Psicologia Benessere Torino

Orari : Lun-Ven 09.00-20.00
  Telefono : 3914386860

All Posts Tagged: benessere

EFT – Gestione delle emozioni con il tapping

Da terapeuta corporea, mi piace conoscere e sperimentare nuove tecniche che agiscono ad un livello più “energetico” che cognitivo cercando di coglierne gli aspetti essenziali e pratici per poterli integrare nel mio lavoro e nella mia vita.

In questo articolo vorrei parlarvi brevemente di EFT (Emotional Freedom Techniques), “Tecniche di Libertà Emotiva”, chiamata anche “Tapping” (picchettamento) che conosco e pratico da anni come meraviglioso strumento di supporto alla psicoterapia.

Ma che cos’è EFT e come funziona?

Nel 1980, Roger Callahan, psichiatra americano e studioso di tecniche basate sui principi della medicina tradizionale cinese (MTC), sviluppò una tecnica chiamata TFT (Thought Field Therapy), “Terapia del Campo Mentale” che consisteva nel picchiettare con le dita alcuni punti del corpo posizionati sui meridiani energetici in base a particolari sequenze (“algoritmi”) diversificate in base al disturbo da trattare. Il TFT era una tecnica molto complessa da eseguire da soli, così, negli anni ’90, Gary Craig, ingegnere ed esperto di PNL (Programmazione Neurolinguistica) nonché studente di Callahan, cercando di semplificare le sequenze di picchettamenti per rendere il metodo fruibile a tutti, scoprì che si potevano ottenere gli stessi risultati anche stimolando solamente il primo punto di ciascuno dei 14 meridiani. Craig chiamò il suo nuovo metodo “EFT” e decise di divulgarlo gratuitamente per dare a tutti l’opportunità di stare meglio e vivere più sereni.

Punti eft tapping

Molto in sintesi, il principio che sta alla base di EFT è che ogni disturbo è legato ad un blocco nella circolazione energetica e che tale blocco può essere sciolto attraverso il picchettamento o “tapping” di particolari punti posti sui meridiani energetici il tutto mantenendo sempre focalizzata l’attenzione sul “problema” da risolvere. In questo modo si ottiene la riattivazione della circolazione energetica che porta il sistema mente e corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

Facendo ricerche in rete sembra che EFT curi tutti i mali. E’ vero? Non lo so e faccio molta fatica a crederci. Per quello che mi riguarda, voglio parlare solo di ciò che ho realmente sperimentato, su di me o sulle persone che seguo, e cioè che questa tecnica è pienamente efficace nel rilassamento, soprattutto muscolare, e che è un valido strumento da utilizzare nella gestione delle emozioni e nel favorire i collegamenti tra le emozioni e gli eventi che influenzano il benessere della persona.

Un’esperienza reale di tapping

Un giorno, una persona che ho seguito per parecchio tempo (che chiamerò M. per questioni di privacy) e con cui avevamo un ottimo rapporto di fiducia, mi ha detto che aveva imparato EFT su internet e che lo usava da qualche settimana per cercare di gestire le proprie emozioni legate al momento difficile che stava attraversando. Mi disse che gli effetti di EFT erano molto buoni, ma che c’era sempre un “qualcosa” che rimaneva lì, all’altezza del petto, in cerca di una via d’uscita: era come un “groviglio di emozioni” bloccate tra petto e gola. Abbiamo deciso di provare ad utilizzare EFT insieme durante le successive sedute: M. sceglieva da dove partire (un pensiero, un’emozione, un piccolo dolore..) e io lo seguivo ponendo domande di approfondimento o piccoli interventi corporei. Dopo un paio di “giri” di tapping, le emozioni hanno trovato ogni volta una via d’uscita attraverso la voce e il pianto dovuto alla liberazione del dolore bloccato nel corpo. Ad ogni seduta, un pezzo di dolore veniva “buttato fuori”, elaborato, accettato ed integrato da M. fino alla liberazione totale di quel groviglio che stava diventando una presenza sempre più ingombrante nella sua vita.

EFT è adatto a tutti, ma non è accettato da tutti: alcune persone, almeno nella fase iniziale della terapia, hanno bisogno di un lavoro più orientato al cognitivo che al corporeo; bisogna rispettare tempi e modi di ognuno per poter costruire un rapporto di fiducia che permetta di lavorare insieme verso un obiettivo comune: ritrovare la serenità e il benessere.

Per chi volesse approfondire l’argomento, segnalo il sito web di Andrea Fredi da cui ho imparato la tecnica: www.eft-italia.it

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
EFT: Istruzioni per l'Uso
Tecniche di liberazione emozionale per superare le tue paure e cancellare “con un dito” tutte le emozioni negative che ti tormentano

Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

€ 7.9

EFT integrata - Corso Completo - Cofanetto
Tecniche integrate di libertà emotiva – Corso completo di 6 ore con 4 DVD, 1 manuale da 60 pagine, 1 CD MP3, certificato e card
€ 97

Eft in Pratica
Come liberarsi da ansie, stress e blocchi emotivi in modo facile, autonomo e indolore

Voto medio su 8 recensioni: Buono

€ 19.5

Scopri il Potere di EFT - La guarigione a portata di mano
Impara le tecniche di Liberazione Emozionale – 10 storie per un emozionante film documentario – Con la partecipazione di Bruce Lipton, Bob Proctor, Jack Canfield, Bob Doyle, Joe Vitale

Voto medio su 15 recensioni: Buono

€ 14.9

Read More

Aperitivo per separati a Torino

PsicologiaBenessere ha organizzato il primo aperitivo per separati a Torino!

