Psicologia Benessere

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All posts by Dott.ssa Sarah Pederboni

Training Autogeno

Il Training Autogeno (TA) è una tecnica psico-corporea ideata dal neurologo berlinese e studioso di ipnosi J.H. Schultz a partire dagli anni ‘20 e da egli definita come un “metodo di autodistensione da concentrazione psichica”: attraverso lo svolgimento di specifici esercizi volti a ripristinare l’equilibrio psicofisico, si raggiungono elevati gradi di introspezione che portano ad una coscienza del proprio stato corporeo, migliorano il contatto con se stessi, aumentano le performances e alleviano disagi psicosomatici di vario tipo.

Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera per propria capacità”; il TA, dunque, non è solo una tecnica di rilassamento o di autoipnosi, ma qualcosa di più profondo che permette, con un buon allenamento, di giungere progressivamente ad una percezione sensitiva ed emotiva del proprio corpo. E’, in altri termini, un addestramento al cambiamento fisico e mentale che insegna, a chi lo pratica, a modificare alcuni processi vegetativi che normalmente non rispondono alla nostra volontà come quelli regolati dal sistema nervoso autonomo (battito cardiaco, pressione sanguigna, processi digestivi, respirazione, ecc.); questo processo prende il nome di “commutazione autogena” e si basa sul concetto dell’interdipendenza delle componenti fisiche e mentali. I mutamenti che si ottengono a livello neurofisiologico sono misurabili e rimangono stabili nel tempo favorendo una differente e migliore risposta agli eventi stressanti.

training autogeno 2

I concetti fondamentali su cui si basa il T.A possono essere così riassunti:

  1. L’organismo viene considerato nella sua globalità (unità mente-corpo);
  2. Durante lo svolgimento degli esercizi avviene un’autoregolazione delle funzioni corporee involontarie (circolazione sanguigna, processi digestivi, respirazione, ecc.) che favorisce uno stato di benessere generale e una migliore risposta agli eventi stressanti;
  3. Le immagini e i pensieri espressi mentalmente sotto forma di formule verbali inducono cambiamenti fisici misurabili, quantificabili e stabili nel tempo;
  4. La pratica del TA permette di concentrarsi sul momento presente imparando a vivere in modo più consapevole;
  5. La passività, intesa come il “lasciare andare”, permette che le formule mentali agiscano autonomamente sul corpo e sulla psiche;
  6. I risultati migliori si ottengono utilizzando il TA come tecnica preventiva.

Esercizi

Gli esercizi si dividono in “fondamentali” (pesantezza e calore) e “complementari” ( respiro, cuore, plesso solare e fronte fresca) più un esercizio propedeutico che ha come scopo quello di generare uno stato di calma.

L’esercizio della calma è il primo che viene insegnato in quanto crea un’esperienza di quiete, sia fisica che mentale, che prepara agli esercizi che seguiranno.

L’esercizio della pesantezza serve al rilassamento muscolare, mentre l’esercizio del calore favorisce la vasodilatazione e, di conseguenza, un aumento del flusso sanguigno.

L’esercizio del respiro permette di rivolgersi alla propria respirazione compiendola passivamente e imparando ad osservarsi mentre si respira senza disturbare il processo. Favorisce, inoltre, il raggiungimento di  un rilassamento molto più profondo.

L’esercizio del cuore migliora la funzione cardiovascolare e permette di completare ed intensificare lo stato di calma generale già in parte ottenuto per mezzo dei precedenti esercizi.

L’esercizio del plesso solare, attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni nella regione epigastrica, produce una distensione dell’intera muscolatura degli organi interni, soprattutto dello stomaco e dell’intestino, che provoca una maggiore tranquillità e pacatezza (come dopo un pasto), inoltre, viene favorito  il sonno. E’ stato riscontrato anche un effetto positivo sui disturbi emotivi corrispondenti agli organi controllati dal plesso solare.

L’esercizio della fronte fresca favorisce una leggera vasocostrizione nella zona frontale utile nella cura del mal di testa, inoltre, ha effetto anche sulle funzioni cerebrali sedando processi come i pensieri ossessivi e agitati, la riflessione tesa e il grado di vigilanza troppo alto.

training autogeno 3

Benefici

Con l’apprendimento del TA e un allenamento costante è possibile prevenire una lunga serie di disturbi, fisici e psicologici, e apportare significativi miglioramenti rispetto a problematiche già in atto. In particolare, è possibile:

  • Combattere i sintomi dello stress:  Il TA mette in equilibrio il Sistema Nervoso Autonomo, facilitando l’autoregolazione delle sue due componenti (Simpatico e Parasimpatico), regola il Sistema Endocrino e potenzia il Sistema Immunitario affinchè tutto l’organismo funzioni in maniera ottimale;
  • Raggiungere un grado di rilassamento molto profondo che permette, tra le altre cose, un rapido recupero di energie che equivale ad un riposo ristoratore di un paio d’ore;
  • Migliorare le prestazioni e superare più facilmente le difficoltà;
  • Alzare la soglia del dolore;
  • Favorire l’autodeterminazione (tramite formulazione di proponimenti) e raggiungere un buon grado di autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione);
  • Raggiungere un distacco emotivo che permetta di ragionare lucidamente, prendere decisioni importanti in modo più obiettivo e reagire agli eventi esterni con maggiore tranquillità;
  • Aumentare la consapevolezza relativa al proprio corpo, ai propri pensieri e alle proprie emozioni in modo da poter più facilmente ristrutturare i vissuti negativi e modificare i tratti indesiderati della propria personalità;
  • Avere intuizioni attraverso il rilassamento profondo e la comunicazione con l’inconscio.

Alcuni esempi di problematiche sulle quali la pratica del TA apporta notevoli miglioramenti:

A livello fisico:

  • Problemi cardiocircolatori: tachicardia, bradicardia, palpitazioni, aritmia, extrasistoli, ipertensione, cattiva circolazione;
  • Cefalee, emicranie;
  • Dismenorrea;
  • Disturbi dermatologici: eczemi, pruriti, psoriasi, orticaria, alopecia, ecc.;
  • Problemi legati all’area polmonare: asma, iperventilazione, senso di soffocamento;
  • Broxismo;
  • Iperidrosi ed efidrosi;
  • Problemi legati all’apparato digerente: gastrite, colon irritabile, stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiori, acidità, colecistopatie, ecc.

A livello psicologico, emotivo e comportamentale:

  • Ansia, Attacchi di Panico, Fobie, Paure;
  • Disturbi del sonno:eccessiva eccitazione, alterazione del ciclo sonno-veglia, insonnia, apnee, ecc.;
  • Disturbi della sessualità;training autogeno
  • Tic, balbuzie;
  • Raggiungimento degli obiettivi;
  • Gestione delle emozioni.

Applicazioni del TA

Oltre che per un miglioramento generale del proprio stato di salute e benessre, il TA viene ampiamente usato in ostetricia per preparare fisicamente e psicologicamente le future mamme al parto e in tutti gli ambiti in cui si vogliano migliorare le proprie prestazioni. La pratica del TA dà ottimi risultati, per esempio:

  • Nello sport: aiuta nel miglioramento delle performances attraverso la gestione dell’ansia, la compensazione del sonno, la riduzione del ritmo respiratorio, la maggior scioltezza nei movimenti, la diminuzione del rischio di contratture.
  • Nello studio: migliorano apprendimento, concentrazione e memoria, diminuiscono l’ansia d’attesa (dovuta a scadenze) e da prestazione con conseguente senso di rilassamento e naturalezza che permette di eliminare errori e fattori disturbanti durante lo studio o la prova di esame.
  • Nel lavoro: praticare regolarmente il TA permette di ridurre i sintomi dello stress (che possono provocare ipertensione, problemi cardiaci, cefalee, gastrite, depressione, ecc.), aumentare la sicurezza in sé e l’asertività, recuperere le energie più velocemente, diminuire l’aggressività e ridurre i rischi di infortunio.
  • Nell’arte: permette alle persone di esprimersi al massimo del loro potenziale creativo grazie all’eliminazione dei “fattori disturbanti” come l’ansia da prestazione, la paura di parlare in pubblico, la scarsa fiducia nelle proprie capacità, ecc.

Indicazioni generali

E’ molto importante che il TA venga insegnato da persone qualificate ed adeguatamente preparate (psicologi, medici..) in quanto le varie tecniche sono dirette alla modulazione psicofisiologica di processi neurovegetativi, dunque l’autoapprendimento è fortemente sconsigliato.

La partecipazione ai corsi permette di chiarire i dubbi che possono assalire i principianti, adattare gli esercizi alle esigenze personali e avere i giusti stimoli per applicare la tecnica con costanza e impegno. L’obiettivo dei corsi è quello di permettere agli allievi di diventare indipendenti nell’uso del TA per poter, così, migliorare il proprio stato di benessere in modo stabile, costante e sicuro.

Il TA non è indicato per le persone che hanno avuto un infarto di recente o sono a rischio di infarto, che soffrono di diabete o di gravi disturbi respiratori e che presentano condizioni mentali gravi come psicosi, disturbo ossessivo compulsivo e forte depressione.

Psicologia Benessere organizza periodicamente corsi di Training Autogeno a Torino e a Bologna. 

I nostri corsi comprendono anche l’ insegnato del Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson e la tecnica per migliorare la propria Coerenza Cardiaca oltre ad altri strumenti per il miglioramento del proprio benessere.

Per rimanere informato/a puoi iscriverti alla newsletter oppure puoi contattarci a info@psicologiabenessere.it.

Articolo scritto da:

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812

 

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Scopri quali sono le assicurazioni che rimborsano la psicoterapia

Alcune polizze assicurative coprono una buona parte delle spese (se non addirittura tutte) relative ad un percorso di psicoterapia; questo permette al beneficiario di poter affrontare anche le difficoltà legate alla sfera emotiva, e non solo quelle più prettamente mediche, risparmiando molto.

