Psicologia Benessere

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fedi nuziali

Sentenza storica della Cassazione sui criteri di determinazione dell’assegno di mantenimento nel giudizio di divorzio

Con quella che può definirsi una sentenza storica, senza nutrire nessun timore di esagerare, la Corte di Cassazione ha dato impulso ad una rivoluzione copernicana in materia di diritto di famiglia.

Nella sentenza 11504/2017, infatti, la I Sezione Civile della Suprema Corte, superando l’orientamento giurisprudenziale precedente, ha stabilito il principio secondo il quale, d’ora in poi, nel giudizio di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio l’assegno di mantenimento al coniuge che ne fa richiesta dovrà essere commisurato al criterio di autosufficienza e di indipendenza economica e non più al tenore di vita mantenuto in costanza di matrimonio.

Il caso è quello di una ex moglie imprenditrice che ha proposto ricorso in Cassazione formulando domanda di attribuzione di assegno di mantenimento nei confronti dell’ex marito, già Ministro del Governo Monti. La Cassazione ha ritenuto di non accogliere tale ricorso correggendo la motivazione del giudice di secondo grado, che aveva già respinto la domanda della ex moglie in appello perchè non aveva dimostrato l’inadeguatezza dei propri redditi ai fini della conservazione del tenore di vita matrimoniale in una situazione in cui l’ex marito, successivamente allo scioglimento del matrimonio, aveva subito una contrazione dei redditi.

Secondo i giudici della Suprema Corte a far perdere il diritto all’assegno di mantenimento non è l’essere in possesso di redditi adeguati, bensì la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva’” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.

In pratica, l’assegno di mantenimento potrà essere chiesto soltanto in quei casi in cui il coniuge che formula espressa domanda sia in grado di provare di non essere in grado di procurarsi i mezzi economici sufficienti a provvedere al proprio autonomo sostentamento per ragioni obiettive..

In ordine all’accertamento della sussistenza o meno dell’autosufficienza e dell’indipendenza economica del coniuge che chiede l’assegno, i requisiti fissati dagli ermellini sono quattro: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione”.

Per quanto riguarda gli oneri probatori a carico del soggetto che richiede il mantenimento la Suprema Corte stabilisce che “mentre il possesso di redditi e cespiti patrimoniali formerà oggetto di prove documentali, soprattutto le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale formeranno oggetto di prova che può essere data con ogni mezzo idoneo, anche di natura presuntiva, fermo restando l’onere del richiedente l’assegno di allegare specificamente (e provare in caso di contestazione) le concrete iniziative assunte per il raggiungimento dell’indipendenza economica, secondo le proprie attitudini e le eventuali esperienze lavorative”.

 

Avv.to Alessandra Paola Carbone
Studio Legale Carbone
Via Di Vittorio 19C5 – 10040 Rivalta di Torino
Email: a.p.m.carbone@gmail.com

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Training Autogeno

Il Training Autogeno (TA) è una tecnica psico-corporea ideata dal neurologo berlinese e studioso di ipnosi J.H. Schultz a partire dagli anni ‘20 e da egli definita come un “metodo di autodistensione da concentrazione psichica”: attraverso lo svolgimento di specifici esercizi volti a ripristinare l’equilibrio psicofisico, si raggiungono elevati gradi di introspezione che portano ad una coscienza del proprio stato corporeo, migliorano il contatto con se stessi, aumentano le performances e alleviano disagi psicosomatici di vario tipo.

Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera per propria capacità”; il TA, dunque, non è solo una tecnica di rilassamento o di autoipnosi, ma qualcosa di più profondo che permette, con un buon allenamento, di giungere progressivamente ad una percezione sensitiva ed emotiva del proprio corpo. E’, in altri termini, un addestramento al cambiamento fisico e mentale che insegna, a chi lo pratica, a modificare alcuni processi vegetativi che normalmente non rispondono alla nostra volontà come quelli regolati dal sistema nervoso autonomo (battito cardiaco, pressione sanguigna, processi digestivi, respirazione, ecc.); questo processo prende il nome di “commutazione autogena” e si basa sul concetto dell’interdipendenza delle componenti fisiche e mentali. I mutamenti che si ottengono a livello neurofisiologico sono misurabili e rimangono stabili nel tempo favorendo una differente e migliore risposta agli eventi stressanti.

training autogeno 2

I concetti fondamentali su cui si basa il T.A possono essere così riassunti:

  1. L’organismo viene considerato nella sua globalità (unità mente-corpo);
  2. Durante lo svolgimento degli esercizi avviene un’autoregolazione delle funzioni corporee involontarie (circolazione sanguigna, processi digestivi, respirazione, ecc.) che favorisce uno stato di benessere generale e una migliore risposta agli eventi stressanti;
  3. Le immagini e i pensieri espressi mentalmente sotto forma di formule verbali inducono cambiamenti fisici misurabili, quantificabili e stabili nel tempo;
  4. La pratica del TA permette di concentrarsi sul momento presente imparando a vivere in modo più consapevole;
  5. La passività, intesa come il “lasciare andare”, permette che le formule mentali agiscano autonomamente sul corpo e sulla psiche;
  6. I risultati migliori si ottengono utilizzando il TA come tecnica preventiva.

Esercizi

Gli esercizi si dividono in “fondamentali” (pesantezza e calore) e “complementari” ( respiro, cuore, plesso solare e fronte fresca) più un esercizio propedeutico che ha come scopo quello di generare uno stato di calma.

L’esercizio della calma è il primo che viene insegnato in quanto crea un’esperienza di quiete, sia fisica che mentale, che prepara agli esercizi che seguiranno.

L’esercizio della pesantezza serve al rilassamento muscolare, mentre l’esercizio del calore favorisce la vasodilatazione e, di conseguenza, un aumento del flusso sanguigno.

L’esercizio del respiro permette di rivolgersi alla propria respirazione compiendola passivamente e imparando ad osservarsi mentre si respira senza disturbare il processo. Favorisce, inoltre, il raggiungimento di  un rilassamento molto più profondo.

L’esercizio del cuore migliora la funzione cardiovascolare e permette di completare ed intensificare lo stato di calma generale già in parte ottenuto per mezzo dei precedenti esercizi.

L’esercizio del plesso solare, attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni nella regione epigastrica, produce una distensione dell’intera muscolatura degli organi interni, soprattutto dello stomaco e dell’intestino, che provoca una maggiore tranquillità e pacatezza (come dopo un pasto), inoltre, viene favorito  il sonno. E’ stato riscontrato anche un effetto positivo sui disturbi emotivi corrispondenti agli organi controllati dal plesso solare.