Spargete la voce e veniteci a trovare sabato 8 novembre dalle 17.00 alle 19.00 presso il Circolo Vizioso Arci in via San Bernardino 34/c (vicino a piazza Robillant).

Noi di PsicologiaBenessere (psicologi e avvocati) saremo presenti per rispondere ai vostri dubbi e per discutere sul tema della separazione dal punto di vista degli adulti e dei bambini/ragazzi in un clima conviviale e di amicizia.

E’ gradita la prenotazione sia telefonica che online.

Aperitivo  4€.

Per qualsiasi dubbio o domanda non esitate a contattarci al 3934100770.

Vi aspettiamo!

Aperitivo separati Torino

Read More
immagine colazione con caffè e cuore

7 piccole cose da fare per vivere meglio

Da sempre cerchiamo di comprendere il segreto per essere felici senza renderci conto che la felicità è una condizione mentale che dipende da noi e non dalle circostanze esterne.

Non è possibile pensare di essere sempre allegri, così come non è possibile essere sempre tristi, in quanto la vita è soggetta a ciclicità ed è, quindi, un continuo fluire di energie che vanno a determinare un’alternanza di momenti “positivi” e di momenti “negativi”.

Ma cosa possiamo fare per vivere meglio? immagine colazione con caffè e cuore

Ecco alcuni semplici consigli.

1) Amare e amarsi

Aprirsi all’amore è la fonte di gioia più grande.

La prima persona che dovremmo guardare con gli occhi del cuore siamo noi, con i nostri pregi e i nostri difetti che ci distinguono dagli altri. Quando impariamo ad amare noi stessi non potremo fare a meno di amare anche gli altri, vedendoli come esseri unici e speciali.

Teniamo a mente che, quando giudichiamo un’altra persona, c’è sempre sotto un’emozione figlia della paura come l’invidia, la gelosia, l’insicurezza, la rabbia.. che sono l’antitesi dell’amore.

2) Prendersi cura del proprio corpo

E’ un altro modo di amarsi.

Cerchiamo di occuparci del nostro benessere anche a livello fisico, come declamavano gli antichi, mens sana in corpore sano: un corpo malato rende infelici e un corpo sano ci fa sentire energici e vitali, è molto semplice!

Dedichiamo un po’ di tempo all’esercizio fisico facendo, per esempio, una camminata in mezzo alla natura o andando a correre: durante l’attività fisica, il nostro organismo produce endorfine che sono gli ormoni del benessere.

Dedichiamo tempo al rilassamento per diminuire lo stress ed evitare di ammalarci in futuro.

Mangiamo in modo sano ed equilibrato evitando gli eccessi, ma concedendoci delle piccole gratificazioni ogni tanto 😉

3) Fare progetti

Avere obiettivi e fare progetti crea un’aspettativa piacevole e mette un po’ di pepe alla vita.

Quando raggiungiamo un obiettivo aumenta, tra le altre cose, la nostra autostima e ci sentiamo appagati e felici.

Allo stesso modo è importante desiderare: avere la mente focalizzata su ciò che si desidera o su un obiettivo importante, attiva le nostre capacità e le nostre risorse interiori evitandoci di cadere nelle trappole della routine e nella noia.

Immagine relazioni

4) Socializzare

Avere buoni amici e una rete sociale solida, oltre a farci sentire “meno soli”, aumenta la qualità della vita e, di conseguenza, anche la sua durata.

Parlare con una persona che ci vuole bene ci permette di togliere la maschera ed essere noi stessi senza paura del giudizio.

Gli amici ci alleggeriscono dal carico emotivo che ci portiamo dietro attraverso la condivisione di esperienze, paure e gioie e senza volere niente in cambio se non il ricevere lo stesso tipo di amore.

5) Modificare il linguaggio

Spesso non ce ne accorgiamo, ma utilizziamo un linguaggio “negativo”, mettiamo in risalto le cose che “non vogliamo” o che “non ci piacciono”.

Il nostro inconscio, macchina potentissima ma schematica, non riconosce il “non” e ritiene importanti tutte le cose su cui focalizziamo la nostra attenzione.

Cerchiamo, dunque, di cambiare il nostro modo di parlare mettendo in risalto ciò che di piacevole accade nella nostra vita: possiamo farlo concentrandoci sulle cose che ci piacciono e che notiamo durante la giornata oppure desiderando cose piacevoli o giocando, come sanno fare benissimo i bambini, al “come se” (mi comporto “come se fossi felice”, “come se avessi già raggiunto il mio obiettivo”, ecc).

Infine, riempiamoci di complimenti e poniamo maggiore attenzione ai nostri pregi e a ciò che di buono sicuramente abbiamo!

6) Gratitudine

Il sentimento di gratitudine è un alleato potentissimo del nostro benessere.

Quante volte ci fermiamo a pensare alle cose o alle persone che rendono la nostra esistenza migliore? Al contrario, quante volte ci lamentiamo perché le cose non vanno come vorremmo?