Vediamo alcune categorie professionali che beneficiano di una polizza che copre le spese relative alla psicoterapia:

GIORNALISTI iscritti alla cassa previdenziale INPGI, che abbiano stipulato la polizza integrativa CASAGIT: la polizza sanitaria integrativa dei giornalisti prevede un rimborso per le spese di psicoterapia di 30 Euro per seduta, per 30 sedute l’anno. Un rimborso globale di 900 Euro, erogabile anche per psicoterapia svolte da uno psicoterapeuta libero professionista.

Dipendenti della BANCA D’ITALIA attraverso la CASPIE (Cassa di Assistenza Sanitaria tra il Personale dell’Istituto di Emissione).

Dipendenti del GRUPPO ENEL, attraverso il  FISDE (fondi integrativo sanitario gruppo Enel): rimborsa varie prestazioni psicologiche (non solo psicoterapia) per un totale di 520 Euro annui, al valore massimo di 40 Euro a prestazione.

Dipendenti TELECOM, attraverso ASSILT (assistenza sanitaria lavoratori Telecom): rimborsa 80 sedute l’anno per un costo non precisato, per due anni consecutivi. Poi occorre attendere tre anni per accedere nuovamente al rimborso per la medesima prestazione. La psicoterapia può essere rimborsata soltanto se prescritta da una struttura pubblica di Neurologia o Neuropsichiatria, ma poi può essere svolta da qualunque psicoterapeuta iscritto ad albo. Allo scadere del primo anno è prevista una relazione da parte del terapeuta.

FASDAC (fondo assistenza sanitaria dirigenti aziende commerciali): da nomenclatore 2012 la polizza rimborsa un massimo di 50 sedute di psicoterapia l’anno, per 35 Euro ciascuna.

Altre polizze che coprono i costi della psicoterapia:

UNISALUTE di UNIPOLUna delle più grandi compagnie assicurative operanti in Italia offre prestazioni psicologiche di buon livello, ma solo nella Polizza Kasko e solo in seguito ad incidente stradale grave, che abbia provocato la morte di una persona oppure gravi lesioni fisiche dell’assicurato o dei familiari. In questi due casi, dopo una prima valutazione a domicilio da parte di uno degli psicoterapeuti convenzionati con UNIPOL, potranno essere offerte prestazione per 6 o 12 mesi, mirate alla risoluzione del disturbo post-traumatico. Le prestazioni sono assicurate presso lo studio professionale dello psicoterapeuta per un massimo di 15 sedute se l’incidente ha provocato gravi lesioni a persona diversa dall’assicurato o dai suoi familiari.

WORLD WIDE CARE di ALLIANZSi tratta di una polizza pensata soprattutto per chi vive all’estero o si sposta spesso per lavoro, e quindi necessita di una copertura sanitaria anche per le spese sanitarie in paesi diversi dall’Italia.
La polizza ha 4 piani di base. Tutti coprono i costi per la psicoterapia e le spese psichiatriche solo in regime di ricovero o day hospital, ma basta aggiungere un piano integrativo per ottenere la copertura di 30 sedute di psicoterapia all’anno.

 

Vi consiglio, in ogni caso, di controllare la vostra assicurazione sanitaria per vedere se copre le sedute di psicoterapia.

 

Fonte: Federico Zanon: http://www.federicozanon.eu

 

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EFT – Gestione delle emozioni con il tapping

Da terapeuta corporea, mi piace conoscere e sperimentare nuove tecniche che agiscono ad un livello più “energetico” che cognitivo cercando di coglierne gli aspetti essenziali e pratici per poterli integrare nel mio lavoro e nella mia vita.

In questo articolo vorrei parlarvi brevemente di EFT (Emotional Freedom Techniques), “Tecniche di Libertà Emotiva”, chiamata anche “Tapping” (picchettamento) che conosco e pratico da anni come meraviglioso strumento di supporto alla psicoterapia.

Ma che cos’è EFT e come funziona?

Nel 1980, Roger Callahan, psichiatra americano e studioso di tecniche basate sui principi della medicina tradizionale cinese (MTC), sviluppò una tecnica chiamata TFT (Thought Field Therapy), “Terapia del Campo Mentale” che consisteva nel picchiettare con le dita alcuni punti del corpo posizionati sui meridiani energetici in base a particolari sequenze (“algoritmi”) diversificate in base al disturbo da trattare. Il TFT era una tecnica molto complessa da eseguire da soli, così, negli anni ’90, Gary Craig, ingegnere ed esperto di PNL (Programmazione Neurolinguistica) nonché studente di Callahan, cercando di semplificare le sequenze di picchettamenti per rendere il metodo fruibile a tutti, scoprì che si potevano ottenere gli stessi risultati anche stimolando solamente il primo punto di ciascuno dei 14 meridiani. Craig chiamò il suo nuovo metodo “EFT” e decise di divulgarlo gratuitamente per dare a tutti l’opportunità di stare meglio e vivere più sereni.

Punti eft tapping

Molto in sintesi, il principio che sta alla base di EFT è che ogni disturbo è legato ad un blocco nella circolazione energetica e che tale blocco può essere sciolto attraverso il picchettamento o “tapping” di particolari punti posti sui meridiani energetici il tutto mantenendo sempre focalizzata l’attenzione sul “problema” da risolvere. In questo modo si ottiene la riattivazione della circolazione energetica che porta il sistema mente e corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

Facendo ricerche in rete sembra che EFT curi tutti i mali. E’ vero? Non lo so e faccio molta fatica a crederci. Per quello che mi riguarda, voglio parlare solo di ciò che ho realmente sperimentato, su di me o sulle persone che seguo, e cioè che questa tecnica è pienamente efficace nel rilassamento, soprattutto muscolare, e che è un valido strumento da utilizzare nella gestione delle emozioni e nel favorire i collegamenti tra le emozioni e gli eventi che influenzano il benessere della persona.

Un’esperienza reale di tapping

Un giorno, una persona che ho seguito per parecchio tempo (che chiamerò M. per questioni di privacy) e con cui avevamo un ottimo rapporto di fiducia, mi ha detto che aveva imparato EFT su internet e che lo usava da qualche settimana per cercare di gestire le proprie emozioni legate al momento difficile che stava attraversando. Mi disse che gli effetti di EFT erano molto buoni, ma che c’era sempre un “qualcosa” che rimaneva lì, all’altezza del petto, in cerca di una via d’uscita: era come un “groviglio di emozioni” bloccate tra petto e gola. Abbiamo deciso di provare ad utilizzare EFT insieme durante le successive sedute: M. sceglieva da dove partire (un pensiero, un’emozione, un piccolo dolore..) e io lo seguivo ponendo domande di approfondimento o piccoli interventi corporei. Dopo un paio di “giri” di tapping, le emozioni hanno trovato ogni volta una via d’uscita attraverso la voce e il pianto dovuto alla liberazione del dolore bloccato nel corpo. Ad ogni seduta, un pezzo di dolore veniva “buttato fuori”, elaborato, accettato ed integrato da M. fino alla liberazione totale di quel groviglio che stava diventando una presenza sempre più ingombrante nella sua vita.

EFT è adatto a tutti, ma non è accettato da tutti: alcune persone, almeno nella fase iniziale della terapia, hanno bisogno di un lavoro più orientato al cognitivo che al corporeo; bisogna rispettare tempi e modi di ognuno per poter costruire un rapporto di fiducia che permetta di lavorare insieme verso un obiettivo comune: ritrovare la serenità e il benessere.

Per chi volesse approfondire l’argomento, segnalo il sito web di Andrea Fredi da cui ho imparato la tecnica: www.eft-italia.it

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
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Salvare la coppia e ritrovare l’armonia

Nell’articolo precedente abbiamo parlato degli elementi che contribuiscono a distruggere la coppia, “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”, che sono: la critica, il disprezzo, il contrattacco e il muro di silenzio. Ora andremo a vedere quali possono essere le strategie per non cadere nella spirale distruttiva e per cercare di ritrovare un sano equilibrio nella coppia.

Consigli e strategie

Critica

Abbiamo visto che la critica nasce da una rabbia cresciuta in silenzio, alimentata dall’indifferenza del partner, che crea uno stato di frustrazione continuato nel tempo.

La prima cosa che è opportuno sforzarsi di fare è il riconoscere la propria rabbia e le proprie frustrazioni, esaminandole attentamente, nel tentativo di coglierne le ragioni più profonde; la seconda è discuterne subito con il partner evitando che le questioni irrisolte si accumulino.

Quando esprimete le vostre emozioni, tenete conto dei seguenti consigli:

  1. Evitate di offendere il partner nella sua personalità, ma basatevi unicamente sui fatti;
  2. Evitate di utilizzare termini assoluti come “sei sempre”, “non sei mai”, “non mi sarei mai aspettato/a che”, ecc.;
  3. Comunicate le vostre emozioni e come vi siete sentiti quando il vostro compagno/a si è comportato in un certo modo.

Ricordate che la critica, se comunicata nella giusta maniera, può essere una grande risorsa per il rapporto di coppia!

coppia felice

Disprezzo

Quando in una coppia entra il disprezzo, bisogna fare appello ad una forte energia per riuscire ad invertire la rotta.

Oltre alle strategie che abbiamo visto per la critica, un buon punto di partenza per non cadere in trappola è quello di prestare molta attenzione alle proprie emozioni e agli schemi ripetitivi che nascono in voi: quando vi accorgete che stanno arrivando i pensieri meschini verso il vostro compagno/a, fermatevi un attimo e pensate ai suoi aspetti positivi e a ciò che vi ha fatto innamorare di lei/lui. Provate ora a sostituire le idee insultanti e le ipotesi di vendetta con frasi più amorevoli come: “anche se odio queste caratteristiche (specificare quali), ce ne sono altre che hanno un grande valore e che amo di lei/lui come…gioia di vivere, onestà, intelligenza, fedeltà.. (specificare quali).

Una volta depotenziate le emozioni negative, potrete pensare di parlare insieme, senza ferirvi, di ciò che non vi piace per cercare una soluzione che sia accettata da entrambi.