L’esercizio della fronte fresca favorisce una leggera vasocostrizione nella zona frontale utile nella cura del mal di testa, inoltre, ha effetto anche sulle funzioni cerebrali sedando processi come i pensieri ossessivi e agitati, la riflessione tesa e il grado di vigilanza troppo alto.

training autogeno 3

Benefici

Con l’apprendimento del TA e un allenamento costante è possibile prevenire una lunga serie di disturbi, fisici e psicologici, e apportare significativi miglioramenti rispetto a problematiche già in atto. In particolare, è possibile:

  • Combattere i sintomi dello stress:  Il TA mette in equilibrio il Sistema Nervoso Autonomo, facilitando l’autoregolazione delle sue due componenti (Simpatico e Parasimpatico), regola il Sistema Endocrino e potenzia il Sistema Immunitario affinchè tutto l’organismo funzioni in maniera ottimale;
  • Raggiungere un grado di rilassamento molto profondo che permette, tra le altre cose, un rapido recupero di energie che equivale ad un riposo ristoratore di un paio d’ore;
  • Migliorare le prestazioni e superare più facilmente le difficoltà;
  • Alzare la soglia del dolore;
  • Favorire l’autodeterminazione (tramite formulazione di proponimenti) e raggiungere un buon grado di autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione);
  • Raggiungere un distacco emotivo che permetta di ragionare lucidamente, prendere decisioni importanti in modo più obiettivo e reagire agli eventi esterni con maggiore tranquillità;
  • Aumentare la consapevolezza relativa al proprio corpo, ai propri pensieri e alle proprie emozioni in modo da poter più facilmente ristrutturare i vissuti negativi e modificare i tratti indesiderati della propria personalità;
  • Avere intuizioni attraverso il rilassamento profondo e la comunicazione con l’inconscio.

Alcuni esempi di problematiche sulle quali la pratica del TA apporta notevoli miglioramenti:

A livello fisico:

  • Problemi cardiocircolatori: tachicardia, bradicardia, palpitazioni, aritmia, extrasistoli, ipertensione, cattiva circolazione;
  • Cefalee, emicranie;
  • Dismenorrea;
  • Disturbi dermatologici: eczemi, pruriti, psoriasi, orticaria, alopecia, ecc.;
  • Problemi legati all’area polmonare: asma, iperventilazione, senso di soffocamento;
  • Broxismo;
  • Iperidrosi ed efidrosi;
  • Problemi legati all’apparato digerente: gastrite, colon irritabile, stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiori, acidità, colecistopatie, ecc.

A livello psicologico, emotivo e comportamentale:

  • Ansia, Attacchi di Panico, Fobie, Paure;
  • Disturbi del sonno:eccessiva eccitazione, alterazione del ciclo sonno-veglia, insonnia, apnee, ecc.;
  • Disturbi della sessualità;training autogeno
  • Tic, balbuzie;
  • Raggiungimento degli obiettivi;
  • Gestione delle emozioni.

Applicazioni del TA

Oltre che per un miglioramento generale del proprio stato di salute e benessre, il TA viene ampiamente usato in ostetricia per preparare fisicamente e psicologicamente le future mamme al parto e in tutti gli ambiti in cui si vogliano migliorare le proprie prestazioni. La pratica del TA dà ottimi risultati, per esempio:

  • Nello sport: aiuta nel miglioramento delle performances attraverso la gestione dell’ansia, la compensazione del sonno, la riduzione del ritmo respiratorio, la maggior scioltezza nei movimenti, la diminuzione del rischio di contratture.
  • Nello studio: migliorano apprendimento, concentrazione e memoria, diminuiscono l’ansia d’attesa (dovuta a scadenze) e da prestazione con conseguente senso di rilassamento e naturalezza che permette di eliminare errori e fattori disturbanti durante lo studio o la prova di esame.
  • Nel lavoro: praticare regolarmente il TA permette di ridurre i sintomi dello stress (che possono provocare ipertensione, problemi cardiaci, cefalee, gastrite, depressione, ecc.), aumentare la sicurezza in sé e l’asertività, recuperere le energie più velocemente, diminuire l’aggressività e ridurre i rischi di infortunio.
  • Nell’arte: permette alle persone di esprimersi al massimo del loro potenziale creativo grazie all’eliminazione dei “fattori disturbanti” come l’ansia da prestazione, la paura di parlare in pubblico, la scarsa fiducia nelle proprie capacità, ecc.

Indicazioni generali

E’ molto importante che il TA venga insegnato da persone qualificate ed adeguatamente preparate (psicologi, medici..) in quanto le varie tecniche sono dirette alla modulazione psicofisiologica di processi neurovegetativi, dunque l’autoapprendimento è fortemente sconsigliato.

La partecipazione ai corsi permette di chiarire i dubbi che possono assalire i principianti, adattare gli esercizi alle esigenze personali e avere i giusti stimoli per applicare la tecnica con costanza e impegno. L’obiettivo dei corsi è quello di permettere agli allievi di diventare indipendenti nell’uso del TA per poter, così, migliorare il proprio stato di benessere in modo stabile, costante e sicuro.

Il TA non è indicato per le persone che hanno avuto un infarto di recente o sono a rischio di infarto, che soffrono di diabete o di gravi disturbi respiratori e che presentano condizioni mentali gravi come psicosi, disturbo ossessivo compulsivo e forte depressione.

Psicologia Benessere organizza periodicamente corsi di Training Autogeno a Torino e a Bologna. 

I nostri corsi comprendono anche l’ insegnato del Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson e la tecnica per migliorare la propria Coerenza Cardiaca oltre ad altri strumenti per il miglioramento del proprio benessere.

Per rimanere informato/a puoi iscriverti alla newsletter oppure puoi contattarci a info@psicologiabenessere.it.

Articolo scritto da:

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812

 

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Scopri quali sono le assicurazioni che rimborsano la psicoterapia

Alcune polizze assicurative coprono una buona parte delle spese (se non addirittura tutte) relative ad un percorso di psicoterapia; questo permette al beneficiario di poter affrontare anche le difficoltà legate alla sfera emotiva, e non solo quelle più prettamente mediche, risparmiando molto.

Vediamo alcune categorie professionali che beneficiano di una polizza che copre le spese relative alla psicoterapia:

GIORNALISTI iscritti alla cassa previdenziale INPGI, che abbiano stipulato la polizza integrativa CASAGIT: la polizza sanitaria integrativa dei giornalisti prevede un rimborso per le spese di psicoterapia di 30 Euro per seduta, per 30 sedute l’anno. Un rimborso globale di 900 Euro, erogabile anche per psicoterapia svolte da uno psicoterapeuta libero professionista.

Dipendenti della BANCA D’ITALIA attraverso la CASPIE (Cassa di Assistenza Sanitaria tra il Personale dell’Istituto di Emissione).