Ogni sera, proviamo a compilare una lista di cose o persone a cui siamo grati cercando di entrare in uno stato di profonda gratitudine, utilizzando tutti i nostri sensi, e poi… osserviamo semplicemente cosa accade!

7) Presenza Mentale

L’unico tempo che esiste è il momento presente.

Se non avessimo la memoria, non potremmo ricordare il passato e il futuro possiamo solo ipotizzarlo in quanto non esiste ancora.

In Oriente, il concetto di “presenza” è al centro di tutte le discipline volte al benessere e alla felicità.

Proviamo a concentrarci, per qualche minuto al giorno, su ciò che sta accadendo, su quello che stiamo facendo, sul nostro respiro e su quello che succede dentro di noi.

I benefici sono assicurati!

A cura di:

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
Read More

Esercizio di coerenza cardiaca

Se desideri approfondire la conoscenza delle tecniche per aumentare la coerenza cardiaca, prenota un colloquio a Torino in cui potrai provare lo strumento di biofeedback creato dall’Heartmath Institute.

Le tecniche di coerenza cardiaca vengono insegnate anche nel corso di Training Autogeno e Rilassamento Muscolare Progressivo ideato da Psicologia Benessere.

Per maggiori informazioni contattaci al 3914386860 o info@psicologiabenessere.it.

 

Estratto dal libro: GUARIRE Una nuova strada per curare lo stress, l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi autore David Servan Schreiber (medico psichiatra) Sperling & Kupfer Editori.

Le diverse tappe di questo metodo sono state sviluppate e verificate dall’HearthMath Institute della California, un centro interamente consacrato allo studio e all’applicazione della coerenza cardiaca. Come nella tradizione dello yoga, della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento, la prima tappa dell’ esercizio consiste nel concentrare l’attenzione sull’ interiorità. Bisogna innanzi tutto astrarsi dal mondo circostante e accantonare per qualche minuto le preoccupazioni, facendole aspettare un poco, quanto basta al cuore e al cervello per ritrovare il loro equilibrio e la loro intimità.

Il modo migliore per riuscire in questa astrazione è cominciare con due respirazioni lente e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico e fanno pendere la bilancia verso il «freno» psicologico. Perché l’effetto di queste respirazioni sia massimo, si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al termine della fase di espirazione, poi fare una pausa di qualche secondo, finché l’inspirazione successiva si avvierà spontaneamente. In effetti, occorre lasciarsi portare dall’espirazione fino al punto in cui questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce leggerezza. Gli esercizi orientali di meditazione suggeriscono di continuare questa pratica centrata sul respiro il più a lungo possibile, mantenendo lo spirito libero. Per massimizzare la coerenza cardiaca, invece, è opportuno soffermarsi su questa stabilizzazione solo dodici-quindici secondi, per poi riportare coscientemente l’attenzione sulla regione cardiaca. Per questa seconda tappa, vi aiuterà immaginare di respirare attraverso il cuore (o, se non riuscite ancora a sentire il vostro cuore, attraverso la regione centrale del petto). Sempre continuando a respirare lentamente e in profondità (ovviamente senza forzare), dovete visualizzare e sentire ogni inspirazione e ogni espirazione mentre attraversano quest’organo così importante. Immaginate che l’inspirazione, nel suo passaggio, apporti l’ossigeno di cui quella parte del corpo ha tanto bisogno e che l’espirazione le permetta di liberarsi di tutte le scorie superflue, immaginate i movimenti lenti e dolci dell’inspirazione e dell’espirazione che permettono al cuore di lavarsi in questo bagno di aria pura, illuminante e calmante. Potete provare a vedere il vostro cuore come un bambino che fluttua e si muove a piacere nell’acqua tiepida, con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi; come a quel bimbo che amate e che sta giocando, voi al cuore non chiedete altro che di essere se stesso, nel suo elemento naturale, e vi limitate a osservarlo mentre si espande nel modo che gli è più congeniale, senza smettere di apportargli aria dolce e tenera. La terza tappa consiste nel collegarvi alla sensazione di calore o di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola e incoraggiandola con il pensiero e con il respiro. All’inizio questa sensazione è timida e si manifesta in modo molto discreto. Dopo anni di maltrattamento emotivo, talvolta il cuore è come un animale da lungo tempo in letargo alle prese con i primi raggi del sole primaverile.