Contrattacco

Abbiamo visto che, quando si viene attaccati, prende il sopravvento la nostra parte limbica, il cervello emotivo, che lascia poco spazio alla razionalità. Anche in questo caso, è necessario togliersi dall’identificazione (che avviene quando si è preda delle emozioni) e provare a fare appello a quel briciolo di razionalità che ci rimane; solo così potremo riuscire ad ascoltare attentamente le parole del partner cogliendone le utilissime informazioni che ci vengono comunicate, anche se in termini troppo forti. Il segreto è quello di non pensare all’attacco in sé per sè, ma alla ricerca di una minima verità in ciò che ci viene contestato: potremmo scoprire qualcosa di noi e del nostro rapporto a due che non abbiamo mai considerato e parlarne insieme.

Muro di silenzio

Muro di silenzio coppia

Il muro di silenzio segna le fasi finali di un rapporto, ma si può sempre cercare di sistemare le cose facendosi un esame di coscienza e considerando le responsabilità che si hanno nell’essere arrivati a questo punto.

Il consiglio è:

  • se siete voi ad aver eretto il muro di silenzio: fate uno sforzo per ritrovare il dialogo e per rispondere al partner quando cerca un contatto;
  • se siete la persona che cerca di comunicare: fate attenzione al modo in cui lo fate e alle parole che utilizzate per mettervi in contatto con l’altro.

Una volta abbassato il muro, si può iniziare ad ascoltare l’altro in modo empatico ed esprimendo le proprie emozioni come abbiamo visto in precedenza.

 

Dott.ssa Sarah Pederboni
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Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?

Il Pensatore

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: “Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?”

“Gridano perchè perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore
“Bene, gridiamo perchè desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo
E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:” Voi sapete perchè si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.

D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè ?
Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola.
A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
I loro cuori si intendono. È questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”

In fine il pensatore concluse dicendo:
“Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in
cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

Mahatma Gandhi

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Perché la coppia entra in crisi

A volte, anche le coppie più innamorate, possono passare momenti di crisi e di dubbio che, se non affrontati nel modo giusto, portano alla rottura e alla separazione.

In questo articolo vi voglio parlare dei quattro elementi che annientano la coppia al loro passaggio e che, per questo motivo, J. Gottman chiama “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Essi sono: la critica, il disprezzo, il contrattacco e il muro di silenzio.

Vediamoli uno ad uno per comprenderne meglio il significato e l’impatto che hanno sulla coppia.

Critica

La critica consiste nel lamentarsi con il partner attaccando la sua identità invece che soffermandosi su ciò che è accaduto realmente: è l’espressione di un giudizio sulla personalità e fa sentire, chi lo riceve, come portatore di un “difetto” che non può essere cambiato in quanto appartenente al proprio “essere”. Solitamente viene espressa in termini assoluti come “Sei sempre in ritardo!”, “Non mi aiuti mai!”, ecc. ed utilizzando il verbo “essere”. La critica è molto di più di una semplice lamentela, spesso è l’espressione di una rabbia cresciuta in silenzio e alimentata dall’indifferenza del partner: quando la frustrazione diventa intollerabile, può esplodere in un crescendo di critiche che preparano il terreno al secondo cavaliere, il disprezzo.

crisi coppia

Disprezzo

Il disprezzo è l’elemento più pericoloso per la stabilità della coppia, è una critica all’ennesima potenza e, solitamente, nasce dalla disapprovazione per alcuni comportamenti del partner; questi comportamenti, ripetuti nel tempo, vanno ad alimentare un crescendo di pensieri meschini che sfociano in un desiderio di vendetta più o meno cosciente. Il disprezzo si manifesta attraverso insulti (“sei una stupida!”), offese (“sei un fallito”), sarcasmo (“se lavorassi tanto quanto racconti, saremmo ricchi!”) o, più semplicemente, attraverso il linguaggio del corpo (piccole smorfie, gesti come andare via quando l’altro sta parlando, ecc). Il sentirsi disprezzato dalla persona a cui si vuole ancora bene, colpisce direttamente il corpo e la sua fisiologia creando un’agitazione emotiva che ostacola il dialogo: la reazione più evidente è l’accelerazione del battito cardiaco che può arrivare a superare anche i 110 battiti al minuto! Una volta che si è installato il meccanismo del disprezzo, per la coppia sarà sempre più difficile ricordare l’amore che un tempo li aveva fatti unire.

Contrattacco

Quando le liti si trasformano in veri e propri attacchi verbali, nel partner colpito, si innesca una reazione fisiologica e arcaica chiamata fight or flight, attacca o fuggi (reazione descritta negli anni 30 dal fisiologo americano Walter B. Cannon), che porta a due, sole, possibili risposte: il contrattacco o la sopraffazione. Nel primo caso, si avrà un crescendo di ostilità e violenza da parte di entrambi i membri della coppia che, determinati ad avere la meglio sul “rivale”, non lasceranno il “campo di battaglia” finchè l’altro non cederà: questo comportamento, ripetuto nel tempo, porta alla distruzione della relazione o, nel peggiore dei casi, ad un vero e proprio attacco fisico. Nel secondo caso, invece, il partner non riuscirà a reagire e ne uscirà ferito ed umiliato intimamente. In entrambi i casi, si crea, nella coppia, una frattura emotiva sempre più profonda e sempre più difficilmente sanabile.

Muro di silenzio

Il muro di silenzio, solitamente, segna la fine di un rapporto dominato da critiche, disprezzo e aggressività. Dopo mesi di ostilità, uno dei due partner si distacca emotivamente dalla situazione e abbandona la “battaglia” chiudendosi nell’indifferenza e nel silenzio quando l’altro cerca un contatto. I segnali tipici di questa fase possono essere: leggere il giornale, guardarsi i piedi, scrivere un sms o svolgere una qualsivoglia attività quando l’altro parla. Il partner ignorato cercherà di alzare sempre di più la voce per farsi ascoltare e per manifestare il dolore che prova, ma senza risultati. Anche in questo caso, si innesca un vortice verso il basso che si alimenta di frustrazione, rabbia, rifiuto e sentimenti ostili che, se non viene fermato in tempo, può portare alla violenza fisica come culmine di un’estrema disperazione interiore.

Coppia in crisi

Prima la coppia, o uno dei due partner, si accorge della presenza dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse”, più possibilità ci sono di riuscire a salvare il rapporto e di riuscire a vivere più serenamente insieme.

Nel prossimo articolo, parleremo delle strategie che si possono mettere in atto per prevenire o contenere il disagio e per muovere i primi passi verso una vita di coppia serena e duratura.

 

Dott.ssa Sarah Pederboni
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Immagine uomo che mente

5 consigli per donne che vogliono scoprire se il partner sta mentendo

Quante volte vi siete chieste “mi starà dicendo la verità?” quando il vostro partner, tornato da una serata tra amici, vi racconta che non si è divertito senza di voi e che non è successo nulla di speciale.

Con questi piccoli accorgimenti potrete capire se vi sta mentendo o se non è stato del tutto sincero, ma fate attenzione prima di scaraventargli un piatto addosso perché il nostro corpo non mente mai, ma dobbiamo essere davvero brave a coglierne i messaggi!

Immagine uomo che mente

linguaggio corpo menzogna

1) Lo sguardo è lo specchio dell’anima

I movimenti oculari possono aiutarci a capire se il nostro partner ci sta mentendo.

Se, in risposta a una vostra domanda, il vostro compagno sposterà rapidamente lo sguardo in alto a sinistra (alla vostra sinistra), probabilmente starà cercando di inventare una storia plausibile; mentre se il suo sguardo si sposterà in alto a destra starà ricordando qualcosa che è realmente avvenuto.

Ma fate attenzione! Prima di accusare il partner di tradimento, cercate maggiori indizi!

 2) Caro, raccontami cosa hai fatto oggi

Chiedete al partner di raccontarvi la sua giornata/serata più e più volte in momenti differenti.

Una storia inventata risulterà sempre uguale, con gli stessi aneddoti e gli stessi particolari; mentre un racconto reale cambierà ogni volta perché, col passare del tempo, potranno venire in mente nuovi dettagli.

Un altro modo per smascherare il fedifrago è quello di fargli raccontare la sua giornata/serata invertendone la cronologia, cioè partendo dal momento attuale e tornando indietro: chi mente ha più difficoltà a ricordare al contrario gli eventi inventati.

Facciamo attenzione ai dettagli inseriti “a rate” perché potrebbero significare che il nostro caro partner sta costruendo una bella storiella farcita di particolari che gli sono venuti in mente in momenti successivi.

 3) Attenzione alla gola!

Se il vostro uomo, nel rispondere al terzo grado che gli state facendo, tossicchia spesso, ha raschiamenti di gola e sembra che stia boccheggiando come un pesce fuor d’acqua, probabilmente vi sta raccontando una bella bugia!

Queste reazioni sono dovute ad un irrigidimento del corpo causato dalla tensione muscolare e dall’ansia di dover raccontare una menzogna che potrebbe essere scoperta.

4) L’inconscio ci viene in aiuto

L’inconscio non è in grado di mentire e cerca di smascherare la nostra parte conscia utilizzando il corpo con il risultato che si avranno alcune incongruenze tra ciò che si dice e ciò che si fa.

Per esempio, se il nostro uomo tira indietro il busto o frappone oggetti tra noi e lui, può significare che sta cercando di “prendere le distanze” da un’affermazione che l’inconscio non condivide. Il toccarsi il viso, in particolare coprendosi la bocca, significa che non vorrebbe dire certe cose.

Se, invece, vedete che dirige i piedi verso l’uscita più prossima, sta cercando di fuggire il più lontano possibile!

 5) Il corpo non mente

Come abbiamo visto precedentemente, la mente “mente”, ma il corpo no!

Se osserviamo attentamente il fisico di un bugiardo occasionale, posiamo notare che è caratterizzato da irrigidimento, soprattutto delle mani, per evitare che la gestualità possa tradirlo. Noteremo anche che non riesce a stare fermo nello stesso punto per più di pochi istanti spostandosi da un posto all’altro nel tentativo di contenere le emozioni che scalpitano dentro di lui.