Dipendenti del GRUPPO ENEL, attraverso il  FISDE (fondi integrativo sanitario gruppo Enel): rimborsa varie prestazioni psicologiche (non solo psicoterapia) per un totale di 520 Euro annui, al valore massimo di 40 Euro a prestazione.

Dipendenti TELECOM, attraverso ASSILT (assistenza sanitaria lavoratori Telecom): rimborsa 80 sedute l’anno per un costo non precisato, per due anni consecutivi. Poi occorre attendere tre anni per accedere nuovamente al rimborso per la medesima prestazione. La psicoterapia può essere rimborsata soltanto se prescritta da una struttura pubblica di Neurologia o Neuropsichiatria, ma poi può essere svolta da qualunque psicoterapeuta iscritto ad albo. Allo scadere del primo anno è prevista una relazione da parte del terapeuta.

FASDAC (fondo assistenza sanitaria dirigenti aziende commerciali): da nomenclatore 2012 la polizza rimborsa un massimo di 50 sedute di psicoterapia l’anno, per 35 Euro ciascuna.

Altre polizze che coprono i costi della psicoterapia:

UNISALUTE di UNIPOLUna delle più grandi compagnie assicurative operanti in Italia offre prestazioni psicologiche di buon livello, ma solo nella Polizza Kasko e solo in seguito ad incidente stradale grave, che abbia provocato la morte di una persona oppure gravi lesioni fisiche dell’assicurato o dei familiari. In questi due casi, dopo una prima valutazione a domicilio da parte di uno degli psicoterapeuti convenzionati con UNIPOL, potranno essere offerte prestazione per 6 o 12 mesi, mirate alla risoluzione del disturbo post-traumatico. Le prestazioni sono assicurate presso lo studio professionale dello psicoterapeuta per un massimo di 15 sedute se l’incidente ha provocato gravi lesioni a persona diversa dall’assicurato o dai suoi familiari.

WORLD WIDE CARE di ALLIANZSi tratta di una polizza pensata soprattutto per chi vive all’estero o si sposta spesso per lavoro, e quindi necessita di una copertura sanitaria anche per le spese sanitarie in paesi diversi dall’Italia.
La polizza ha 4 piani di base. Tutti coprono i costi per la psicoterapia e le spese psichiatriche solo in regime di ricovero o day hospital, ma basta aggiungere un piano integrativo per ottenere la copertura di 30 sedute di psicoterapia all’anno.

 

Vi consiglio, in ogni caso, di controllare la vostra assicurazione sanitaria per vedere se copre le sedute di psicoterapia.

 

Fonte: Federico Zanon: http://www.federicozanon.eu

 

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EFT – Gestione delle emozioni con il tapping

Da terapeuta corporea, mi piace conoscere e sperimentare nuove tecniche che agiscono ad un livello più “energetico” che cognitivo cercando di coglierne gli aspetti essenziali e pratici per poterli integrare nel mio lavoro e nella mia vita.

In questo articolo vorrei parlarvi brevemente di EFT (Emotional Freedom Techniques), “Tecniche di Libertà Emotiva”, chiamata anche “Tapping” (picchettamento) che conosco e pratico da anni come meraviglioso strumento di supporto alla psicoterapia.

Ma che cos’è EFT e come funziona?

Nel 1980, Roger Callahan, psichiatra americano e studioso di tecniche basate sui principi della medicina tradizionale cinese (MTC), sviluppò una tecnica chiamata TFT (Thought Field Therapy), “Terapia del Campo Mentale” che consisteva nel picchiettare con le dita alcuni punti del corpo posizionati sui meridiani energetici in base a particolari sequenze (“algoritmi”) diversificate in base al disturbo da trattare. Il TFT era una tecnica molto complessa da eseguire da soli, così, negli anni ’90, Gary Craig, ingegnere ed esperto di PNL (Programmazione Neurolinguistica) nonché studente di Callahan, cercando di semplificare le sequenze di picchettamenti per rendere il metodo fruibile a tutti, scoprì che si potevano ottenere gli stessi risultati anche stimolando solamente il primo punto di ciascuno dei 14 meridiani. Craig chiamò il suo nuovo metodo “EFT” e decise di divulgarlo gratuitamente per dare a tutti l’opportunità di stare meglio e vivere più sereni.

Punti eft tapping

Molto in sintesi, il principio che sta alla base di EFT è che ogni disturbo è legato ad un blocco nella circolazione energetica e che tale blocco può essere sciolto attraverso il picchettamento o “tapping” di particolari punti posti sui meridiani energetici il tutto mantenendo sempre focalizzata l’attenzione sul “problema” da risolvere. In questo modo si ottiene la riattivazione della circolazione energetica che porta il sistema mente e corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

Facendo ricerche in rete sembra che EFT curi tutti i mali. E’ vero? Non lo so e faccio molta fatica a crederci. Per quello che mi riguarda, voglio parlare solo di ciò che ho realmente sperimentato, su di me o sulle persone che seguo, e cioè che questa tecnica è pienamente efficace nel rilassamento, soprattutto muscolare, e che è un valido strumento da utilizzare nella gestione delle emozioni e nel favorire i collegamenti tra le emozioni e gli eventi che influenzano il benessere della persona.

Un’esperienza reale di tapping

Un giorno, una persona che ho seguito per parecchio tempo (che chiamerò M. per questioni di privacy) e con cui avevamo un ottimo rapporto di fiducia, mi ha detto che aveva imparato EFT su internet e che lo usava da qualche settimana per cercare di gestire le proprie emozioni legate al momento difficile che stava attraversando. Mi disse che gli effetti di EFT erano molto buoni, ma che c’era sempre un “qualcosa” che rimaneva lì, all’altezza del petto, in cerca di una via d’uscita: era come un “groviglio di emozioni” bloccate tra petto e gola. Abbiamo deciso di provare ad utilizzare EFT insieme durante le successive sedute: M. sceglieva da dove partire (un pensiero, un’emozione, un piccolo dolore..) e io lo seguivo ponendo domande di approfondimento o piccoli interventi corporei. Dopo un paio di “giri” di tapping, le emozioni hanno trovato ogni volta una via d’uscita attraverso la voce e il pianto dovuto alla liberazione del dolore bloccato nel corpo. Ad ogni seduta, un pezzo di dolore veniva “buttato fuori”, elaborato, accettato ed integrato da M. fino alla liberazione totale di quel groviglio che stava diventando una presenza sempre più ingombrante nella sua vita.

EFT è adatto a tutti, ma non è accettato da tutti: alcune persone, almeno nella fase iniziale della terapia, hanno bisogno di un lavoro più orientato al cognitivo che al corporeo; bisogna rispettare tempi e modi di ognuno per poter costruire un rapporto di fiducia che permetta di lavorare insieme verso un obiettivo comune: ritrovare la serenità e il benessere.