Intorpidito e confuso, apre un occhio, poi l’altro, e si muove solo quando è certo che il clima tiepido non è solo un fatto transitorio. Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste nell’evocare direttamente un sentimento di gratitudine e lasciare che invada il petto. Il cuore è particolarmente sensibile alla gratitudine e a ogni sentimento d’amore, che sia rivolto a un essere, a un oggetto o anche all’idea di un universo benevolo. A molte persone basta visualizzare il volto di un bambino che ama e che le ama, oppure l’immagine di un animale che è loro caro. Altri, invece, trovano più facile ricordare una scena di pace in un ambiente naturale, altri ancora evocano un’azione gioiosa, come una discesa sugli sci, un tiro perfetto a golf, una virata a vela. Spesso durante questo esercizio un sorriso sale alle labbra, come se fosse nato nel petto e andasse a schiudersi sul viso: è un chiaro segnale che la coerenza è stata raggiunta. In uno studio pubblicato nell’American Journal of Cardiology, i ricercatori dell’HearthMath lnstitute hanno dimostrato che il semplice fatto di evocare un’emozione positiva, grazie a un ricordo o anche a una situazione immaginata, induce molto rapidamente la transizione della variabilità cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo, al quale segnala che nella fisiologia va tutto bene, portandogli così stabilità. A sua volta, il cervello emotivo risponde rafforzando la coerenza del battito. Questo va e vieni produce un circolo virtuale che con un po’ di allenamento permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz’ora o anche più a lungo, stabilizzando il sistema nervoso autonomo, l’equilibrio simpatico-parasimpatico. Una volta raggiunto questo stato, ci troviamo in una situazione ottimale per fronteggiare tutte le eventualità, e possiamo accedere simultaneamente alla saggezza del cervello emotivo – l’intuizione» – e alle funzioni di riflessione, di ragionamento astratto e di pianificazione del cervello cognitivo. Più ci si esercita a utilizzare questa tecnica, più diventa facile entrare in coerenza. Una volta familiarizzati con questa condizione interiore, si è per così dire capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore. Come Celeste, che parlava alla fatina dentro il suo cuore, noi possiamo farci domande tipo: «Nel fondo del mio cuore, amo davvero questa persona?» e prestare attenzione alla reazione del cuore. Se si prova un’altra ondata di calore interiore e di benessere, ciò significa quanto meno che il cuore desidera quella persona e vuole mantenere il contatto.

Se invece il cuore sembra ritrarsi un po’, se la coerenza diminuisce, vuol dire che il cuore preferisce evitarla e consacrare la sua energia ad altro. Non necessariamente quella è la soluzione migliore: dopo tutto, molte coppie attraversano momenti di crisi durante i quali il cuore vorrebbe essere altrove, almeno per un poco, prima di riconciliarsi e trovare una felicità duratura. In ogni caso, è estremamente importante essere consapevoli della preferenza del cuore a ogni passaggio della vita, perché influenza molto il presente. In questo autentico dialogo interiore, immagino il cuore come un ponte verso il nostro «io viscerale», un interprete per il cervello emotivo, improvvisamente aperto a una comunicazione diretta. Sapere se il cervello emotivo spinge in una direzione diversa da quella che si è scelta razionalmente è essenziale. Se è il caso, bisogna sforzarsi di rassicurare il cervello emotivo su altri piani, perché non si arrivi a un conflitto con il cervello cognitivo, al sabotaggio delle nostre capacità di riflessione e, infine, al caos fisiologico e alla sua conseguenza estrema, la dispersione cronica di energia.

David Servan Schreiber

 

Guarire - Libro

Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere

€ 9.9

Read More

Coerenza cardiaca: guarire lo stress con il potere del cuore

 La coerenza cardiaca è uno stato di completa armonia tra mente e cuore.

Il nostro cuore è un organo meraviglioso, sottoposto sin dalla nascita a continui stimoli da parte del sistema nervoso autonomo che è gestito, nelle sue attività, dal cervello limbico o “cervello emotivo”, la parte di cervello che regola le funzioni biologiche indipendenti dalla nostra volontà e che è più intimamente legata alla regolazione delle emozioni.

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due componenti:

  • il sistema simpatico, deputato all’azione, si comporta come un “acceleratore” attraverso la sua funzione eccitante (produzione di adrenalina e noradrenalina) tipica delle situazioni di emergenza;
  • il sistema parasimpatico funziona, al contrario, come un “freno” inducendo stati di rilassamento e di recupero di energia.

L’attivazione simpatica determina una risposta “lotta o fuggi” che fa consumare molta energia all’organismo bloccando le reazioni digestive e di nutrimento che sono, invece, favorite dall’attività parasimpatica; in un organismo sano, i due sistemi sono perfettamente in equilibrio tra loro e si alternano armoniosamente.

Variabilità cardiaca e coerenza

La risposta del cuore a questa “ginnastica” continua nel corso della vita si definisce “variabilità cardiaca”.

Una sana variabilità cardiaca (definita coerenza) favorisce il benessere psicofisico e la buona gestione delle emozioni, migliora la concentrazione e la risposta alle frustrazioni, aumenta il tasso di DEHA (l’”ormone della giovinezza”). Al contrario, una scarsa variabilità cardiaca (tipica dello stress) è indice di confusione, aumentata reattività, scarsa concentrazione e aumento dei processi di invecchiamento e avvelenamento dell’organismo.

Il concetto di coerenza cardiaca, sposta il focus del “problema” dall’esterno all’interno: imparando a regolare la fisiologia “da dentro” possiamo rendere migliore quello che c’è fuori in termini di migliori rapporti con gli altri e di aumentata qualità della vita perché vedremo ciò che accade con occhi diversi. Quando siamo in coerenza, riusciamo a trovare rapidamente le parole più appropriate ad esprimere il nostro pensiero, ci adattiamo agli imprevisti e troviamo velocemente le soluzioni nei momenti di difficoltà; inoltre aumenta la percezione del piacere e della gratificazione, le performances, anche sessuali, migliorano così come la capacità di provare compassione.