Quando si mente, il tono di voce diventa più basso e “rauco” e il linguaggio appare rallentato rispetto alla norma di quella particolare persona.

Sospettate, infine, di un improvviso e persistente prurito al naso: la tensione provocata dal mentire produce un aumento della pressione sanguigna che fa prudere il naso dei bugiardi!

Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
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bambino dentro valigia

Vacanze separate?! – Dove andare

Nella prima parte degli articoli dedicati alle vacanze dei genitori separati, vi abbiamo fornito qualche utile consiglio su come comportarsi per passare un’estate all’insegna del divertimento.

Ora ci occuperemo di un’altra questione rilevante per i genitori separati che portano in vacanza i figli: dove andare?

Proviamo a dare alcune indicazioni e link utili.

DA PROVARE

LA CASA AL MARE – Una buona opzione è la casa delle vacanze, se l’avete. Potrete contare sulla familiarità del posto e sulle abitudini di sempre, in modo da non scombussolare troppe cose e per troppe volte nel vostro bambino. La forza di questa opzione sta anche nel fatto che potete proporre ad alcuni amici (magari con figli) di raggiungervi per qualche giorno: la routine peserà meno, ci saranno occasioni di condivisione e divertimento sia per gli adulti che per i bambini.

vacanza famiglia villaggio

VILLAGGI VACANZE – Il villaggio vacanze è certamente una soluzione molto gettonata; infatti nel periodo centrale dell’estate la clientela dei villaggi è formata per oltre il 50% da genitori separati con figli (anche molto piccoli), per i quali vengono strutturati servizi ad hoc. Un esempio può essere ALCATRAZ, ovvero un centro immerso nella natura umbra nel quale è possibile effettuare diversi tipi di soggiorno, fra cui alcuni ideati appositamente per genitori single con figli. Sarete invitati a partecipare ad attività e giochi da fare con i vostri bambini in un clima rilassato e sereno che permetterà non solo ai bambini di divertirsi, ma anche a voi di rilassarvi e di ritrovare un sano equilibrio. Qui tutte le informazioni.

CAMPI AVVENTURA – Partendo dal presupposto che la natura piaccia moltissimo ai bambini (e ai genitori) questi campi avventura possono essere la vacanza giusta. Si possono fare in Italia o all’estero e pur non essendo espressamente creati per le famiglie con genitori separati, sono certamente un’alternativa valida. Qui tutte le informazioni.

AVVENTURE NEL MONDO – Anche una delle più famose organizzazioni di viaggio ha lanciato una nuova linea di vacanze chiamata Family che propone viaggi organizzati per famiglie di ogni tipo, sempre sotto il segno dell’avventura nelle più svariate destinazioni. Ecco il link dove trovare tutte le informazioni.

DA EVITARE

CASA DI FAMIGLIA – Trascorrere il tempo nella casa dove viveva la famiglia unita prima della separazione non è una soluzione ideale, potrebbe confondere i bambini (soprattutto se ancora piccoli) e creare dei momenti di sconforto per gli adulti.

 CAMPEGGIO – Va bene se avete figli nell’età dell’adolescenza che hanno magari già fatto un po’ di campeggio anche per conto loro, ma con i bambini piccoli è possibile che il campeggio diventi uno stress enorme più che una vacanza rilassante. E’ rischioso soprattutto se è la prima vacanza da soli con i figli in cui è fondamentale trascorrere tempo insieme all’insegna del divertimento e della serenità.

 VIAGGIO CULTURALE – E’ sconsigliato se avete figli piccoli o adolescenti che rifiutano sistematicamente musei e monumenti: rischiate di stressarvi portandoli in giro, tentando di convincerli a vedere mostre e forzandoli a fare cose che non vogliono fare. Ne risentirebbe il vostro tempo insieme e i giorni diventerebbero altamente stressanti.

bambino dentro valigia

Parlando di vacanze e di possibili destinazioni, certamente non si possono dimenticare i problemi economici significativi delle famiglie separate con figli e le tante situazioni in cui NON SI POSSONO portare i figli in vacanza a causa di questi stessi problemi economici.

Questa condizione è spesso vissuta come una frustrazione da parte dei genitori separati ma un suggerimento importante da tenere a mente è che non dovrebbe essere così, perché ciò che conta è il rapporto che si instaura tra genitori e figli. In questo caso, infatti, si possono passare bei momenti insieme e tenere saldo un rapporto anche vivendo la quotidianità o semplicemente organizzando una gita fuori porta in compagnia dei propri figli, solo pensando a divertirsi insieme e a godere l’uno della compagnia dell’altro.

Ricordiamo che lo Sportello Separazione è a disposizione per qualsiasi informazione e per sostenere, ascoltare e supportare famiglie che affrontano le difficoltà della separazione.

A cura di Dott.ssa Alessandra De Sanctis, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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bambini spiaggia

Vacanze….. separate!!?!

In Italia, stando ai dati emersi dall’ultimo rapporto ISTAT del 2011, ci sono circa 89.000 separazioni all’anno; in più della metà sono coinvolti bambini. Questo dato ci suggerisce che ogni anno tantissimi bambini e genitori, oltre ai problemi che derivano dal vivere la separazione, si trovano ad affrontate il nodo delle “vacanze estive”.

bambini spiaggia

Di norma è il genitore con il quale non si vive abitualmente (il padre, nella grande maggioranza dei casi) a trascorrere le vacanze con i figli; spesso, questa situazione causa nel genitore alcune difficoltà, ansie e tensioni, dal momento che si trova a dover gestire i figli in una modalità “full time”, spesso senza averne alcuna esperienza. Per cercare di gestire al meglio questo particolare momento e per fare in modo che si viva con serenità, ecco alcuni suggerimenti:

  1. Focalizzarsi sui vantaggi della situazione: le vacanze insieme sono un momento importante sia per il genitore che per il figlio, poiché rappresentano una bellissima opportunità di passare del tempo insieme e conoscersi molto di più di quanto non si possa fare nei weekend prestabiliti;

  2. Trascorrere una vacanza “con” il figlio e non “per” il figlio: infatti, il bambino (o l’adolescente) sentono se il genitore trascorre volentieri le giornate con lui o se invece il suo comportamento è forzato (spesso si tende a “stra-fare per compensare la propria assenza durante l’anno).

  3. Capitolo Nuovo partner

  • ……Con?

Per poter considerare questa opzione, è importante che durante l’anno abbiate fatto conoscere il nuovo partner ai figli e che abbiate già trascorso qualche week end tutti insieme. E’ sconsigliato, infatti, considerare le vacanze come la grande occasione per portare in famiglia il nuovo compagno perché sarebbe una situazione forzata e sicuramente non utile. Durante la vacanza tutti insieme, inoltre, è importantissimo che il genitore si concentri sul bambino, ritagliando dei momenti per stare da soli o per condividere qualcosa in maniera esclusiva (ad esempio, un’escursione, un’attività divertente, una passeggiata lungo la spiaggia…) per fargli capire che il/la nuovo/a partner non è una minaccia al loro legame indissolubile.

vacanze nuovo partner

  • …….o senza?

Pensare ad una vacanza tutti insieme non sempre è l’idea migliore, soprattutto se i figli conoscono poco il nuovo partner. Il rischio è di di creare tensioni, disagi, sensi di colpa e gelosie. Per questo motivo, come sottolineato prima, a meno che la coppia non sia già collaudata e i figli inseriti all’interno del nuovo nucleo, si potrebbe pensare a vacanze separate: un periodo solo con i figli e un altro soltanto con il nuovo partner. I vantaggi saranno molteplici: nessuna rivalità/gelosia, nessun litigio e unicità del rapporto.

Un’altra questione importante per i genitori è: dove andare? Leggi l’articolo.

Ricordiamo che lo Sportello Separazione è a disposizione per qualsiasi informazione e per sostenere, ascoltare e supportare famiglie che affrontano le difficoltà della separazione.

A cura di Dott.ssa Alessandra De Sanctis, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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immagine colazione con caffè e cuore

7 piccole cose da fare per vivere meglio

Da sempre cerchiamo di comprendere il segreto per essere felici senza renderci conto che la felicità è una condizione mentale che dipende da noi e non dalle circostanze esterne.

Non è possibile pensare di essere sempre allegri, così come non è possibile essere sempre tristi, in quanto la vita è soggetta a ciclicità ed è, quindi, un continuo fluire di energie che vanno a determinare un’alternanza di momenti “positivi” e di momenti “negativi”.

Ma cosa possiamo fare per vivere meglio? immagine colazione con caffè e cuore

Ecco alcuni semplici consigli.

1) Amare e amarsi

Aprirsi all’amore è la fonte di gioia più grande.

La prima persona che dovremmo guardare con gli occhi del cuore siamo noi, con i nostri pregi e i nostri difetti che ci distinguono dagli altri. Quando impariamo ad amare noi stessi non potremo fare a meno di amare anche gli altri, vedendoli come esseri unici e speciali.

Teniamo a mente che, quando giudichiamo un’altra persona, c’è sempre sotto un’emozione figlia della paura come l’invidia, la gelosia, l’insicurezza, la rabbia.. che sono l’antitesi dell’amore.

2) Prendersi cura del proprio corpo

E’ un altro modo di amarsi.

Cerchiamo di occuparci del nostro benessere anche a livello fisico, come declamavano gli antichi, mens sana in corpore sano: un corpo malato rende infelici e un corpo sano ci fa sentire energici e vitali, è molto semplice!

Dedichiamo un po’ di tempo all’esercizio fisico facendo, per esempio, una camminata in mezzo alla natura o andando a correre: durante l’attività fisica, il nostro organismo produce endorfine che sono gli ormoni del benessere.

Dedichiamo tempo al rilassamento per diminuire lo stress ed evitare di ammalarci in futuro.

Mangiamo in modo sano ed equilibrato evitando gli eccessi, ma concedendoci delle piccole gratificazioni ogni tanto 😉

3) Fare progetti

Avere obiettivi e fare progetti crea un’aspettativa piacevole e mette un po’ di pepe alla vita.