Per chi volesse approfondire l’argomento, segnalo il sito web di Andrea Fredi da cui ho imparato la tecnica: www.eft-italia.it

Dott.ssa Sarah Pederboni
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Separazione e divorzio: dai tribunali agli ufficiali di stato civile

Con l’entrata in vigore, l’11 dicembre scorso, del D.L. n. 132/2014, separarsi e divorziare in modo consensuale è diventato più veloce ed economico.
Ora,infatti, oltre che nelle aule dei tribunali, i coniugi possono decidere di dirsi addio anche utilizzando le forme della cosiddetta “Convenzione di negoziazione assistita”, da redarsi ad opera dei propri legali davanti ai quali se ne effettuerà la sottoscrizione, oppure recandosi semplicemente di fronte all’ufficiale di stato civile.

 

divorzio
Ma analizziamole nello specifico.
La procedura di negoziazione assistita consiste essenzialmente nel raggiungimento di un accordo, sottoscritto dai coniugi, con il quale essi convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere la controversia in via amichevole: tale accordo verrà redatto dall’avvocato (che dovrà essere uno per parte) e andrà a sancire e regolamentare la separazione o il divorzio, producendo i medesimi effetti di una sentenza giudiziale.
Le coppie che desiderano separarsi o divorziare potranno accedere alla convenzione di negoziazione assistita indipendentemente dall’esistenza o meno di figli, siano essi già maggiorenni oppure minorenni, maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
Il suddetto accordo sarà poi trasmesso, a cura dell’avvocato,prima al Procuratore della Repubblica il quale, accertata la sussistenza delle condizioni e dei requisiti di legge, emetterà un nulla osta e, successivamente, all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio risulta iscritto o trascritto, che opererà le trascrizioni di legge.
Qualora invece il matrimonio fosse caratterizzato dall’assenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti, e ove la separazione non comporti alcun patto di trasferimento patrimoniale (uso della casa coniugale, assegno di mantenimento o altre utilità economiche), sarà sufficiente, per i coniugi, rivolgersi all’ufficiale di stato civile del comune di residenza di uno dei due, o del comune in cui l’atto di matrimonio è stato iscritto o trascritto, e dichiarare di volersi separare o divorziare.
La suddetta procedura si esaurisce in soli due incontri: nel primo i coniugi provvedono a sottoscrivere l’accordo di separazione davanti all’ufficiale di stato civile, nel secondo, che avverrà entro trenta giorni, confermano la loro volontà di procedere con la separazione o il divorzio sulla base dell’accordo, che sarà poi trascritto nei registri matrimoniali.
Utilizzando questa modalità gli unici costi, fatta eccezione per la presenza di un avvocato che resta tuttavia facoltativa, sono i 16,00 € da corrispondere all’ufficiale di stato civile al momento della sottoscrizione dell’atto contenente la conclusione dell’accordo, a titolo di diritto fisso.

 

Divorzio

 

Questa riforma, detta del “divorzio facile”, ha indubbiamente semplificato la vita delle coppie: secondo una stima dell’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani), infatti, gli addii consensuali rappresentano oggi il 70 per cento e la possibilità di risolvere tutto fuori dalle aule dei tribunali mira a contribuire ad abbassare il naturale livello di conflittualità e di stress.
Un’ultima, doverosa, precisazione: questa riforma non ha modificato i tempi per poter richiedere il divorzio, che, ad oggi, restano di tre anni dall’avvenuta separazione.
L’evoluzione di tale riforma nel “divorzio breve”, con l’abolizione cioè dei tre anni di separazione, costituirebbe certamente il vero cambiamento nella disciplina dell’addio consensuale.

 

Avv. Federico Guernelli, Foro di Bologna

 

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Salvare la coppia e ritrovare l’armonia

Nell’articolo precedente abbiamo parlato degli elementi che contribuiscono a distruggere la coppia, “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”, che sono: la critica, il disprezzo, il contrattacco e il muro di silenzio. Ora andremo a vedere quali possono essere le strategie per non cadere nella spirale distruttiva e per cercare di ritrovare un sano equilibrio nella coppia.

Consigli e strategie

Critica

Abbiamo visto che la critica nasce da una rabbia cresciuta in silenzio, alimentata dall’indifferenza del partner, che crea uno stato di frustrazione continuato nel tempo.

La prima cosa che è opportuno sforzarsi di fare è il riconoscere la propria rabbia e le proprie frustrazioni, esaminandole attentamente, nel tentativo di coglierne le ragioni più profonde; la seconda è discuterne subito con il partner evitando che le questioni irrisolte si accumulino.

Quando esprimete le vostre emozioni, tenete conto dei seguenti consigli:

  1. Evitate di offendere il partner nella sua personalità, ma basatevi unicamente sui fatti;
  2. Evitate di utilizzare termini assoluti come “sei sempre”, “non sei mai”, “non mi sarei mai aspettato/a che”, ecc.;
  3. Comunicate le vostre emozioni e come vi siete sentiti quando il vostro compagno/a si è comportato in un certo modo.

Ricordate che la critica, se comunicata nella giusta maniera, può essere una grande risorsa per il rapporto di coppia!

coppia felice

Disprezzo

Quando in una coppia entra il disprezzo, bisogna fare appello ad una forte energia per riuscire ad invertire la rotta.

Oltre alle strategie che abbiamo visto per la critica, un buon punto di partenza per non cadere in trappola è quello di prestare molta attenzione alle proprie emozioni e agli schemi ripetitivi che nascono in voi: quando vi accorgete che stanno arrivando i pensieri meschini verso il vostro compagno/a, fermatevi un attimo e pensate ai suoi aspetti positivi e a ciò che vi ha fatto innamorare di lei/lui. Provate ora a sostituire le idee insultanti e le ipotesi di vendetta con frasi più amorevoli come: “anche se odio queste caratteristiche (specificare quali), ce ne sono altre che hanno un grande valore e che amo di lei/lui come…gioia di vivere, onestà, intelligenza, fedeltà.. (specificare quali).

Una volta depotenziate le emozioni negative, potrete pensare di parlare insieme, senza ferirvi, di ciò che non vi piace per cercare una soluzione che sia accettata da entrambi.

Contrattacco

Abbiamo visto che, quando si viene attaccati, prende il sopravvento la nostra parte limbica, il cervello emotivo, che lascia poco spazio alla razionalità. Anche in questo caso, è necessario togliersi dall’identificazione (che avviene quando si è preda delle emozioni) e provare a fare appello a quel briciolo di razionalità che ci rimane; solo così potremo riuscire ad ascoltare attentamente le parole del partner cogliendone le utilissime informazioni che ci vengono comunicate, anche se in termini troppo forti. Il segreto è quello di non pensare all’attacco in sé per sè, ma alla ricerca di una minima verità in ciò che ci viene contestato: potremmo scoprire qualcosa di noi e del nostro rapporto a due che non abbiamo mai considerato e parlarne insieme.