Lo stress

L’aumento vertiginoso dello stress nella società occidentale è testimoniato dal fatto che il 75% delle consultazioni mediche quotidiane siano ormai collegate alle drammatiche conseguenze di questa ginnastica cardiaca e ormonale che contribuisce a far perdere la capacità naturale dell’organismo di azionare il “freno” del sistema parasimpatico portandolo a diventare sempre meno elastico a favore del sistema simpatico che prende il sopravvento: questa situazione fa si che il cuore inizi un processo di scarsa risposta alle emozioni favorendo la comparsa di disturbi come ipertensione, aritmie, infarti e anche malattie più gravi.

Gli ormoni prodotti nelle situazioni di stress, diventano, con il tempo, delle vere e proprie “droghe” che entrano in circolo quando si producono pensieri e sentimenti negativi, di frustrazione, preoccupazione o insoddisfazione: imparando ad armonizzare il cuore, andremo a diminuire anche tutti i disturbi (vedi approfondimento) provocati dallo stress.

Per maggiori informazioni guarda il video.

Praticare la coerenza

Più si perde coerenza, più si perde energia vitale.

Per questo motivo è molto importante imparare ad “entrare in coerenza” e per farlo basta un allenamento di 5 minuti al giorno!

In questo approfondimento puoi trovare un estratto del libro “Guarire” di David Servan-Schreiber in cui l’autore spiega come svolgere un esercizio di coerenza cardiaca.

N.B. La coerenza non è un metodo di rilassamento, ma di azione e non richiede un ambiente calmo per essere praticata!

Emozioni che aumentano la coerenza      Emozioni che diminuiscono la coerenza
  • compassione;
  • gratitudine;
  • gioia;
  • amore;
  • rabbia, collera, ira;
  • ansia, angoscia;
  • depressione, tristezza, disperazione;
  • senso di colpa;

 

Recenti studi, inoltre, hanno dimostrato che il campo energetico ed elettromagnetico del cuore si estende per  3-5 metri intorno al nostro corpo e, pertanto, migliorare la qualità della nostra variabilità cardiaca  fa bene anche a chi ci circonda!

Biofeedback

Grazie a nuovi strumenti di biofeedback che permettono di misurare e verificare la qualità della variabilità cardiaca e con l’aiuto di antiche e recenti tecniche  di rilassamento, respirazione e concentrazione è oggi possibile migliorare la qualità della propria vita e il livello di benessere, lucidità  e gestione delle emozioni.

Come funziona?

Il programma di biofeedback “EmWave Pro”, creato dall’Istituto Heartmath di Boulder Creek (California), è uno strumento in grado di fornire un grafico sul quale è possibile monitorare l’attività cardiaca e calcolarne la percentuale di coerenza; un tracciato irregolare significa che ci si trova in uno stato di ansia, stress o depressione, mentre un tracciato armonioso, ovvero quando l’alternanza tra accelerazioni e decelerazioni del ritmo cardiaco è regolare, vuol dire che siamo entrati in uno stato di coerenza cardiaca.

coerenza negativa

Mancanza di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Imparare la coerenza

1162404_90413812

Attualmente puoi imparare le tecniche di coerenza cardiaca all’interno del corso di Training Autogeno e di Rilassamento Muscolare Progressivo di Torino.

Per maggiori dettagli iscriviti alla newsletter per rimanere informato.

 

Libri consigliati

 

Guarire - Libro

Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere

€ 9.9

La Soluzione Heartmath per Trasformare lo Stress
€ 14.5

La Soluzione Heartmath per Trasformare l'Ansia

Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

€ 14.5

Usare il Cervello del Cuore

Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

€ 20

Read More
mente-corpo

Il modello biosistemico

La Biosistemica è un modello  ad orientamento psicocorporeo  che utilizza un approccio  globale-olistico alla persona con tecniche incentrate sulla relazione,  sull’ascolto profondo, sul contatto emotivo,  sull’approfondimento dei livelli emozionale-cognitivo, sull’attivazione e sul rilassamento.

Questo modello si chiama “Bio” (corpo) “sistemico” (sitema), in quanto combina teorie neurofisiologiche (Laborit, Gellhorn, ecc) e modelli psicologici (Kohut, Stern, ecc) in un’ottica sistemica ed ha come principio fondamentale l’unità mente-corpo.

Avremo così due modalità di accesso alla persona:

  • il canale corporeo
  • il canale mentale

Il modello Biosistemico può essere, quindi, compreso attraverso le sue due componenti  “biologica” e “sistemica” e si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Nello specifico, la tecnica Biosistemica, vede ogni individuo come un sistema in equilibrio dato dall’interazione di sottosistemi organizzati dal più semplice al più complesso (dalle molecole alle funzioni mentali superiori) ed è proprio per questo motivo che nel lavoro clinico è fondamentale il recupero dell’integrazione dei vari sistemi per ritrovare un equilibrio funzionale.

L’emozione riflette lo squilibrio funzionale quando la persona ha difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare i propri stati emotivi e vive sentimenti di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc. L’emozione è il prodotto di pensieri, azioni e sensazioni: una disconnessione tra questi tre livelli rappresenta un nodo emozionale.