Quando raggiungiamo un obiettivo aumenta, tra le altre cose, la nostra autostima e ci sentiamo appagati e felici.

Allo stesso modo è importante desiderare: avere la mente focalizzata su ciò che si desidera o su un obiettivo importante, attiva le nostre capacità e le nostre risorse interiori evitandoci di cadere nelle trappole della routine e nella noia.

Immagine relazioni

4) Socializzare

Avere buoni amici e una rete sociale solida, oltre a farci sentire “meno soli”, aumenta la qualità della vita e, di conseguenza, anche la sua durata.

Parlare con una persona che ci vuole bene ci permette di togliere la maschera ed essere noi stessi senza paura del giudizio.

Gli amici ci alleggeriscono dal carico emotivo che ci portiamo dietro attraverso la condivisione di esperienze, paure e gioie e senza volere niente in cambio se non il ricevere lo stesso tipo di amore.

5) Modificare il linguaggio

Spesso non ce ne accorgiamo, ma utilizziamo un linguaggio “negativo”, mettiamo in risalto le cose che “non vogliamo” o che “non ci piacciono”.

Il nostro inconscio, macchina potentissima ma schematica, non riconosce il “non” e ritiene importanti tutte le cose su cui focalizziamo la nostra attenzione.

Cerchiamo, dunque, di cambiare il nostro modo di parlare mettendo in risalto ciò che di piacevole accade nella nostra vita: possiamo farlo concentrandoci sulle cose che ci piacciono e che notiamo durante la giornata oppure desiderando cose piacevoli o giocando, come sanno fare benissimo i bambini, al “come se” (mi comporto “come se fossi felice”, “come se avessi già raggiunto il mio obiettivo”, ecc).

Infine, riempiamoci di complimenti e poniamo maggiore attenzione ai nostri pregi e a ciò che di buono sicuramente abbiamo!

6) Gratitudine

Il sentimento di gratitudine è un alleato potentissimo del nostro benessere.

Quante volte ci fermiamo a pensare alle cose o alle persone che rendono la nostra esistenza migliore? Al contrario, quante volte ci lamentiamo perché le cose non vanno come vorremmo?

Ogni sera, proviamo a compilare una lista di cose o persone a cui siamo grati cercando di entrare in uno stato di profonda gratitudine, utilizzando tutti i nostri sensi, e poi… osserviamo semplicemente cosa accade!

7) Presenza Mentale

L’unico tempo che esiste è il momento presente.

Se non avessimo la memoria, non potremmo ricordare il passato e il futuro possiamo solo ipotizzarlo in quanto non esiste ancora.

In Oriente, il concetto di “presenza” è al centro di tutte le discipline volte al benessere e alla felicità.

Proviamo a concentrarci, per qualche minuto al giorno, su ciò che sta accadendo, su quello che stiamo facendo, sul nostro respiro e su quello che succede dentro di noi.

I benefici sono assicurati!

A cura di:

Dott.ssa Sarah Pederboni
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Il trauma nella violenza sessuale

“Immaginiamo un grande meteorite che colpisca la Terra. Farebbe un buco enorme. Ecco come il trauma colpisce l’identità della persona. E se questo trauma si ripetesse come un rituale notturno, possiamo comprendere come lo spavento e il danno continuerebbe negli anni.”

(Prof. Jerome Liss)

immagine donna

Il trauma derivante dalla violenza sessuale è un evento catastrofico che colpisce direttamente l’identità della persona, si insidia nella sua intimità e la riempie di umiliazione e vergogna, ledendo il senso profondo di sé e delle proprie fondamenta.

Quando una donna viene stuprata continua a rivivere quel momento, giorno e notte, per anni; nel suo corpo si crea uno spazio riservato al vuoto e alla disperazione che non le permette più di sentirsi se stessa e di percepire il proprio corpo e i propri pensieri in maniera familiare generando una perdita del proprio potere personale e della possibilità di decidere della propria vita.

Disturbi associati al trauma da abuso sessuale 

Le donne vittime di stupro presentano, nel 90% dei casi, un Disturbo Acuto da Stress (ASD) e più di due terzi dei soggetti a cui viene diagnosticato un ASD finiscono per sviluppare, nell’arco di 2 anni dal trauma, un Disturbo Post-traumatico da Stress (Kring, Davison, Neale & Johnson, 2008).

Molte donne possono sviluppare anche i sintomi che soddisfano i criteri per un Episodio Depressivo Maggiore che, in casi estremi, può portare anche al suicidio come atto estremo di liberazione da un dolore divenuto ormai insopportabile. Inoltre, come conseguenza del trauma subito, possono emergere disturbi psicosomatici, della sfera sessuale e amorosa e alimentari.

Emozioni fondamentali del vissuto traumatico

  • Dolore per le perdite o i gravi cambiamenti indotti dall’evento nella propria vita e nelle relazioni interpersonali.
  • Distruzione del senso di sicurezza e di protezione che porta a diventare sensibili ai minimi cambiamenti come uno sguardo, il tono della voce, ecc.
  • Rabbia verso l’aggressore e i responsabili dell’evento che genera un profondo senso di sfiducia.
  • Vergogna per la condizione di disagio e impotenza in cui ci si trova che può portare all’idea che gli altri ci guardino con gli occhi della commiserazione o che ci ritengano responsabili di ciò che è accaduto (errata percezione dell’etero-stima).
  • Colpa per non essere riuscite ad evitare l’inevitabile che può compromettere seriamente l’autostima.

Il corpo violato

Come spiega M. Stupiggia: “Caratteristica comune a questi disturbi derivanti dall’abuso sessuale è, pur declinata in varie forme, quella di un attacco diretto alla corporeità, nelle sue funzioni di ricezione del piacere, di capacità di creare intimità, di procreare e accudire, di portare cioè a compimento il proprio ed altrui destino biologico e di creare relazioni significative basate sull’intimità corporea.” (“Il corpo violato”, M. Stupiggia, 2007).

Le donne che subiscono tale violenza riferiscono di non sentirsi più padrone del proprio corpo e di provare una sensazione di perdita del sé: vi è una labilità dei propri confini protettivi che le fa sentire costantemente a rischio di invasione e perennemente esposta allo sguardo e al giudizio altrui.

Nei casi di trauma si verifica una scissione mente-corpo che si manifesta, usando le parole di Peter Goldberg, con un “ritiro della mente dal corpo”, una disconnessione tra le sensazioni corporee e gli stati cognitivi che si esprime a livello fisico con tensione muscolare, senso di mancanza d’aria e sensazioni viscerali che rievocano la paura senza, però, avere una corrispondente rappresentazione mentale.

“L’abuso è da intendersi come un trauma relazionale, con la complicazione aggiuntiva del fatto che esso è un trauma particolare: accade all’interno di una relazione, anche se unica ed occasionale, e porta quindi con sé tutte quelle conseguenze presenti nelle relazioni altamente distruttive”.

“Vi sono eventi che spezzano per sempre la continuità di una vita, che diventano spartiacque di cicli di vita o che addirittura ricacciano indietro anni luce ciò che era fino a quel momento parte integrante della usuale quotidianità. Questi eventi, che sono appunto traumatici, non solo creano una voragine nella geografia esistenziale di una persona, ma producono, di riflesso, anche una lacerazione nella trama logica della percezione che il soggetto ha della sua propria vita. Detto in altre parole, questi traumi spezzano in due la vita e la rappresentazione che ne abbiamo di essa. Questi eventi ci costringono ad un grande lavoro di riaggiustamento della nostra “mappa di coscienza”, ci costringono cioè a ricomporre in altro modo tutti gli elementi del nostro Sé: pensieri, sensazioni, movimenti e tutto il resto. Dobbiamo cioè “far tornare i conti”, fare in modo che le terribili esperienze vissute vengano in qualche modo rese inoffensive, arginate o confinate da qualche parte.”

(M. Stupiggia, “Il corpo violato”, 2007).

A cura di:

 
Dott.ssa Sarah Pederboni
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Libri consigliati

 

Il Corpo Violato
€ 18

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[Approfondimento] Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post-traumatico da Stress

Il Disturbo Acuto da Stress e il Disturbo Post-traumatico da Stress differiscono sostanzialmente per la durata: il primo dura da due giorni a un mese mentre il secondo dura da un mese fino a parecchi anni.

Il disturbo si sviluppa in seguito alla partecipazione ad un evento traumatico caratterizzato da morte, minaccia di morte, gravi lesioni, minaccia all’integrità fisica propria o altrui che ha comportato sentimenti di intensa paura, impotenza o orrore.

Durante o dopo l’esperienza dell’evento stressante, l’individuo può presentare alcuni dei seguenti sintomi dissociativi:

1) sensazione soggettiva di insensibilità, distacco o assenza di reattività emozionale;

2) riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (per es., rimanere storditi);

3) derealizzazione;

4) depersonalizzazione;

L’evento viene continuamente rivissuto in maniera intrusiva e imprevedibile attraverso immagini, pensieri, percezioni, incubi, allucinazioni, episodi dissociativi di flashback che compromettono seriamente la vita della persona a livello sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Sia per quanto riguarda il disturbo acuto che il disturbo post-traumatico da stress, l’esposizione a fattori, interni o esterni, che ricordano l’esperienza traumatica possono scatenare un intenso disagio psicologico e un’elevata reattività fisiologica in quanto la peculiarità degli eventi traumatici è quella di non venire elaborati ed integrati nell’esperienza, ma incapsulati e messi da parte in una “memoria corporea” che, però, si attiva anche attraverso semplici stimoli sensoriali. Di conseguenza, la persona traumatizzata tende ad evitare gli stimoli associati al trauma (pensieri, luoghi, persone, ecc.) e può presentare una sorta di amnesia dissociativa riguardante qualche aspetto importante del trauma. Tra le altre conseguenze, spesso si possono notare una perdita di interesse per le attività che si svolgevano con piacere prima dell’evento, sensazione di non avere prospettive nel proprio futuro, sentimenti di distacco e di estraneità verso gli altri unita all’incapacità di provare sentimenti d’amore verso un’altra persona.