Muro di silenzio

Muro di silenzio coppia

Il muro di silenzio segna le fasi finali di un rapporto, ma si può sempre cercare di sistemare le cose facendosi un esame di coscienza e considerando le responsabilità che si hanno nell’essere arrivati a questo punto.

Il consiglio è:

  • se siete voi ad aver eretto il muro di silenzio: fate uno sforzo per ritrovare il dialogo e per rispondere al partner quando cerca un contatto;
  • se siete la persona che cerca di comunicare: fate attenzione al modo in cui lo fate e alle parole che utilizzate per mettervi in contatto con l’altro.

Una volta abbassato il muro, si può iniziare ad ascoltare l’altro in modo empatico ed esprimendo le proprie emozioni come abbiamo visto in precedenza.

 

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812

 

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Il sonno del mio bambino: perchè tanti risvegli notturni?

Luigi ha 5 mesi. E’ un bambino curioso, allegro, sorridente. La notte però non ci fa dormire, si sveglia continuamente con pianti e urla fino a che non lo prendo in braccio, dorme due ore e poi si sveglia di nuovo. Ma perché non dorme tutta la notte?”

Erika, mamma di Luigi

problemi sonno bambini

Questa l’accorata richiesta di aiuto di una mamma comprensibilmente stanca e confusa su cosa accada di notte con il suo bambino. Vediamo insieme alcune concetti generali sul sonno infantile per capire meglio cosa succede nei primi anni di vita, tanto da far perdere il sonno ai genitori.

Il sonno di un bambino, fino ai 3-4 anni di vita, è diverso da quello di un adulto per diversi aspetti:

  • cicli di sonno più brevi (durata di 50/60 min contro i 90 min di un adulto) e quindi più numerosi;
  • risvegli fisiologici tra un ciclo e l’altro ma anche all’interno di uno stesso ciclo nel passaggio dalla fase NREM (fase di sonno profondo) a quella REM (fase di sonno leggero);
  • una maggiore durata della fase REM nei primi mesi di vita che poi diminuisce progressivamente per attestarsi a quella degli adulti; per un neonato, la fase REM è fondamentale sia perché durante essa si verifica un incremento dello sviluppo cerebrale e fisico, sia perché, essendo una fase di sonno leggero, permette al bambino di svegliarsi e segnalare una serie di bisogni che necessitano di essere soddisfatti: fame, dolore, freddo…

Oltre ai fattori fisiologici vanno poi considerati gli eventi esterni che possono causare dei risvegli notturni: gli scatti di crescita, ad es. quello intorno ai 4-5 mesi quando le capacità visive e i movimenti intenzionali migliorano per cui il neonato è più attivo e attratto dal mondo esterno, l’eruzione dei dentini, la nascita di un fratellino…

In linea generale, si può quindi dire che, fino ai 3-4 anni di età del bambino, è irrealistico aspettarsi che il bambino dorma tutta la notte (e anzi può essere fonte di frustrazione); i risvegli sono di norma fisiologici ed è importante che l’adulto li rispetti senza interferire (ad es. non svegliando il bambino di giorno per il timore che dorma di meno la notte) per far sì che lo sviluppo proceda in modo naturale.

Con questo non significa che i genitori devono rassegnarsi a passare i successivi 3-4 anni impotenti e sempre stanchi per tutte le ore di sonno perdute. Piuttosto, conoscere la fisiologia del sonno del proprio bambino può aiutare il genitore ad accettare che per alcuni anni il proprio sonno non potrà essere quello di un tempo e ad assecondare lo sviluppo dei ritmi fisiologici del suo bambino.

Certamente, non è fisiologico che un bambino si svegli 10 volte in una notte o impieghi oltre un’ora a riaddormentarsi. Per queste situazioni e per quelle descritte precedentemente in cui il genitore vive un momento di particolare fatica e confusione, il confronto con un consulente del sonno infantile può aiutare la famiglia in questione ad individuare delle modalità che permettano a tutti di dormire più a lungo e più serenamente.

Per maggiori informazioni o necessità, potete contattarmi e ne parleremo insieme.

Dott.ssa Elisabetta Colucci, psicologa e consulente del sonno infantile

 

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Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?

Il Pensatore

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: “Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?”

“Gridano perchè perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore
“Bene, gridiamo perchè desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo
E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:” Voi sapete perchè si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.

D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè ?
Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola.
A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
I loro cuori si intendono. È questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”

In fine il pensatore concluse dicendo:
“Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in
cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

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Perché la coppia entra in crisi

A volte, anche le coppie più innamorate, possono passare momenti di crisi e di dubbio che, se non affrontati nel modo giusto, portano alla rottura e alla separazione.

In questo articolo vi voglio parlare dei quattro elementi che annientano la coppia al loro passaggio e che, per questo motivo, J. Gottman chiama “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Essi sono: la critica, il disprezzo, il contrattacco e il muro di silenzio.

Vediamoli uno ad uno per comprenderne meglio il significato e l’impatto che hanno sulla coppia.

Critica

La critica consiste nel lamentarsi con il partner attaccando la sua identità invece che soffermandosi su ciò che è accaduto realmente: è l’espressione di un giudizio sulla personalità e fa sentire, chi lo riceve, come portatore di un “difetto” che non può essere cambiato in quanto appartenente al proprio “essere”. Solitamente viene espressa in termini assoluti come “Sei sempre in ritardo!”, “Non mi aiuti mai!”, ecc. ed utilizzando il verbo “essere”. La critica è molto di più di una semplice lamentela, spesso è l’espressione di una rabbia cresciuta in silenzio e alimentata dall’indifferenza del partner: quando la frustrazione diventa intollerabile, può esplodere in un crescendo di critiche che preparano il terreno al secondo cavaliere, il disprezzo.

crisi coppia

Disprezzo

Il disprezzo è l’elemento più pericoloso per la stabilità della coppia, è una critica all’ennesima potenza e, solitamente, nasce dalla disapprovazione per alcuni comportamenti del partner; questi comportamenti, ripetuti nel tempo, vanno ad alimentare un crescendo di pensieri meschini che sfociano in un desiderio di vendetta più o meno cosciente. Il disprezzo si manifesta attraverso insulti (“sei una stupida!”), offese (“sei un fallito”), sarcasmo (“se lavorassi tanto quanto racconti, saremmo ricchi!”) o, più semplicemente, attraverso il linguaggio del corpo (piccole smorfie, gesti come andare via quando l’altro sta parlando, ecc). Il sentirsi disprezzato dalla persona a cui si vuole ancora bene, colpisce direttamente il corpo e la sua fisiologia creando un’agitazione emotiva che ostacola il dialogo: la reazione più evidente è l’accelerazione del battito cardiaco che può arrivare a superare anche i 110 battiti al minuto! Una volta che si è installato il meccanismo del disprezzo, per la coppia sarà sempre più difficile ricordare l’amore che un tempo li aveva fatti unire.

