espresse dal cliente. Questa tecnica aumenta l’empatia tra le due persone.

Metacomunicazione

E’ una comunicazione sull’atto di comunicare. Il terapeuta non pone domande dirette, ma chiede chiarimenti sulla frase utilizzata dal cliente. Per esempio, il cliente dice: “Mi sento molto triste”; il terapeuta evita la domanda diretta “Cosa ti ha intristito?”, ponendo invece la domanda: “Vuoi parlarmi di cosa ti ha reso molto triste?”.

Respirazione

Una profonda e corretta respirazione è il punto di partenza per poter entrare in contatto con le emozioni profonde. Il terapeuta ha il compito di “insegnare a respirare” attraverso tecniche che, se utilizzate regolarmente, modificano radicalmente il proprio rapporto con la respirazione e con il vivere l’emotività.

Messa in atto

E’ un metodo di esplorazione nello sviluppo personale che integra approcci come lo psicodramma, la gestalt, la terapia familiare, ecc. La rappresentazione in terapia di scene di vita realmente accadute, è un elemento centrale del progresso personale.

 

Il processo terapeutico: la curva biosistemica

 

Secondo J. Liss, fondatore del modello, per superare la sofferenza, è necessario arrivare a toccarne il fondo in modo tale da poter poi risalire verso uno stato di sollievo che determina l’inizio del cambiamento degli schemi disadattivi: questo processo è chiamato “curva Biosistemica”.

La curva Biosistemica coinvolge e integra diversi livelli corticali e sottocorticali attraverso il corpo e la parola favorendo benessere nella persona.

curva bioenergetica

La curva Biosistemica

L’evoluzione energetica della curva si può dividere in due fasi.

La prima fase si basa sull’approfondimento del problema, sull’esplorazione del vissuto personale e sull’espressione delle emozioni bloccate ed è composta da 5 stadi:

  • Concentrazione: è la fase in cui si crea il rapporto di fiducia tra cliente e terapeuta; il cliente si deve sentire ascoltato, non giudicato e sostenuto mentre il terapeuta deve accettare il vissuto del cliente, i suoi pensieri, le credenze, le emozioni, ecc. E’ la fase in cui il cliente focalizza il centro del problema e ne entra in contatto.
  • Intensificazione: delle emozioni espresse dal cliente durante la seduta, nel qui e ora, fino ad arrivare alla liberazione catartica attraverso particolari tecniche. Accompagnare il cliente nell’intensificazione, lo aiuta a tollerare anche il superamento dei limiti della finestra di tolleranza[1].
  • Approfondimento: è contemporaneo all’intensificazione e consiste nell’approfondimento delle emozioni attraverso vari livelli come immaginazione, sensazione, movimento, emozione, cognitivo, Sè-Altro.
  • Fondo: è il contatto con la parte più intima e dolorosa dell’esperienza emotiva; richiede la capacità di lasciarsi andare che si può raggiungere solo con una relazione di fiducia col terapeuta. L’esperienza di “toccare il fondo”, di solito, è accompagnata da sintomi fisici come tremore, senso di svenimento, movimenti involontari del corpo, cambiamento di respirazione, ecc.
  • Sollievo: rappresenta un’esperienza di transizione tra il dolore appena vissuto e una nuova visione del problema; si manifesta come una sensazione di benessere psico-fisico ed emotivo.

La seconda fase serve a ricostruire e a trovare nuove soluzioni ed è composta da 3 stadi:

  • Nuova iniziativa: è la fase della pianificazione di nuovi obiettivi, vengono attivate le risorse interne per risolvere il problema e si attuano nuovi comportamenti che servono ad apprendere, in modo attivo, nuovi schemi.
  • Nuovo vissuto positivo: è la conseguenza dell’azione data dalla creazione di nuove iniziative; creare un nuovo vissuto positivo serve a costruire dentro di sé significati esistenziali più positivi e funzionali.
  • Benessere e nuove capacità: è la parte finale della curva biosistemica e consiste nell’apprendere la capacità di autoregolare le proprie emozioni e nello sviluppare nuove abilità pratiche per gestire i problemi. A questo punto, il cliente, potrà accedere ad uno stato di benessere globale: benessere corporeo, pensieri positivi, nuovi modi di vedere il rapporto con le altre persone, ecc.