A livello fisico, vi è un aumento dell’arousal che porta a disturbi del sonno, irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza e risposte d’allarme esagerate.

 

Approfondimenti

 

Trauma e Psicopatologia
€ 35

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Volantino corso relazioni

Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

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Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

Le relazioni interpersonali sono al tempo stesso risorsa indispensabile per una vita armoniosa e una “palestra”, spesso molto faticosa, per allenare la consapevolezza, la gestione delle emozioni, la comunicazione  e l’autonomia.

In questo corso cercheremo di capire  come “guarire” le relazioni più difficili e dolorose e come imparare a  svilupparne  di nuove, più solide, equilibrate e felici.

Programma

• Le relazioni personali (amicizia, famiglia e coppia) e le più comuni problematiche di proiezioni, dipendenza e giochi di potere.

• La relazione con l’altro come specchio dell’ego: riconoscere e guarire le trappole della mente e della “separazione”, lasciare il diritto di esistere a sé stessi e agli altri, imparare a difendersi e sviluppare autonomia.

• La famiglia e l’autostima, le relazioni con bambini, adolescenti e ragazzi, imparare a cambiare le regole e ad essere creativi.

• La coppia e le più comuni trappole culturali. La sessualità e le aspettative. Diventare persone autonome per realizzare relazioni integre.

• L’amicizia e le relazioni sociali, timidezza e autovalutazione personale.

• La comunicazione di relazione, il linguaggio del corpo, rispettare la percezione e lo “spazio sacro” dell’altro.

Date del corso

Il prossimo corso si terrà presso l’Associazione Terradiluce di Torino il venerdì sera in orario 17,30 -19 a partire da venerdì 21 Marzo per otto incontri consecutivi.

Iscrizioni

Il corso, parte integrante della Formazione OEP3, è indicato a chi vuole imparare a gestire meglio le potenzialità personali specificamente per migliorare il benessere nell’ambito relazionale.

Il corso è a numero chiuso, i posti sono limitati.

Il contributo per i soci è di € 130, Per iscriversi è sufficente una mail e versare un acconto di € 40 in segreteria o a mezzo bonifico entro tale data, verificando la disponibilità.

Prenota il corso online: Guarire le relazioni per vivere meglio insieme

I docenti

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 
Luca Cattaneo
Naturopata, Master Trainer PNL
 
Il corso si svolgerà presso:
Associazione Terradiluce 
Via Luserna di Rorà, 3
10139 Torino 011/5824679 – 348/3882932
www.terradiluce.it – info@terradiluce.it
 
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Esercizio di coerenza cardiaca

Se desideri approfondire la conoscenza delle tecniche per aumentare la coerenza cardiaca, prenota un colloquio a Torino in cui potrai provare lo strumento di biofeedback creato dall’Heartmath Institute.

Le tecniche di coerenza cardiaca vengono insegnate anche nel corso di Training Autogeno e Rilassamento Muscolare Progressivo ideato da Psicologia Benessere.

Per maggiori informazioni contattaci al 3914386860 o info@psicologiabenessere.it.

 

Estratto dal libro: GUARIRE Una nuova strada per curare lo stress, l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi autore David Servan Schreiber (medico psichiatra) Sperling & Kupfer Editori.

Le diverse tappe di questo metodo sono state sviluppate e verificate dall’HearthMath Institute della California, un centro interamente consacrato allo studio e all’applicazione della coerenza cardiaca. Come nella tradizione dello yoga, della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento, la prima tappa dell’ esercizio consiste nel concentrare l’attenzione sull’ interiorità. Bisogna innanzi tutto astrarsi dal mondo circostante e accantonare per qualche minuto le preoccupazioni, facendole aspettare un poco, quanto basta al cuore e al cervello per ritrovare il loro equilibrio e la loro intimità.

Il modo migliore per riuscire in questa astrazione è cominciare con due respirazioni lente e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico e fanno pendere la bilancia verso il «freno» psicologico. Perché l’effetto di queste respirazioni sia massimo, si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al termine della fase di espirazione, poi fare una pausa di qualche secondo, finché l’inspirazione successiva si avvierà spontaneamente. In effetti, occorre lasciarsi portare dall’espirazione fino al punto in cui questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce leggerezza. Gli esercizi orientali di meditazione suggeriscono di continuare questa pratica centrata sul respiro il più a lungo possibile, mantenendo lo spirito libero. Per massimizzare la coerenza cardiaca, invece, è opportuno soffermarsi su questa stabilizzazione solo dodici-quindici secondi, per poi riportare coscientemente l’attenzione sulla regione cardiaca. Per questa seconda tappa, vi aiuterà immaginare di respirare attraverso il cuore (o, se non riuscite ancora a sentire il vostro cuore, attraverso la regione centrale del petto). Sempre continuando a respirare lentamente e in profondità (ovviamente senza forzare), dovete visualizzare e sentire ogni inspirazione e ogni espirazione mentre attraversano quest’organo così importante. Immaginate che l’inspirazione, nel suo passaggio, apporti l’ossigeno di cui quella parte del corpo ha tanto bisogno e che l’espirazione le permetta di liberarsi di tutte le scorie superflue, immaginate i movimenti lenti e dolci dell’inspirazione e dell’espirazione che permettono al cuore di lavarsi in questo bagno di aria pura, illuminante e calmante. Potete provare a vedere il vostro cuore come un bambino che fluttua e si muove a piacere nell’acqua tiepida, con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi; come a quel bimbo che amate e che sta giocando, voi al cuore non chiedete altro che di essere se stesso, nel suo elemento naturale, e vi limitate a osservarlo mentre si espande nel modo che gli è più congeniale, senza smettere di apportargli aria dolce e tenera. La terza tappa consiste nel collegarvi alla sensazione di calore o di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola e incoraggiandola con il pensiero e con il respiro. All’inizio questa sensazione è timida e si manifesta in modo molto discreto. Dopo anni di maltrattamento emotivo, talvolta il cuore è come un animale da lungo tempo in letargo alle prese con i primi raggi del sole primaverile.

Intorpidito e confuso, apre un occhio, poi l’altro, e si muove solo quando è certo che il clima tiepido non è solo un fatto transitorio. Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste nell’evocare direttamente un sentimento di gratitudine e lasciare che invada il petto. Il cuore è particolarmente sensibile alla gratitudine e a ogni sentimento d’amore, che sia rivolto a un essere, a un oggetto o anche all’idea di un universo benevolo. A molte persone basta visualizzare il volto di un bambino che ama e che le ama, oppure l’immagine di un animale che è loro caro. Altri, invece, trovano più facile ricordare una scena di pace in un ambiente naturale, altri ancora evocano un’azione gioiosa, come una discesa sugli sci, un tiro perfetto a golf, una virata a vela. Spesso durante questo esercizio un sorriso sale alle labbra, come se fosse nato nel petto e andasse a schiudersi sul viso: è un chiaro segnale che la coerenza è stata raggiunta. In uno studio pubblicato nell’American Journal of Cardiology, i ricercatori dell’HearthMath lnstitute hanno dimostrato che il semplice fatto di evocare un’emozione positiva, grazie a un ricordo o anche a una situazione immaginata, induce molto rapidamente la transizione della variabilità cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo, al quale segnala che nella fisiologia va tutto bene, portandogli così stabilità. A sua volta, il cervello emotivo risponde rafforzando la coerenza del battito. Questo va e vieni produce un circolo virtuale che con un po’ di allenamento permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz’ora o anche più a lungo, stabilizzando il sistema nervoso autonomo, l’equilibrio simpatico-parasimpatico. Una volta raggiunto questo stato, ci troviamo in una situazione ottimale per fronteggiare tutte le eventualità, e possiamo accedere simultaneamente alla saggezza del cervello emotivo – l’intuizione» – e alle funzioni di riflessione, di ragionamento astratto e di pianificazione del cervello cognitivo. Più ci si esercita a utilizzare questa tecnica, più diventa facile entrare in coerenza. Una volta familiarizzati con questa condizione interiore, si è per così dire capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore. Come Celeste, che parlava alla fatina dentro il suo cuore, noi possiamo farci domande tipo: «Nel fondo del mio cuore, amo davvero questa persona?» e prestare attenzione alla reazione del cuore. Se si prova un’altra ondata di calore interiore e di benessere, ciò significa quanto meno che il cuore desidera quella persona e vuole mantenere il contatto.

Se invece il cuore sembra ritrarsi un po’, se la coerenza diminuisce, vuol dire che il cuore preferisce evitarla e consacrare la sua energia ad altro. Non necessariamente quella è la soluzione migliore: dopo tutto, molte coppie attraversano momenti di crisi durante i quali il cuore vorrebbe essere altrove, almeno per un poco, prima di riconciliarsi e trovare una felicità duratura. In ogni caso, è estremamente importante essere consapevoli della preferenza del cuore a ogni passaggio della vita, perché influenza molto il presente. In questo autentico dialogo interiore, immagino il cuore come un ponte verso il nostro «io viscerale», un interprete per il cervello emotivo, improvvisamente aperto a una comunicazione diretta. Sapere se il cervello emotivo spinge in una direzione diversa da quella che si è scelta razionalmente è essenziale. Se è il caso, bisogna sforzarsi di rassicurare il cervello emotivo su altri piani, perché non si arrivi a un conflitto con il cervello cognitivo, al sabotaggio delle nostre capacità di riflessione e, infine, al caos fisiologico e alla sua conseguenza estrema, la dispersione cronica di energia.

David Servan Schreiber

 

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Coerenza cardiaca: guarire lo stress con il potere del cuore

 La coerenza cardiaca è uno stato di completa armonia tra mente e cuore.

Il nostro cuore è un organo meraviglioso, sottoposto sin dalla nascita a continui stimoli da parte del sistema nervoso autonomo che è gestito, nelle sue attività, dal cervello limbico o “cervello emotivo”, la parte di cervello che regola le funzioni biologiche indipendenti dalla nostra volontà e che è più intimamente legata alla regolazione delle emozioni.