Contrattacco

Quando le liti si trasformano in veri e propri attacchi verbali, nel partner colpito, si innesca una reazione fisiologica e arcaica chiamata fight or flight, attacca o fuggi (reazione descritta negli anni 30 dal fisiologo americano Walter B. Cannon), che porta a due, sole, possibili risposte: il contrattacco o la sopraffazione. Nel primo caso, si avrà un crescendo di ostilità e violenza da parte di entrambi i membri della coppia che, determinati ad avere la meglio sul “rivale”, non lasceranno il “campo di battaglia” finchè l’altro non cederà: questo comportamento, ripetuto nel tempo, porta alla distruzione della relazione o, nel peggiore dei casi, ad un vero e proprio attacco fisico. Nel secondo caso, invece, il partner non riuscirà a reagire e ne uscirà ferito ed umiliato intimamente. In entrambi i casi, si crea, nella coppia, una frattura emotiva sempre più profonda e sempre più difficilmente sanabile.

Muro di silenzio

Il muro di silenzio, solitamente, segna la fine di un rapporto dominato da critiche, disprezzo e aggressività. Dopo mesi di ostilità, uno dei due partner si distacca emotivamente dalla situazione e abbandona la “battaglia” chiudendosi nell’indifferenza e nel silenzio quando l’altro cerca un contatto. I segnali tipici di questa fase possono essere: leggere il giornale, guardarsi i piedi, scrivere un sms o svolgere una qualsivoglia attività quando l’altro parla. Il partner ignorato cercherà di alzare sempre di più la voce per farsi ascoltare e per manifestare il dolore che prova, ma senza risultati. Anche in questo caso, si innesca un vortice verso il basso che si alimenta di frustrazione, rabbia, rifiuto e sentimenti ostili che, se non viene fermato in tempo, può portare alla violenza fisica come culmine di un’estrema disperazione interiore.

Coppia in crisi

Prima la coppia, o uno dei due partner, si accorge della presenza dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse”, più possibilità ci sono di riuscire a salvare il rapporto e di riuscire a vivere più serenamente insieme.

Nel prossimo articolo, parleremo delle strategie che si possono mettere in atto per prevenire o contenere il disagio e per muovere i primi passi verso una vita di coppia serena e duratura.

 

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812

 

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Aperitivo per separati a Torino

PsicologiaBenessere ha organizzato il primo aperitivo per separati a Torino!

Spargete la voce e veniteci a trovare sabato 8 novembre dalle 17.00 alle 19.00 presso il Circolo Vizioso Arci in via San Bernardino 34/c (vicino a piazza Robillant).

Noi di PsicologiaBenessere (psicologi e avvocati) saremo presenti per rispondere ai vostri dubbi e per discutere sul tema della separazione dal punto di vista degli adulti e dei bambini/ragazzi in un clima conviviale e di amicizia.

E’ gradita la prenotazione sia telefonica che online.

Aperitivo  4€.

Per qualsiasi dubbio o domanda non esitate a contattarci al 3934100770.

Vi aspettiamo!

Aperitivo separati Torino

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Immagine uomo che mente

5 consigli per donne che vogliono scoprire se il partner sta mentendo

Quante volte vi siete chieste “mi starà dicendo la verità?” quando il vostro partner, tornato da una serata tra amici, vi racconta che non si è divertito senza di voi e che non è successo nulla di speciale.

Con questi piccoli accorgimenti potrete capire se vi sta mentendo o se non è stato del tutto sincero, ma fate attenzione prima di scaraventargli un piatto addosso perché il nostro corpo non mente mai, ma dobbiamo essere davvero brave a coglierne i messaggi!

Immagine uomo che mente

linguaggio corpo menzogna

1) Lo sguardo è lo specchio dell’anima

I movimenti oculari possono aiutarci a capire se il nostro partner ci sta mentendo.

Se, in risposta a una vostra domanda, il vostro compagno sposterà rapidamente lo sguardo in alto a sinistra (alla vostra sinistra), probabilmente starà cercando di inventare una storia plausibile; mentre se il suo sguardo si sposterà in alto a destra starà ricordando qualcosa che è realmente avvenuto.

Ma fate attenzione! Prima di accusare il partner di tradimento, cercate maggiori indizi!

 2) Caro, raccontami cosa hai fatto oggi

Chiedete al partner di raccontarvi la sua giornata/serata più e più volte in momenti differenti.

Una storia inventata risulterà sempre uguale, con gli stessi aneddoti e gli stessi particolari; mentre un racconto reale cambierà ogni volta perché, col passare del tempo, potranno venire in mente nuovi dettagli.

Un altro modo per smascherare il fedifrago è quello di fargli raccontare la sua giornata/serata invertendone la cronologia, cioè partendo dal momento attuale e tornando indietro: chi mente ha più difficoltà a ricordare al contrario gli eventi inventati.

Facciamo attenzione ai dettagli inseriti “a rate” perché potrebbero significare che il nostro caro partner sta costruendo una bella storiella farcita di particolari che gli sono venuti in mente in momenti successivi.

 3) Attenzione alla gola!

Se il vostro uomo, nel rispondere al terzo grado che gli state facendo, tossicchia spesso, ha raschiamenti di gola e sembra che stia boccheggiando come un pesce fuor d’acqua, probabilmente vi sta raccontando una bella bugia!

Queste reazioni sono dovute ad un irrigidimento del corpo causato dalla tensione muscolare e dall’ansia di dover raccontare una menzogna che potrebbe essere scoperta.

4) L’inconscio ci viene in aiuto

L’inconscio non è in grado di mentire e cerca di smascherare la nostra parte conscia utilizzando il corpo con il risultato che si avranno alcune incongruenze tra ciò che si dice e ciò che si fa.

Per esempio, se il nostro uomo tira indietro il busto o frappone oggetti tra noi e lui, può significare che sta cercando di “prendere le distanze” da un’affermazione che l’inconscio non condivide. Il toccarsi il viso, in particolare coprendosi la bocca, significa che non vorrebbe dire certe cose.

Se, invece, vedete che dirige i piedi verso l’uscita più prossima, sta cercando di fuggire il più lontano possibile!

 5) Il corpo non mente

Come abbiamo visto precedentemente, la mente “mente”, ma il corpo no!