Il contributo della teoria sistemica favorisce l’integrazione tra sistemi e sottosistemi implicati nei processi fisici, fisiologici e cognitivi: in questo modo è possibile riflettere ed intervenire, non solo sui processi individuali, ma anche su livelli più complessi come le relazioni familiari o professionali fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.

Questo è un aspetto originale del modello: l’approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

Principali teorie di riferimento

 

Teoria dell’inibizione dell’azione di Henri Laborit

Laborit sostiene che il benessere derivi da un equilibrio omeostatico tra la persona è l’ambiente; quando questo equilibrio viene a mancare, si attiva il sistema di attacco/fuga per eliminare l’elemento disturbante. Accanto a queste due modalità, abbiamo il “sistema di inibizione dell’azione” (SIA) che è un antagonista del “sistema dell’azione” (SAA) che abbiamo appena descritto. L’impossibilità di agire seguendo l’emozione, attraverso una reazione di attacco o fuga, se diventa cronica, genera una serie di squilibri psicologici e ormonali che rimangono attivati anche dopo la fine dell’episodio generando problemi al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo, al Sistema Endocrino e a quello Immunitario.

Sistema simpatico e parasimpatico di Ernst Gellhorn

ciclo simpatico/parasimpatico

Ciclo sistema simpatico/parasimpatico

Gellhorn sostiene che il Sistema Nervoso Autonomo debba funzionare alternando le sue due componenti, Sistema Simpatico e Parasimpatico, per garantire la salute fisica e mentale dell’individuo. Il Sistema Simpatico consente l’attivazione dell’azione generando energia, quello Parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico: se i due sistemi non lavorano in alternanza tra loro, avremo una scarica simultanea che creerà un nodo simpatico/parasimpatico (mancanza di coordinazione a livello psicologico) e un nodo emotivo (malessere e disagio).

Da qui possiamo capire l’importanza della curva energetica della biosistemica e l’importanza del rimbalzo da un sistema all’altro per ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona.

La Biosistemica sostiene che l’inibizione dell’azione emotiva, genera irrimediabilmente una sovrapposizione dei due sistemi, Simpatico e Parasimpatico, che si attiveranno contemporaneamente: uno produrrà energia da utilizzare per combattere o fuggire e, contemporaneamente, l’altro tenderà a portare l’organismo in uno stato di tranquillità rigenerativa.

Regolazione top-down e bottom-up: Paul D. MacLean

La regolazione “top-down” e la regolazione “bottom-up”, hanno come base il concetto di regolazione verticale dei processi di elaborazione dell’esperienza di Paul Mac Lean che divide il cervello in tre livelli: senso-motorio (parte bassa del cervello), affettivo/valutativo (sistema limbico) e cognitivo (cortecce superiori). Questi tre livelli sono interdipendenti l’uno dall’altro e agiscono come una cosa sola. In quest’ottica, avremo due modalità di funzionamento: top-down e bottom-up. La prima inizia nella corteccia e scende fino al livello senso-motorio; la seconda, molto più antica, ha inizio nella parte bassa del cervello e risale fino alla corteccia.

La biosistemica affianca alla modalità top-down, utilizzata nelle terapie classiche, la modalità bottom-up: questo permette di aiutare le persone ad alleviare i sintomi e il dolore del passato riorganizzando il proprio Sé.

Le tecniche di intervento

 

Empatia corporea e sintonizzazione

Tecnica elaborata da M. Stupiggia sulle basi delle ricerche di Stern sulla relazione madre-bambino, consiste nel rispecchiare l’altra persona attraverso i gesti, la postura, l’espressione non verbale, il tono e ritmo della voce, ecc. Questo permette di creare una profondissima sintonizzazione, tra le due persone, che favorisce empatia e fiducia nella relazione.

Ascolto profondo

Con l’espressione “ascolto profondo”, definiamo la capacità di saper ascoltare l’altro senza giudicare e accogliendo il suo disagio senza timore e di far sentire al nostro interlocutore che siamo pronti a condividere la sua sofferenza. Ascoltare profondamente non significa avere sempre la risposta giusta, ma saper accogliere le emozioni dolorose senza sentirci in obbligo di fornire una soluzione o un’interpretazione. Il senso di sollievo generato da una relazione di ascolto profondo, consente di esplorare la sofferenza e di scoprire che al suo interno ci sono delle anche potenzialità positive, cioè possibili soluzioni.

Parole-chiave

Le parole-chiave (che possono essere anche “frasi-chiave”) sono parole speciali e cariche di emotività che le persone inseriscono nelle frasi; per esempio, nella frase “Quando mi hanno detto che avrei perso il lavoro, mi è crollato il mondo addosso!”, la frase-chiave è “crollato il mondo addosso”. Il terapeuta biosistemico, ripetendo la parola-chiave, crea una camera di risonanza in cui dà eco alla carica emotiva.

Gesti-chiave

Sono le parole-chiave del corpo. Sono quei gesti che la persona fa senza rendersene conto, ma che sono carichi di significato emotivo. In questo caso, il terapeuta può rispecchiarli oppure utilizzarli per far emergere l’emozione sottostante.

Frase direzionale

E’ una frase che utilizza il terapeuta per dare una direzione da esplorare: può andare verso una direzione descrittiva, immaginativa o espressiva.