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due componenti:

  • il sistema simpatico, deputato all’azione, si comporta come un “acceleratore” attraverso la sua funzione eccitante (produzione di adrenalina e noradrenalina) tipica delle situazioni di emergenza;
  • il sistema parasimpatico funziona, al contrario, come un “freno” inducendo stati di rilassamento e di recupero di energia.

L’attivazione simpatica determina una risposta “lotta o fuggi” che fa consumare molta energia all’organismo bloccando le reazioni digestive e di nutrimento che sono, invece, favorite dall’attività parasimpatica; in un organismo sano, i due sistemi sono perfettamente in equilibrio tra loro e si alternano armoniosamente.

Variabilità cardiaca e coerenza

La risposta del cuore a questa “ginnastica” continua nel corso della vita si definisce “variabilità cardiaca”.

Una sana variabilità cardiaca (definita coerenza) favorisce il benessere psicofisico e la buona gestione delle emozioni, migliora la concentrazione e la risposta alle frustrazioni, aumenta il tasso di DEHA (l’”ormone della giovinezza”). Al contrario, una scarsa variabilità cardiaca (tipica dello stress) è indice di confusione, aumentata reattività, scarsa concentrazione e aumento dei processi di invecchiamento e avvelenamento dell’organismo.

Il concetto di coerenza cardiaca, sposta il focus del “problema” dall’esterno all’interno: imparando a regolare la fisiologia “da dentro” possiamo rendere migliore quello che c’è fuori in termini di migliori rapporti con gli altri e di aumentata qualità della vita perché vedremo ciò che accade con occhi diversi. Quando siamo in coerenza, riusciamo a trovare rapidamente le parole più appropriate ad esprimere il nostro pensiero, ci adattiamo agli imprevisti e troviamo velocemente le soluzioni nei momenti di difficoltà; inoltre aumenta la percezione del piacere e della gratificazione, le performances, anche sessuali, migliorano così come la capacità di provare compassione.

Lo stress

L’aumento vertiginoso dello stress nella società occidentale è testimoniato dal fatto che il 75% delle consultazioni mediche quotidiane siano ormai collegate alle drammatiche conseguenze di questa ginnastica cardiaca e ormonale che contribuisce a far perdere la capacità naturale dell’organismo di azionare il “freno” del sistema parasimpatico portandolo a diventare sempre meno elastico a favore del sistema simpatico che prende il sopravvento: questa situazione fa si che il cuore inizi un processo di scarsa risposta alle emozioni favorendo la comparsa di disturbi come ipertensione, aritmie, infarti e anche malattie più gravi.

Gli ormoni prodotti nelle situazioni di stress, diventano, con il tempo, delle vere e proprie “droghe” che entrano in circolo quando si producono pensieri e sentimenti negativi, di frustrazione, preoccupazione o insoddisfazione: imparando ad armonizzare il cuore, andremo a diminuire anche tutti i disturbi (vedi approfondimento) provocati dallo stress.

Per maggiori informazioni guarda il video.

Praticare la coerenza

Più si perde coerenza, più si perde energia vitale.

Per questo motivo è molto importante imparare ad “entrare in coerenza” e per farlo basta un allenamento di 5 minuti al giorno!

In questo approfondimento puoi trovare un estratto del libro “Guarire” di David Servan-Schreiber in cui l’autore spiega come svolgere un esercizio di coerenza cardiaca.

N.B. La coerenza non è un metodo di rilassamento, ma di azione e non richiede un ambiente calmo per essere praticata!

Emozioni che aumentano la coerenza       Emozioni che diminuiscono la coerenza
  • compassione;
  • gratitudine;
  • gioia;
  • amore;
  • rabbia, collera, ira;
  • ansia, angoscia;
  • depressione, tristezza, disperazione;
  • senso di colpa;

 

Recenti studi, inoltre, hanno dimostrato che il campo energetico ed elettromagnetico del cuore si estende per  3-5 metri intorno al nostro corpo e, pertanto, migliorare la qualità della nostra variabilità cardiaca  fa bene anche a chi ci circonda!

Biofeedback

Grazie a nuovi strumenti di biofeedback che permettono di misurare e verificare la qualità della variabilità cardiaca e con l’aiuto di antiche e recenti tecniche  di rilassamento, respirazione e concentrazione è oggi possibile migliorare la qualità della propria vita e il livello di benessere, lucidità  e gestione delle emozioni.

Come funziona?

Il programma di biofeedback “EmWave Pro”, creato dall’Istituto Heartmath di Boulder Creek (California), è uno strumento in grado di fornire un grafico sul quale è possibile monitorare l’attività cardiaca e calcolarne la percentuale di coerenza; un tracciato irregolare significa che ci si trova in uno stato di ansia, stress o depressione, mentre un tracciato armonioso, ovvero quando l’alternanza tra accelerazioni e decelerazioni del ritmo cardiaco è regolare, vuol dire che siamo entrati in uno stato di coerenza cardiaca.

coerenza negativa

Mancanza di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Ottimo stato di coerenza cardiaca

Imparare la coerenza

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Attualmente puoi imparare le tecniche di coerenza cardiaca all’interno del corso di Training Autogeno e di Rilassamento Muscolare Progressivo di Torino.

Per maggiori dettagli iscriviti alla newsletter per rimanere informato.

 

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[Approfondimento] I sintomi dello stress

Lo stress, soprattutto quando diventa una situazione abituale nella nostra vita, può causare una lunga serie di disturbi che possono portare a malattie anche gravi.

Vediamo insieme quali sono i danni derivanti da stress su vari livelli.

Psicologico, emotivo e comportamentale

  • Disturbi d’ansia e attacchi di panico;
  • Disturbi depressivi;
  • Noia e apatia;
  • Disturbi sessuali (disturbo del desiderio, eiaculazione precoce, ecc);
  • Disturbi del sonno;
  • Elevata reazione emotiva agli stimoli (irritabilità, crisi di pianto, ecc..);
  • Perdita di concentrazione;
  • Scarsa motivazione;
  • Confusione mentale e difficoltà a ricordare le cose;
  • Difficoltà ad esprimere concetti e vocaboli conosciuti;
  • Cambiamento nel tono della voce;
  • Senzazione di stanchezza generale;
  • Scarsa capacità decisionale;
  • Iperattività;
  • Riduzione della libido ed eiaculazione precoce;
  • Uso e abuso di sostanze.

Fisico e biologico

  • Diminuzione del funzionamento del sistema immunitario con conseguente facilità a contrarre malattie;
  • Diminuzione del funzionamento del sistema endocrino e influenza dell’attività delle ghiandole endocrine periferiche (surrenali, pancres, reni, tiroide, ecc);
  • Dolori muscolari;
  • Frequente bisogno di urinare;
  • Diabete;
  • Cefalee;
  • Problemi legati all’area polmonare come asma, iperventilazione, senso di soffocamento (sintomi peggiorati dallo stato di ansia);
  • Problemi legati all’area cardiaca come tachicardia, palpitazioni, aritmia, extrasistoli, aumento dell’ipertensione arteriosa, dolore al petto, infarto;
  • Problemi legati all’area gastrointestinale come diarrea, stipsi, dolori addominali, gonfiori, acidità, ulcera gastroduodenale, morbo di Chron;
  • Problemi della pelle: iperidrosi (eccessiva sudorazione), prurito, tricotillomania.

E’ fondamentale non trascurare i danni da stress affinché non evolvano in problematiche molto più serie. La migliore arma è la prevenzione attraverso l’apprendimento di tecniche di gestione dello stress e delle emozioni.

Su PsicologiaBenessere puoi trovare articoli e suggerimenti utili per condurre una vita sana e felice!

Vedi anche articolo: Guarire lo stress con il potere del cuore.

A cura di

 
Dott.ssa Sarah Pederboni
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
 

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mente-corpo

Il modello biosistemico

La Biosistemica è un modello  ad orientamento psicocorporeo  che utilizza un approccio  globale-olistico alla persona con tecniche incentrate sulla relazione,  sull’ascolto profondo, sul contatto emotivo,  sull’approfondimento dei livelli emozionale-cognitivo, sull’attivazione e sul rilassamento.

Questo modello si chiama “Bio” (corpo) “sistemico” (sitema), in quanto combina teorie neurofisiologiche (Laborit, Gellhorn, ecc) e modelli psicologici (Kohut, Stern, ecc) in un’ottica sistemica ed ha come principio fondamentale l’unità mente-corpo.

Avremo così due modalità di accesso alla persona:

  • il canale corporeo
  • il canale mentale

Il modello Biosistemico può essere, quindi, compreso attraverso le sue due componenti  “biologica” e “sistemica” e si basa sull’idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Nello specifico, la tecnica Biosistemica, vede ogni individuo come un sistema in equilibrio dato dall’interazione di sottosistemi organizzati dal più semplice al più complesso (dalle molecole alle funzioni mentali superiori) ed è proprio per questo motivo che nel lavoro clinico è fondamentale il recupero dell’integrazione dei vari sistemi per ritrovare un equilibrio funzionale.

L’emozione riflette lo squilibrio funzionale quando la persona ha difficoltà a riconoscere, esprimere e regolare i propri stati emotivi e vive sentimenti di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc. L’emozione è il prodotto di pensieri, azioni e sensazioni: una disconnessione tra questi tre livelli rappresenta un nodo emozionale.

Il contributo della teoria sistemica favorisce l’integrazione tra sistemi e sottosistemi implicati nei processi fisici, fisiologici e cognitivi: in questo modo è possibile riflettere ed intervenire, non solo sui processi individuali, ma anche su livelli più complessi come le relazioni familiari o professionali fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.