Se osserviamo attentamente il fisico di un bugiardo occasionale, posiamo notare che è caratterizzato da irrigidimento, soprattutto delle mani, per evitare che la gestualità possa tradirlo. Noteremo anche che non riesce a stare fermo nello stesso punto per più di pochi istanti spostandosi da un posto all’altro nel tentativo di contenere le emozioni che scalpitano dentro di lui.

Quando si mente, il tono di voce diventa più basso e “rauco” e il linguaggio appare rallentato rispetto alla norma di quella particolare persona.

Sospettate, infine, di un improvviso e persistente prurito al naso: la tensione provocata dal mentire produce un aumento della pressione sanguigna che fa prudere il naso dei bugiardi!

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
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bambino dentro valigia

Vacanze separate?! – Dove andare

Nella prima parte degli articoli dedicati alle vacanze dei genitori separati, vi abbiamo fornito qualche utile consiglio su come comportarsi per passare un’estate all’insegna del divertimento.

Ora ci occuperemo di un’altra questione rilevante per i genitori separati che portano in vacanza i figli: dove andare?

Proviamo a dare alcune indicazioni e link utili.

DA PROVARE

LA CASA AL MARE – Una buona opzione è la casa delle vacanze, se l’avete. Potrete contare sulla familiarità del posto e sulle abitudini di sempre, in modo da non scombussolare troppe cose e per troppe volte nel vostro bambino. La forza di questa opzione sta anche nel fatto che potete proporre ad alcuni amici (magari con figli) di raggiungervi per qualche giorno: la routine peserà meno, ci saranno occasioni di condivisione e divertimento sia per gli adulti che per i bambini.

vacanza famiglia villaggio

VILLAGGI VACANZE – Il villaggio vacanze è certamente una soluzione molto gettonata; infatti nel periodo centrale dell’estate la clientela dei villaggi è formata per oltre il 50% da genitori separati con figli (anche molto piccoli), per i quali vengono strutturati servizi ad hoc. Un esempio può essere ALCATRAZ, ovvero un centro immerso nella natura umbra nel quale è possibile effettuare diversi tipi di soggiorno, fra cui alcuni ideati appositamente per genitori single con figli. Sarete invitati a partecipare ad attività e giochi da fare con i vostri bambini in un clima rilassato e sereno che permetterà non solo ai bambini di divertirsi, ma anche a voi di rilassarvi e di ritrovare un sano equilibrio. Qui tutte le informazioni.

CAMPI AVVENTURA – Partendo dal presupposto che la natura piaccia moltissimo ai bambini (e ai genitori) questi campi avventura possono essere la vacanza giusta. Si possono fare in Italia o all’estero e pur non essendo espressamente creati per le famiglie con genitori separati, sono certamente un’alternativa valida. Qui tutte le informazioni.

AVVENTURE NEL MONDO – Anche una delle più famose organizzazioni di viaggio ha lanciato una nuova linea di vacanze chiamata Family che propone viaggi organizzati per famiglie di ogni tipo, sempre sotto il segno dell’avventura nelle più svariate destinazioni. Ecco il link dove trovare tutte le informazioni.

DA EVITARE

CASA DI FAMIGLIA – Trascorrere il tempo nella casa dove viveva la famiglia unita prima della separazione non è una soluzione ideale, potrebbe confondere i bambini (soprattutto se ancora piccoli) e creare dei momenti di sconforto per gli adulti.

 CAMPEGGIO – Va bene se avete figli nell’età dell’adolescenza che hanno magari già fatto un po’ di campeggio anche per conto loro, ma con i bambini piccoli è possibile che il campeggio diventi uno stress enorme più che una vacanza rilassante. E’ rischioso soprattutto se è la prima vacanza da soli con i figli in cui è fondamentale trascorrere tempo insieme all’insegna del divertimento e della serenità.

 VIAGGIO CULTURALE – E’ sconsigliato se avete figli piccoli o adolescenti che rifiutano sistematicamente musei e monumenti: rischiate di stressarvi portandoli in giro, tentando di convincerli a vedere mostre e forzandoli a fare cose che non vogliono fare. Ne risentirebbe il vostro tempo insieme e i giorni diventerebbero altamente stressanti.

bambino dentro valigia

Parlando di vacanze e di possibili destinazioni, certamente non si possono dimenticare i problemi economici significativi delle famiglie separate con figli e le tante situazioni in cui NON SI POSSONO portare i figli in vacanza a causa di questi stessi problemi economici.

Questa condizione è spesso vissuta come una frustrazione da parte dei genitori separati ma un suggerimento importante da tenere a mente è che non dovrebbe essere così, perché ciò che conta è il rapporto che si instaura tra genitori e figli. In questo caso, infatti, si possono passare bei momenti insieme e tenere saldo un rapporto anche vivendo la quotidianità o semplicemente organizzando una gita fuori porta in compagnia dei propri figli, solo pensando a divertirsi insieme e a godere l’uno della compagnia dell’altro.

Ricordiamo che lo Sportello Separazione è a disposizione per qualsiasi informazione e per sostenere, ascoltare e supportare famiglie che affrontano le difficoltà della separazione.

A cura di Dott.ssa Alessandra De Sanctis, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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bambini spiaggia

Vacanze….. separate!!?!

In Italia, stando ai dati emersi dall’ultimo rapporto ISTAT del 2011, ci sono circa 89.000 separazioni all’anno; in più della metà sono coinvolti bambini. Questo dato ci suggerisce che ogni anno tantissimi bambini e genitori, oltre ai problemi che derivano dal vivere la separazione, si trovano ad affrontate il nodo delle “vacanze estive”.

bambini spiaggia

Di norma è il genitore con il quale non si vive abitualmente (il padre, nella grande maggioranza dei casi) a trascorrere le vacanze con i figli; spesso, questa situazione causa nel genitore alcune difficoltà, ansie e tensioni, dal momento che si trova a dover gestire i figli in una modalità “full time”, spesso senza averne alcuna esperienza. Per cercare di gestire al meglio questo particolare momento e per fare in modo che si viva con serenità, ecco alcuni suggerimenti:

  1. Focalizzarsi sui vantaggi della situazione: le vacanze insieme sono un momento importante sia per il genitore che per il figlio, poiché rappresentano una bellissima opportunità di passare del tempo insieme e conoscersi molto di più di quanto non si possa fare nei weekend prestabiliti;

  2. Trascorrere una vacanza “con” il figlio e non “per” il figlio: infatti, il bambino (o l’adolescente) sentono se il genitore trascorre volentieri le giornate con lui o se invece il suo comportamento è forzato (spesso si tende a “stra-fare per compensare la propria assenza durante l’anno).