Di solito, questa tecnica, viene utilizzata dopo aver identificato la parola-chiave per esplorare meglio la componente emotiva.

Identificazione verbale

Si utilizza per superare la barriera della vergogna dell’interlocutore quando deve esprimere i propri sentimenti. Il terapeuta compie un’inversione linguistica ed espone le sue idee come se fossero espresse dal cliente. Questa tecnica aumenta l’empatia tra le due persone.

Metacomunicazione

E’ una comunicazione sull’atto di comunicare. Il terapeuta non pone domande dirette, ma chiede chiarimenti sulla frase utilizzata dal cliente. Per esempio, il cliente dice: “Mi sento molto triste”; il terapeuta evita la domanda diretta “Cosa ti ha intristito?”, ponendo invece la domanda: “Vuoi parlarmi di cosa ti ha reso molto triste?”.

Respirazione

Una profonda e corretta respirazione è il punto di partenza per poter entrare in contatto con le emozioni profonde. Il terapeuta ha il compito di “insegnare a respirare” attraverso tecniche che, se utilizzate regolarmente, modificano radicalmente il proprio rapporto con la respirazione e con il vivere l’emotività.

Messa in atto

E’ un metodo di esplorazione nello sviluppo personale che integra approcci come lo psicodramma, la gestalt, la terapia familiare, ecc. La rappresentazione in terapia di scene di vita realmente accadute, è un elemento centrale del progresso personale.

 

Il processo terapeutico: la curva biosistemica

 

Secondo J. Liss, fondatore del modello, per superare la sofferenza, è necessario arrivare a toccarne il fondo in modo tale da poter poi risalire verso uno stato di sollievo che determina l’inizio del cambiamento degli schemi disadattivi: questo processo è chiamato “curva Biosistemica”.

La curva Biosistemica coinvolge e integra diversi livelli corticali e sottocorticali attraverso il corpo e la parola favorendo benessere nella persona.

curva bioenergetica

La curva Biosistemica

L’evoluzione energetica della curva si può dividere in due fasi.

La prima fase si basa sull’approfondimento del problema, sull’esplorazione del vissuto personale e sull’espressione delle emozioni bloccate ed è composta da 5 stadi:

  • Concentrazione: è la fase in cui si crea il rapporto di fiducia tra cliente e terapeuta; il cliente si deve sentire ascoltato, non giudicato e sostenuto mentre il terapeuta deve accettare il vissuto del cliente, i suoi pensieri, le credenze, le emozioni, ecc. E’ la fase in cui il cliente focalizza il centro del problema e ne entra in contatto.
  • Intensificazione: delle emozioni espresse dal cliente durante la seduta, nel qui e ora, fino ad arrivare alla liberazione catartica attraverso particolari tecniche. Accompagnare il cliente nell’intensificazione, lo aiuta a tollerare anche il superamento dei limiti della finestra di tolleranza[1].
  • Approfondimento: è contemporaneo all’intensificazione e consiste nell’approfondimento delle emozioni attraverso vari livelli come immaginazione, sensazione, movimento, emozione, cognitivo, Sè-Altro.
  • Fondo: è il contatto con la parte più intima e dolorosa dell’esperienza emotiva; richiede la capacità di lasciarsi andare che si può raggiungere solo con una relazione di fiducia col terapeuta. L’esperienza di “toccare il fondo”, di solito, è accompagnata da sintomi fisici come tremore, senso di svenimento, movimenti involontari del corpo, cambiamento di respirazione, ecc.
  • Sollievo: rappresenta un’esperienza di transizione tra il dolore appena vissuto e una nuova visione del problema; si manifesta come una sensazione di benessere psico-fisico ed emotivo.

La seconda fase serve a ricostruire e a trovare nuove soluzioni ed è composta da 3 stadi:

  • Nuova iniziativa: è la fase della pianificazione di nuovi obiettivi, vengono attivate le risorse interne per risolvere il problema e si attuano nuovi comportamenti che servono ad apprendere, in modo attivo, nuovi schemi.
  • Nuovo vissuto positivo: è la conseguenza dell’azione data dalla creazione di nuove iniziative; creare un nuovo vissuto positivo serve a costruire dentro di sé significati esistenziali più positivi e funzionali.
  • Benessere e nuove capacità: è la parte finale della curva biosistemica e consiste nell’apprendere la capacità di autoregolare le proprie emozioni e nello sviluppare nuove abilità pratiche per gestire i problemi. A questo punto, il cliente, potrà accedere ad uno stato di benessere globale: benessere corporeo, pensieri positivi, nuovi modi di vedere il rapporto con le altre persone, ecc.

 


[1]   La regolazione emotiva avviene in base alla nostra personale finestra di tolleranza che delimita i confini entro i quali possiamo tollerare una determinata emozione senza compromettere il sistema. Il superamento di questi limiti porta alla disorganizzazione. Oltrepassando il limite superiore, si avrà un’iperattivazione e, al contrario, oltrepassando il limite inferiore si cadrà in uno stato di torpore; in queste zone “esterne” la corteccia viene disattivata e prevalgono reazioni automatiche e riflesse.