Questo è un aspetto originale del modello: l’approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

Principali teorie di riferimento

 

Teoria dell’inibizione dell’azione di Henri Laborit

Laborit sostiene che il benessere derivi da un equilibrio omeostatico tra la persona è l’ambiente; quando questo equilibrio viene a mancare, si attiva il sistema di attacco/fuga per eliminare l’elemento disturbante. Accanto a queste due modalità, abbiamo il “sistema di inibizione dell’azione” (SIA) che è un antagonista del “sistema dell’azione” (SAA) che abbiamo appena descritto. L’impossibilità di agire seguendo l’emozione, attraverso una reazione di attacco o fuga, se diventa cronica, genera una serie di squilibri psicologici e ormonali che rimangono attivati anche dopo la fine dell’episodio generando problemi al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo, al Sistema Endocrino e a quello Immunitario.

Sistema simpatico e parasimpatico di Ernst Gellhorn

ciclo simpatico/parasimpatico

Ciclo sistema simpatico/parasimpatico

Gellhorn sostiene che il Sistema Nervoso Autonomo debba funzionare alternando le sue due componenti, Sistema Simpatico e Parasimpatico, per garantire la salute fisica e mentale dell’individuo. Il Sistema Simpatico consente l’attivazione dell’azione generando energia, quello Parasimpatico consente l’attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico: se i due sistemi non lavorano in alternanza tra loro, avremo una scarica simultanea che creerà un nodo simpatico/parasimpatico (mancanza di coordinazione a livello psicologico) e un nodo emotivo (malessere e disagio).

Da qui possiamo capire l’importanza della curva energetica della biosistemica e l’importanza del rimbalzo da un sistema all’altro per ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona.

La Biosistemica sostiene che l’inibizione dell’azione emotiva, genera irrimediabilmente una sovrapposizione dei due sistemi, Simpatico e Parasimpatico, che si attiveranno contemporaneamente: uno produrrà energia da utilizzare per combattere o fuggire e, contemporaneamente, l’altro tenderà a portare l’organismo in uno stato di tranquillità rigenerativa.

Regolazione top-down e bottom-up: Paul D. MacLean

La regolazione “top-down” e la regolazione “bottom-up”, hanno come base il concetto di regolazione verticale dei processi di elaborazione dell’esperienza di Paul Mac Lean che divide il cervello in tre livelli: senso-motorio (parte bassa del cervello), affettivo/valutativo (sistema limbico) e cognitivo (cortecce superiori). Questi tre livelli sono interdipendenti l’uno dall’altro e agiscono come una cosa sola. In quest’ottica, avremo due modalità di funzionamento: top-down e bottom-up. La prima inizia nella corteccia e scende fino al livello senso-motorio; la seconda, molto più antica, ha inizio nella parte bassa del cervello e risale fino alla corteccia.

La biosistemica affianca alla modalità top-down, utilizzata nelle terapie classiche, la modalità bottom-up: questo permette di aiutare le persone ad alleviare i sintomi e il dolore del passato riorganizzando il proprio Sé.

Le tecniche di intervento

 

Empatia corporea e sintonizzazione

Tecnica elaborata da M. Stupiggia sulle basi delle ricerche di Stern sulla relazione madre-bambino, consiste nel rispecchiare l’altra persona attraverso i gesti, la postura, l’espressione non verbale, il tono e ritmo della voce, ecc. Questo permette di creare una profondissima sintonizzazione, tra le due persone, che favorisce empatia e fiducia nella relazione.

Ascolto profondo

Con l’espressione “ascolto profondo”, definiamo la capacità di saper ascoltare l’altro senza giudicare e accogliendo il suo disagio senza timore e di far sentire al nostro interlocutore che siamo pronti a condividere la sua sofferenza. Ascoltare profondamente non significa avere sempre la risposta giusta, ma saper accogliere le emozioni dolorose senza sentirci in obbligo di fornire una soluzione o un’interpretazione. Il senso di sollievo generato da una relazione di ascolto profondo, consente di esplorare la sofferenza e di scoprire che al suo interno ci sono delle anche potenzialità positive, cioè possibili soluzioni.

Parole-chiave

Le parole-chiave (che possono essere anche “frasi-chiave”) sono parole speciali e cariche di emotività che le persone inseriscono nelle frasi; per esempio, nella frase “Quando mi hanno detto che avrei perso il lavoro, mi è crollato il mondo addosso!”, la frase-chiave è “crollato il mondo addosso”. Il terapeuta biosistemico, ripetendo la parola-chiave, crea una camera di risonanza in cui dà eco alla carica emotiva.

Gesti-chiave

Sono le parole-chiave del corpo. Sono quei gesti che la persona fa senza rendersene conto, ma che sono carichi di significato emotivo. In questo caso, il terapeuta può rispecchiarli oppure utilizzarli per far emergere l’emozione sottostante.

Frase direzionale

E’ una frase che utilizza il terapeuta per dare una direzione da esplorare: può andare verso una direzione descrittiva, immaginativa o espressiva.

Di solito, questa tecnica, viene utilizzata dopo aver identificato la parola-chiave per esplorare meglio la componente emotiva.

Identificazione verbale

Si utilizza per superare la barriera della vergogna dell’interlocutore quando deve esprimere i propri sentimenti. Il terapeuta compie un’inversione linguistica ed espone le sue idee come se fossero espresse dal cliente. Questa tecnica aumenta l’empatia tra le due persone.

Metacomunicazione

E’ una comunicazione sull’atto di comunicare. Il terapeuta non pone domande dirette, ma chiede chiarimenti sulla frase utilizzata dal cliente. Per esempio, il cliente dice: “Mi sento molto triste”; il terapeuta evita la domanda diretta “Cosa ti ha intristito?”, ponendo invece la domanda: “Vuoi parlarmi di cosa ti ha reso molto triste?”.

Respirazione

Una profonda e corretta respirazione è il punto di partenza per poter entrare in contatto con le emozioni profonde. Il terapeuta ha il compito di “insegnare a respirare” attraverso tecniche che, se utilizzate regolarmente, modificano radicalmente il proprio rapporto con la respirazione e con il vivere l’emotività.

Messa in atto

E’ un metodo di esplorazione nello sviluppo personale che integra approcci come lo psicodramma, la gestalt, la terapia familiare, ecc. La rappresentazione in terapia di scene di vita realmente accadute, è un elemento centrale del progresso personale.

 

Il processo terapeutico: la curva biosistemica

 

Secondo J. Liss, fondatore del modello, per superare la sofferenza, è necessario arrivare a toccarne il fondo in modo tale da poter poi risalire verso uno stato di sollievo che determina l’inizio del cambiamento degli schemi disadattivi: questo processo è chiamato “curva Biosistemica”.

La curva Biosistemica coinvolge e integra diversi livelli corticali e sottocorticali attraverso il corpo e la parola favorendo benessere nella persona.

curva bioenergetica

La curva Biosistemica

L’evoluzione energetica della curva si può dividere in due fasi.

La prima fase si basa sull’approfondimento del problema, sull’esplorazione del vissuto personale e sull’espressione delle emozioni bloccate ed è composta da 5 stadi:

  • Concentrazione: è la fase in cui si crea il rapporto di fiducia tra cliente e terapeuta; il cliente si deve sentire ascoltato, non giudicato e sostenuto mentre il terapeuta deve accettare il vissuto del cliente, i suoi pensieri, le credenze, le emozioni, ecc. E’ la fase in cui il cliente focalizza il centro del problema e ne entra in contatto.
  • Intensificazione: delle emozioni espresse dal cliente durante la seduta, nel qui e ora, fino ad arrivare alla liberazione catartica attraverso particolari tecniche. Accompagnare il cliente nell’intensificazione, lo aiuta a tollerare anche il superamento dei limiti della finestra di tolleranza[1].
  • Approfondimento: è contemporaneo all’intensificazione e consiste nell’approfondimento delle emozioni attraverso vari livelli come immaginazione, sensazione, movimento, emozione, cognitivo, Sè-Altro.
  • Fondo: è il contatto con la parte più intima e dolorosa dell’esperienza emotiva; richiede la capacità di lasciarsi andare che si può raggiungere solo con una relazione di fiducia col terapeuta. L’esperienza di “toccare il fondo”, di solito, è accompagnata da sintomi fisici come tremore, senso di svenimento, movimenti involontari del corpo, cambiamento di respirazione, ecc.
  • Sollievo: rappresenta un’esperienza di transizione tra il dolore appena vissuto e una nuova visione del problema; si manifesta come una sensazione di benessere psico-fisico ed emotivo.

La seconda fase serve a ricostruire e a trovare nuove soluzioni ed è composta da 3 stadi:

  • Nuova iniziativa: è la fase della pianificazione di nuovi obiettivi, vengono attivate le risorse interne per risolvere il problema e si attuano nuovi comportamenti che servono ad apprendere, in modo attivo, nuovi schemi.
  • Nuovo vissuto positivo: è la conseguenza dell’azione data dalla creazione di nuove iniziative; creare un nuovo vissuto positivo serve a costruire dentro di sé significati esistenziali più positivi e funzionali.
  • Benessere e nuove capacità: è la parte finale della curva biosistemica e consiste nell’apprendere la capacità di autoregolare le proprie emozioni e nello sviluppare nuove abilità pratiche per gestire i problemi. A questo punto, il cliente, potrà accedere ad uno stato di benessere globale: benessere corporeo, pensieri positivi, nuovi modi di vedere il rapporto con le altre persone, ecc.

 


[1]   La regolazione emotiva avviene in base alla nostra personale finestra di tolleranza che delimita i confini entro i quali possiamo tollerare una determinata emozione senza compromettere il sistema. Il superamento di questi limiti porta alla disorganizzazione. Oltrepassando il limite superiore, si avrà un’iperattivazione e, al contrario, oltrepassando il limite inferiore si cadrà in uno stato di torpore; in queste zone “esterne” la corteccia viene disattivata e prevalgono reazioni automatiche e riflesse.

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Per iniziare un percorso di psicoterapia corporea:

Dott.ssa Sarah Pederboni
Psicologa Psicoterapeuta Biosistemica
corso Ferrucci 101 – 10138 Torino
Tel. 3929220812
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logo biosistemica
Per maggiori informazioni sul modello e sui corsi di psicoterapia:
S.I.B. Società Italiana di Biosistemica

 

 

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