  3. Capitolo Nuovo partner

  • ……Con?

Per poter considerare questa opzione, è importante che durante l’anno abbiate fatto conoscere il nuovo partner ai figli e che abbiate già trascorso qualche week end tutti insieme. E’ sconsigliato, infatti, considerare le vacanze come la grande occasione per portare in famiglia il nuovo compagno perché sarebbe una situazione forzata e sicuramente non utile. Durante la vacanza tutti insieme, inoltre, è importantissimo che il genitore si concentri sul bambino, ritagliando dei momenti per stare da soli o per condividere qualcosa in maniera esclusiva (ad esempio, un’escursione, un’attività divertente, una passeggiata lungo la spiaggia…) per fargli capire che il/la nuovo/a partner non è una minaccia al loro legame indissolubile.

vacanze nuovo partner

  • …….o senza?

Pensare ad una vacanza tutti insieme non sempre è l’idea migliore, soprattutto se i figli conoscono poco il nuovo partner. Il rischio è di di creare tensioni, disagi, sensi di colpa e gelosie. Per questo motivo, come sottolineato prima, a meno che la coppia non sia già collaudata e i figli inseriti all’interno del nuovo nucleo, si potrebbe pensare a vacanze separate: un periodo solo con i figli e un altro soltanto con il nuovo partner. I vantaggi saranno molteplici: nessuna rivalità/gelosia, nessun litigio e unicità del rapporto.

Un’altra questione importante per i genitori è: dove andare? Leggi l’articolo.

Ricordiamo che lo Sportello Separazione è a disposizione per qualsiasi informazione e per sostenere, ascoltare e supportare famiglie che affrontano le difficoltà della separazione.

A cura di Dott.ssa Alessandra De Sanctis, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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immagine colazione con caffè e cuore

7 piccole cose da fare per vivere meglio

Da sempre cerchiamo di comprendere il segreto per essere felici senza renderci conto che la felicità è una condizione mentale che dipende da noi e non dalle circostanze esterne.

Non è possibile pensare di essere sempre allegri, così come non è possibile essere sempre tristi, in quanto la vita è soggetta a ciclicità ed è, quindi, un continuo fluire di energie che vanno a determinare un’alternanza di momenti “positivi” e di momenti “negativi”.

Ma cosa possiamo fare per vivere meglio? immagine colazione con caffè e cuore

Ecco alcuni semplici consigli.

1) Amare e amarsi

Aprirsi all’amore è la fonte di gioia più grande.

La prima persona che dovremmo guardare con gli occhi del cuore siamo noi, con i nostri pregi e i nostri difetti che ci distinguono dagli altri. Quando impariamo ad amare noi stessi non potremo fare a meno di amare anche gli altri, vedendoli come esseri unici e speciali.

Teniamo a mente che, quando giudichiamo un’altra persona, c’è sempre sotto un’emozione figlia della paura come l’invidia, la gelosia, l’insicurezza, la rabbia.. che sono l’antitesi dell’amore.

2) Prendersi cura del proprio corpo

E’ un altro modo di amarsi.

Cerchiamo di occuparci del nostro benessere anche a livello fisico, come declamavano gli antichi, mens sana in corpore sano: un corpo malato rende infelici e un corpo sano ci fa sentire energici e vitali, è molto semplice!

Dedichiamo un po’ di tempo all’esercizio fisico facendo, per esempio, una camminata in mezzo alla natura o andando a correre: durante l’attività fisica, il nostro organismo produce endorfine che sono gli ormoni del benessere.

Dedichiamo tempo al rilassamento per diminuire lo stress ed evitare di ammalarci in futuro.

Mangiamo in modo sano ed equilibrato evitando gli eccessi, ma concedendoci delle piccole gratificazioni ogni tanto 😉

3) Fare progetti

Avere obiettivi e fare progetti crea un’aspettativa piacevole e mette un po’ di pepe alla vita.

Quando raggiungiamo un obiettivo aumenta, tra le altre cose, la nostra autostima e ci sentiamo appagati e felici.

Allo stesso modo è importante desiderare: avere la mente focalizzata su ciò che si desidera o su un obiettivo importante, attiva le nostre capacità e le nostre risorse interiori evitandoci di cadere nelle trappole della routine e nella noia.

Immagine relazioni

4) Socializzare

Avere buoni amici e una rete sociale solida, oltre a farci sentire “meno soli”, aumenta la qualità della vita e, di conseguenza, anche la sua durata.

Parlare con una persona che ci vuole bene ci permette di togliere la maschera ed essere noi stessi senza paura del giudizio.

Gli amici ci alleggeriscono dal carico emotivo che ci portiamo dietro attraverso la condivisione di esperienze, paure e gioie e senza volere niente in cambio se non il ricevere lo stesso tipo di amore.

5) Modificare il linguaggio

Spesso non ce ne accorgiamo, ma utilizziamo un linguaggio “negativo”, mettiamo in risalto le cose che “non vogliamo” o che “non ci piacciono”.

Il nostro inconscio, macchina potentissima ma schematica, non riconosce il “non” e ritiene importanti tutte le cose su cui focalizziamo la nostra attenzione.

Cerchiamo, dunque, di cambiare il nostro modo di parlare mettendo in risalto ciò che di piacevole accade nella nostra vita: possiamo farlo concentrandoci sulle cose che ci piacciono e che notiamo durante la giornata oppure desiderando cose piacevoli o giocando, come sanno fare benissimo i bambini, al “come se” (mi comporto “come se fossi felice”, “come se avessi già raggiunto il mio obiettivo”, ecc).

Infine, riempiamoci di complimenti e poniamo maggiore attenzione ai nostri pregi e a ciò che di buono sicuramente abbiamo!

6) Gratitudine

Il sentimento di gratitudine è un alleato potentissimo del nostro benessere.

Quante volte ci fermiamo a pensare alle cose o alle persone che rendono la nostra esistenza migliore? Al contrario, quante volte ci lamentiamo perché le cose non vanno come vorremmo?

Ogni sera, proviamo a compilare una lista di cose o persone a cui siamo grati cercando di entrare in uno stato di profonda gratitudine, utilizzando tutti i nostri sensi, e poi… osserviamo semplicemente cosa accade!

7) Presenza Mentale

L’unico tempo che esiste è il momento presente.

Se non avessimo la memoria, non potremmo ricordare il passato e il futuro possiamo solo ipotizzarlo in quanto non esiste ancora.

In Oriente, il concetto di “presenza” è al centro di tutte le discipline volte al benessere e alla felicità.

Proviamo a concentrarci, per qualche minuto al giorno, su ciò che sta accadendo, su quello che stiamo facendo, sul nostro respiro e su quello che succede dentro di noi.

I benefici sono assicurati!

A cura di:

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
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