 


[1]   La regolazione emotiva avviene in base alla nostra personale finestra di tolleranza che delimita i confini entro i quali possiamo tollerare una determinata emozione senza compromettere il sistema. Il superamento di questi limiti porta alla disorganizzazione. Oltrepassando il limite superiore, si avrà un’iperattivazione e, al contrario, oltrepassando il limite inferiore si cadrà in uno stato di torpore; in queste zone “esterne” la corteccia viene disattivata e prevalgono reazioni automatiche e riflesse.

[line width=”” color=”grey”]

 

Per iniziare un percorso di psicoterapia corporea:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 [line width=”” color=”grey”]
 
logo biosistemica
Per maggiori informazioni sul modello e sui corsi di psicoterapia:
S.I.B. Società Italiana di Biosistemica

 

 

Libri consigliati

 

Il Corpo Violato
€ 18

Il Benessere nelle Emozioni
€ 20

Il Corpo e la Parola
€ 28

Leggi di più

I 10 ladri di energia

Il Dalai Lama ci spiega come vivere meglio senza sprecare energia inutilmente.

dalai_lama

1 Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
2 Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.
3 Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un’alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un’abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire NO subito.
4 Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.
5 Permettiti di riposare quando ti serve e dati il permesso di agire se hai un’occasione buona.
6 Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.
7 Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.
8 Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; prendi l’azione necessaria.
9 Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.
10 Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.

 

Libri consigliati

 

I Principi del Dalai Lama per i Genitori

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

€ 12

L'arte della Felicità in un Mondo in Crisi - Libro
€ 10.5

Felicità Emotiva - Libro

Voto medio su 1 recensioni: Da non perdere

€ 10.5
Leggi di più

Relazioni d’amore – seminario teorico esperienziale sul tema dell’amore

Relazioni d’amore

Seminario teorico esperienziale sul tema dell’amore

 

Ognuno di noi ama in modo diverso, per molti è un moto istintivo, per altri  è un mistero, per altri una continua scoperta..

L’amore permette di  spogliarsi delle proprie difese,  allargare la propria visone  del mondo, approfondire il rapporto con noi stessi, sperimentare emozioni sconosciute, l’amore è una forza che può cambiare profondamente e può portare gioia e a volte  anche sofferenza.

Attraverso la ricerca dell’equilibrio con noi stessi, troviamo un centro da cui poter amare ed attraverso l’amore,  creare relazioni.

Affronteremo insieme i diversi aspetti delle relazioni affettive, difficoltà incontrate , desideri, aspettative, per conoscere meglio noi stessi , l’altro e costruire relazioni consapevoli.

soulmte

 

 

“per un essere umano amare un altro essere umano: questo è forse il compito più difficile  che ci è stato affidato, il compito ultimo, il test e l’esame finale, l’opera per cui  tutte le altre opere non sono che una preparazione”

Reiner Maria Rilke

 

 

Scarica il volantino cliccando qui

 

Date e luogo:

Il corso si tiene presso il “Circolo Il Fossolo” – viale Felsina, 52  Bologna

Venerdì 13 dicembre alle ore 21
Venerdì 20 dicembre alle ore 21

PER INFO E ISCRIZIONI

Per motivi organizzativi e per garantirsi un posto è consigliata la prenotazione!

Puoi iscriverti direttamente sul sito prenotando il tuo posto sulla pagina degli eventi oppure inviando richiesta via email a info@psicologiabenessere.it

Dott.ssa Irene Benini: 329.1054876

Dott.ssa Sarah Pederboni: 393.4100770

I docenti:
Dott.ssa Irene BeniniPsicologa e Counselor.

Dott.ssa Sarah PederboniPsicologa e Psicoterapeuta.

Leggi di più
mani

Il ruolo dello stress nella malattia oncologica

Il cancro viene considerato come una serie sequenziale di eventi stressanti che coinvolge tutti gli aspetti dell’esistenza.

mani

A partire dalla comunicazione della diagnosi e dai momenti immediatamente successivi alla stessa, si innesca una catena di stressors che investe la persona nella sua interezza generando sentimenti come la paura della morte e la preoccupazione per quello che dovranno affrontare i familiari durante e dopo la malattia. A tutto ciò, si va ad aggiungere il peso di trattamenti particolarmente aggressivi (chemioterapia, radioterapia, chirurgia, ecc..), associati alla cura del cancro, che colpiscono direttamente il corpo della persona malata provocandole dolore e sofferenza fisica oltre a una distorsione l’immagine di sé.