[line width=”” color=”grey”]

 

Per iniziare un percorso di psicoterapia corporea:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 [line width=”” color=”grey”]
 
logo biosistemica
Per maggiori informazioni sul modello e sui corsi di psicoterapia:
S.I.B. Società Italiana di Biosistemica

 

 

Libri consigliati

 

Il Corpo Violato
€ 18

Il Benessere nelle Emozioni
€ 20

Il Corpo e la Parola
€ 28

Read More
mani

Il ruolo dello stress nella malattia oncologica

Il cancro viene considerato come una serie sequenziale di eventi stressanti che coinvolge tutti gli aspetti dell’esistenza.

mani

A partire dalla comunicazione della diagnosi e dai momenti immediatamente successivi alla stessa, si innesca una catena di stressors che investe la persona nella sua interezza generando sentimenti come la paura della morte e la preoccupazione per quello che dovranno affrontare i familiari durante e dopo la malattia. A tutto ciò, si va ad aggiungere il peso di trattamenti particolarmente aggressivi (chemioterapia, radioterapia, chirurgia, ecc..), associati alla cura del cancro, che colpiscono direttamente il corpo della persona malata provocandole dolore e sofferenza fisica oltre a una distorsione l’immagine di sé.

In questo scenario devastante, la vita (a livello fisico, sociale, lavorativo, sessuale, familiare e spirituale) cambia in un istante: le semplici azioni quotidiane potrebbero trasformarsi in una sfida portando la persona malata a provare forti emozioni collegate allo stress (frustrazione, rabbia, impotenza, desolazione..) che possono sfociare in disturbi più gravi tanto da poter affermate che circa il 50% dei pazienti con patologie tumorali presenta livelli di stress gravi al punto di rispondere ai criteri per una diagnosi psichiatrica (Morris, Greer et al., 1977). La situazione di stress costante e prolungata nel tempo che sperimentano i pazienti oncologici è particolarmente correlata all’emergere di disturbi dell’umore o di ansia: tali patologie rientrano della sfera mentale, ma, come suggeriscono gli studi sulla PNEI* (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), vanno a colpire l’intero organismo provocando alterazioni biochimiche e strutturali in tutti i sistemi del corpo (nervoso, immunitario ed endocrino).

Ma cosa succede dentro di noi?

In situazioni di forte stress, l’organismo, sentendosi pressato dalle forti richieste ambientali, reagisce mettendo in gioco tutte le risorse che possiede.

L’ipotalamo, che è la parte del cervello deputata al mantenimento dell’equilibrio interno (omeostasi), agisce sul Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e sul Sistema Endocrino producendo tre effetti immediati:

  • Secrezione di ormoni specifici (cortisolo, adrenalina e noradrenalina) in una quantità di 10 volte maggiore al normale;
  • Attivazione de Sistema Nervoso Simpatico che produce un’attivazione dell’organismo (accelerazione del battito cardiaco, aumento della respirazione, irrorazione dell’apparato muscolo-scheletrico, ecc..);
  • Produzione di beta endorfine per innalzare la soglia del dolore.

Se la fase di resistenza allo stress non si risolve in tempi brevi, avremo un’attivazione maggiore dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (asse HPA) che prepara l’organismo ad una situazione biologica e comportamentale detta “fly or fight”, attacco o fuga.

L’evento fondamentale di questa condizione è la sovrapproduzione di cortisolo che ha, come conseguenza, la soppressione delle difese immunitarie.

Se l’organismo non ritorna ad uno stato di omeostasi, si entra in una fase, detta di esaurimento, che consiste in un’attivazione stabile dell’asse HPA e ad una conseguente alterazione strutturale dell’organismo.

bilancia sassi

Queste considerazioni rimangono valide per qualunque tipo di malattia importante a livello psicologico.

In questa situazione, risulta evidente la necessità di fronteggiare gli stati stressanti imparando a depotenziarli e a controllarli attraverso un supporto psicologico e a particolari metodi che vanno dalle più classiche tecniche di rilassamento alle più innovative forme di psicologia energetica.

In particolare, il lavoro in gruppo risulta particolarmente efficace per chi si trova ad affrontare una malattia invasiva come il cancro.

Il gruppo aiuta a superare l’isolamento sociale e ad aprirsi alle emozioni in un ambiente protetto e in cui tutti i membri condividono gli stessi vissuti.

Le stesse considerazioni possono essere fatte per chi si trova emotivamente vicino ad una persona malata; infatti, le emozioni provate sono molto simili così come i livelli di stress percepiti.

Il poter contare su un supporto sociale e il poter condividere le proprie emozioni, diminuisce lo stato di stress e, di conseguenza, migliora la salute e aumenta la qualità della vita.

 

* PNEI: la base di questa disciplina consiste nello studio delle relazioni tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo umano: il nervoso, l’endocrino e l’immunitario, e tra questi e la psiche cioè l’identità emozionale e cognitiva che contraddistingue ciascuno di noi. Si è visto che questi sistemi sono in stretta relazione tra loro per garantire l’omeostasi interna dell’organismo; quindi si può affermare che i pensieri, le emozioni, gli stili di vita influenzano direttamente le cellule e gli organi rafforzando o indebolendo il sistema immunitario, il sistema endocrino e il sistema nervoso.

 psicodramma

Per maggiori informazioni sui gruppi che svolgiamo a Torino:

 

Per un sostegno individuale puoi rivolgerti a:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
Read More