In questo scenario devastante, la vita (a livello fisico, sociale, lavorativo, sessuale, familiare e spirituale) cambia in un istante: le semplici azioni quotidiane potrebbero trasformarsi in una sfida portando la persona malata a provare forti emozioni collegate allo stress (frustrazione, rabbia, impotenza, desolazione..) che possono sfociare in disturbi più gravi tanto da poter affermate che circa il 50% dei pazienti con patologie tumorali presenta livelli di stress gravi al punto di rispondere ai criteri per una diagnosi psichiatrica (Morris, Greer et al., 1977). La situazione di stress costante e prolungata nel tempo che sperimentano i pazienti oncologici è particolarmente correlata all’emergere di disturbi dell’umore o di ansia: tali patologie rientrano della sfera mentale, ma, come suggeriscono gli studi sulla PNEI* (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), vanno a colpire l’intero organismo provocando alterazioni biochimiche e strutturali in tutti i sistemi del corpo (nervoso, immunitario ed endocrino).

Ma cosa succede dentro di noi?

In situazioni di forte stress, l’organismo, sentendosi pressato dalle forti richieste ambientali, reagisce mettendo in gioco tutte le risorse che possiede.

L’ipotalamo, che è la parte del cervello deputata al mantenimento dell’equilibrio interno (omeostasi), agisce sul Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e sul Sistema Endocrino producendo tre effetti immediati:

  • Secrezione di ormoni specifici (cortisolo, adrenalina e noradrenalina) in una quantità di 10 volte maggiore al normale;
  • Attivazione de Sistema Nervoso Simpatico che produce un’attivazione dell’organismo (accelerazione del battito cardiaco, aumento della respirazione, irrorazione dell’apparato muscolo-scheletrico, ecc..);
  • Produzione di beta endorfine per innalzare la soglia del dolore.

Se la fase di resistenza allo stress non si risolve in tempi brevi, avremo un’attivazione maggiore dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (asse HPA) che prepara l’organismo ad una situazione biologica e comportamentale detta “fly or fight”, attacco o fuga.

L’evento fondamentale di questa condizione è la sovrapproduzione di cortisolo che ha, come conseguenza, la soppressione delle difese immunitarie.

Se l’organismo non ritorna ad uno stato di omeostasi, si entra in una fase, detta di esaurimento, che consiste in un’attivazione stabile dell’asse HPA e ad una conseguente alterazione strutturale dell’organismo.

bilancia sassi

Queste considerazioni rimangono valide per qualunque tipo di malattia importante a livello psicologico.

In questa situazione, risulta evidente la necessità di fronteggiare gli stati stressanti imparando a depotenziarli e a controllarli attraverso un supporto psicologico e a particolari metodi che vanno dalle più classiche tecniche di rilassamento alle più innovative forme di psicologia energetica.

In particolare, il lavoro in gruppo risulta particolarmente efficace per chi si trova ad affrontare una malattia invasiva come il cancro.

Il gruppo aiuta a superare l’isolamento sociale e ad aprirsi alle emozioni in un ambiente protetto e in cui tutti i membri condividono gli stessi vissuti.

Le stesse considerazioni possono essere fatte per chi si trova emotivamente vicino ad una persona malata; infatti, le emozioni provate sono molto simili così come i livelli di stress percepiti.

Il poter contare su un supporto sociale e il poter condividere le proprie emozioni, diminuisce lo stato di stress e, di conseguenza, migliora la salute e aumenta la qualità della vita.

 

* PNEI: la base di questa disciplina consiste nello studio delle relazioni tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo umano: il nervoso, l’endocrino e l’immunitario, e tra questi e la psiche cioè l’identità emozionale e cognitiva che contraddistingue ciascuno di noi. Si è visto che questi sistemi sono in stretta relazione tra loro per garantire l’omeostasi interna dell’organismo; quindi si può affermare che i pensieri, le emozioni, gli stili di vita influenzano direttamente le cellule e gli organi rafforzando o indebolendo il sistema immunitario, il sistema endocrino e il sistema nervoso.

 psicodramma

Per maggiori informazioni sui gruppi che svolgiamo a Torino:

 

Per un sostegno individuale puoi rivolgerti a:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
Leggi di più